Home » Fatti dall’Italia e dal mondo » Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Cnn: “Nuova proposta di pace in arrivo”. Trump: “Teheran al collasso”

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Cnn: “Nuova proposta di pace in arrivo”. Trump: “Teheran al collasso”

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Cnn: “Nuova proposta di pace in arrivo”. Trump: “Teheran al collasso”
Foto da Adnkronos

Gli aggiornamenti sul conflitto in Medio Oriente

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 28 aprile 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 28 aprile 2026

Guerra in Iran – martedì 28 aprile 2026: le ultime notizie in diretta
Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 28 aprile 2026.
Inizio diretta: 28/04/26 00:07
Fine diretta: 28/04/26 00:00
Netanyahu: "In corso progetto speciale per contrastare droni Hezbollah"

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato due settimane fa un “progetto speciale” per contrastare la crescente minaccia dei droni di Hezbollah, aggiungendo che “ci vorrà del tempo, ma ce ne occuperemo”. Le dichiarazioni dl premier – scrive il Times of Israel – giungono mentre Hezbollah ha intensificato l’uso di droni esplosivi, provocando ripetuti allarmi nelle comunità del nord di Israele negli ultimi giorni.

Libano: Israele, 'non può parlare di sovranità finché Hezbollah controlla territorio'

L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che il Libano “non può parlare di sovranità finché Hezbollah controlla il territorio senza ostacoli e continua a sparare contro i civili israeliani”. Danon ha rilasciato queste dichiarazioni durante una discussione sulla situazione in Medio Oriente, in cui ha criticato il comportamento della comunità internazionale: “Se il Consiglio di Sicurezza vuole davvero aiutare, dovrebbe porre al governo libanese domande semplici: quante armi di Hezbollah sono state sequestrate, quali tunnel sono stati distrutti e cosa si sta facendo per fermare il contrabbando di armi dall’Iran”.

Libano: ministro Esteri, 'da negoziati diretti con Israele vogliamo cessate fuoco duraturo'

“Lo Stato libanese ha deciso di entrare in negoziati diretti” con Israele con l’obiettivo di “raggiungere un cessate il fuoco duraturo” e ottenere il “completo ritiro israeliano dal terrotorio libanese”. È quanto ha scritto in un post su X il capo della diplomazia libanese, Youssef Raggi, riferendo di aver avuto un colloquio telefonico con il vicepremier e ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sirkoski, al quale ha ribadito la posizione di Beirut.

Sikorski, si legge nel post di Raggi, ha assicurato il “pieno sostegno” della Polonia al Paese dei Cedri, insistendo su “integrità teritoriale e sovranità” del Libano. “Abbiamo parlato anche – prosegue il capo della diplomazia libanese – della fase post-Unifil e di possibili meccanismi per un’alternativa”.

Negli USA cresce ancora il prezzo della benzina, nuovo picco

I prezzi della benzina negli Stati Uniti continuano a salire: secondo, l’AAA, ieri il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è salito di oltre 6 centesimi, attestandosi a 4,18 dollari al gallone (un gallone equivale a 3,785 litri, ndr). Rispetto al 28 febbraio, l’aumento medio è di 1,19 dollari. Lo conferma il Wall Street Journal, che sottolinea che a soffrire maggiormente sono gli Stati del Midwest.

 

Cnn: "In arrivo nuova proposta di pace di Teheran"

I mediatori in Pakistan attendono nei prossimi giorni una proposta rivista da parte dell’Iran per mettere fine alla guerra, dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha fatto sapere di non voler accettare una versione precedente del piano che gli era stato sottoposto. Lo confermano alla Cnn fonti vicine al negoziato, secondo cui il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è atteso oggi a Teheran per nuove consultazioni.

Difficili le comunicazioni con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, in una località segreta. Un dato che rallenta ulteriormente i negoziati. Sui social Trump sostiene che l’Iran avrebbe informato gli Stati Uniti di trovarsi in uno “stato di collasso” e di necessitare di velocizzare la riapertura di Hormuz.

Sale ancora il bilancio delle vittime in Libano

In Libano sono 2.534 i morti e 7.863 i feriti dal 2 marzo. Lo conferma il bilancio aggiornato del Ministero della Salute di Beirut, come riporta l’agenzia libanese Nna.

 

Le risposte di Hezbollah a Israele

Hezbollah sostiene di aver colpito un bulldozer militare israeliano nella città di Bint Jbeil, nel sud del Libano mentre stava demolendo delle case. Lo ha reso noto nel pomeriggio il Partito di Dio, aggiungendo che il mezzo delle Idf è stato bersagliato con un drone carico di esplosivo.

Non ci sono ancora commenti immediati da parte delle Forze di Difesa Israeliane.

 

Ancora in rialzo i prezzi del petrolio

I prezzi del petrolio sono in rialzo. A Londra il Brent si attesta a 104,52 dollari al barile (+2,75%). A New York il Wti si attesta a 100,04 dollari (+3,79%).

 

Superpetroliera legata al Giappone ha attraversato lo Stretto di Hormuz

Per la prima volta dall’inizio della crisi in Medio Oriente, una superpetroliera collegata al Giappone ha attraversato lo Stretto di Hormuz, uno degli snodi energetici più importanti al mondo. La nave, identificata come la Idemitsu Maru, ha ripreso la navigazione nella tarda serata di ieri dopo essere rimasta ferma per oltre una settimana a nord-ovest di Abu Dhabi.

Secondo i dati di tracciamento navale, la superpetroliera si è poi diretta verso lo stretto, modificando brevemente la rotta in prossimità delle isole iraniane di Qeshm e Larak prima di proseguire. A bordo trasporta circa due milioni di barili di greggio, caricati a marzo nel terminal saudita di Juaymah. La nave, battente bandiera di Panama e gestita da una società giapponese legata al gruppo di raffinazione Idemitsu Kosan, nelle scorse ore ha completato il passaggio attraverso il corridoio marittimo. Lo riporta Adnkronos.

 

Condanne in Bahrein

In Bahrein cinque persone, tre cittadini del Paese e due afghani, sono state condannate all’ergastolo con l’accusa di aver collaborato con l’Iran per pianificare “atti di terrorismo e atti ostili” nel regno, monitorando per l’Iran “strutture cruciali”. “Il reato di collusione con entità straniere ostili al regno del Bahrein costituisce uno dei reati più gravi contro la sicurezza nazionale”, si legge in un comunicato della Procura. Un sesto imputato, cittadino del Bahrein, è stato assolto.

 

Qatar contro il blocco navale

Il Qatar si schiera contro il blocco navale degli USA nello Stretto di Hormuz. A dichiararlo Majed al-Ansari, portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, nel corso di una conferenza stampa.

”La nostra posizione è stata chiara fin dal primo giorno. Qualsiasi conflitto nella regione deve essere risolto al tavolo delle trattative. Abbiamo creduto nel processo negoziale, lo abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere una soluzione diplomatica”, ha aggiunto al-Ansari.

 

Il Mossad e le operazioni "rivoluzionarie" in Iran (e non solo)

Il Mossad ha penetrato “il nucleo dei segreti del nemico” e ha condotto operazioni “rivoluzionarie” in Iran e oltre. Lo annuncia il direttore dell’intelligence esterna israeliana, David Barnea, durante una cerimonia per onorare le missioni condotte lo scorso anno.

“Abbiamo ottenuto informazioni strategiche e tattiche al cuore dei segreti del nemico – aggiunge -. Abbiamo dimostrato nuove e rivoluzionarie capacità operative nei Paesi target”. Barnea rivendica le operazioni che hanno permesso all’esercito israeliano “di superare i confini in Libano e Iran”. Nonostante ciò – conclude – “le minacce continuano” e avverte: “Quando identificheremo una minaccia, agiremo con tutta la forza”.

Iran, prima nave carica di gas naturale liquefatto lascia il Golfo

Una nave metaniera, con il suo carico di gas naturale liquefatto, ha attraversato lo Stretto di Hormuz per la prima volta da inizio guerra. Lo riferisce la società di monitoraggio marittimo Kpler secondo cui la nave metaniera Mubaraz, controllata dalla compagnia petrolifera nazionale emiratina Adnoc, avrebbe lasciato il Golfo con il suo carico di 132.890 metri cubi di GNL a bordo, stoccati lo scorso 2 marzo nel porto di Das Island, negli Emirati Arabi Uniti.

 

"Sforzi intensi" da Aoun per evitare incontro con Netanyahu

L’ufficio del presidente libanese sta conducendo “sforzi e contatti intensi” con Washington per evitare il “calice avvelenato” di un incontro tra il presidente Joseph Aoun e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, annunciato nei giorni scorsi da Donald Trump. Lo scrive il quotidiano libanese Nidaa al-Watan, citando fonti a conoscenza di questi contatti, come rilancia l’israeliano Haaretz.

 

Iran pronto a condividere le capacità di difesa con i Paesi Sco

L’Iran è pronto a condividere le sue capacità in materia di armamenti difensivi con “i Paesi indipendenti, in particolare i membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco)”. Lo dichiara il viceministro della Difesa iraniana per lo sviluppo gestionale e la pianificazione strategica, il generale di brigata Reza Talaei-Nik in Kirghizistan. Lo riferisce l’agenzia Fars.

Il vice ministro della Difesa iraniano ha avuto incontri separati con i ministri della Difesa di Kirghizistan, Russia, Pakistan e Bielorussia, tutti Stati membri della Sco.

 

Netanyahu torna in tribunale

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu torna in tribunale per essere ascoltato nel processo a suo carico per frode e corruzione. Si tratta della prima testimonianza di Netanyahu dal 24 febbraio, dopo una ”pausa” di oltre due mesi dovuta alla guerra contro l’Iran, ricorda il Times of Israel. Non è stata concessa la grazia.

Iran: "Gli USA non possono imporre la loro politica"

“Gli Stati Uniti non sono più nella posizione di imporre la loro politica a nazioni indipendenti”. Lo dichiara il portavoce del ministero della Difesa iraniano, Reza Talaei-Nik. Washington, ha poi aggiunto, dovrebbe “accettare che deve abbandonare le sue richieste illegali e irragionevoli“.

 

Due sldati feriti in Libano

Due soldati delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) sono rimasti feriti, uno gravemente, in un attacco con droni esplosivi condotto da Hezbollah nel sud del Libano. Entrambi i soldati sono stati trasferiti in ospedale.

 

Attenzione alla minaccia Hayi

L’intelligence tedesca ha rilevato in Germania e in altri Paesi europei un aumento del livello di minaccia da parte di estremisti filo-iraniani, in particolare del gruppo “Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya” (Hayi). Lo riferisce l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV) tedesca in risposta a una richiesta del quotidiano Handelsblatt.

“La novità sta nell’avvertimento di Hayi secondo cui non si limiterà più ad attacchi ‘semplici’, ma prevederà anche mezzi più pericolosi”, ha spiegato l’agenzia di intelligence. “L’organizzazione utilizza diversi canali della sfera estremista sciita e filo-iraniana su varie piattaforme di social media per diffondere informazioni sulle proprie attività”, dichiara la BfV.

 

Rincari, prezzo petrolio Brent sale a 110 dollari

Il prezzo del petrolio Brent, benchmark europeo, è aumentato di quasi l’1,6%, superando i 110 dollari al barile prima dell’apertura dei mercati azionari europei. Nel frattempo, il prezzo del petrolio West Texas Intermediate (Wti), benchmark statunitense, è aumentato di quasi l’1,7%, raggiungendo i 97,98 dollari al barile.

 

Democratici Usa forzano voto al Senato su limitazione poteri di guerra di Trump

I Democratici Usa forzeranno questa settimana il sesto voto al Senato federale su una risoluzione volta a limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump nell’ambito del conflitto con l’Iran. Ad annunciarlo è stato il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, che ha definito il conflitto una “guerra di scelta” e ha accusato Trump di aver trascinato il Paese in un conflitto irresponsabile e impopolare. La risoluzione mira a riaffermare il ruolo costituzionale del Congresso, cui spetta il potere esclusivo di dichiarare guerra, e a impedire ulteriori operazioni militari contro l’Iran senza una preventiva autorizzazione parlamentare. Dall’inizio del conflitto con l’Iran il 28 febbraio scorso i Democratici hanno tentato più volte senza successo di imporre limiti all’azione militare dell’amministrazione Trump con diversi voti sia al Senato sia alla Camera dei rappresentanti.

Iran, governo valuta richiesta Usa di riaprire i negoziati

Le autorità dell’Iran hanno confermato di essere impegnate a esaminare una richiesta degli Stati Uniti per riavviare i negoziati, segnalando un possibile cambiamento di tono da parte di Washington dopo settimane di forte tensione. Una conferma in tal senso è giunta anche dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita ufficiale in Russia. Teheran, tuttavia, non ha ancora fornito una risposta formale. Secondo funzionari iraniani citati dall’emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera, il riavvio del dialogo dovrà essere preceduto in ogni caso dalla fine del conflitto in corso e da garanzie concrete che il Paese non subirà nuovi attacchi da parte degli Stati Uniti. Alla base dello stallo resta la questione nucleare.

Usa, Trump scettico su proposta Iran

Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull’offerta dell’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l’offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull’azione in buona fede dell’Iran e sull’intenzione di Teheran di mettere fine all’arricchimento dell’uranio e impegnarsi a non sviluppare l’arma nucleare.

Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano: le ultime notizie

“Via il blocco navale e dopo parliamo di uranio”. Questa in sostanza il senso della nuova proposta che l’Iran ha presentato agli Stati Uniti per far ripartire i negoziati. Teheran accende i riflettori sullo Stretto di Hormuz e chiede la rimozione del blocco navale americano per porre fine alla guerra. Poi, una volta cessate le ostilità, la Repubblica islamica sarà disposta a discutere del proprio programma nucleare, priorità assoluta per Donald Trump.

La proposta

L’offerta iraniana, recapitata domenica al Pakistan che svolge il ruolo di mediatore, quindi, è la seconda nel giro di poche ore: la prima, che non è nota nel dettaglio, è stata respinta da Washington. Teheran aspetta un segnale e intanto gioca su più tavoli con l’obiettivo di mantenere un ruolo centrale nella gestione dello Stretto di Hormuz. 

La proposta inviata a Trump prevede anche l’ipotesi di un pedaggio di 2 milioni che le petroliere verserebbero al regime per attraversare acque internazionali: inconcepibile per gli Usa e non solo. Il meccanismo viene osteggiato dall’Oman, che si affaccia sulla parte meridionale dello Stretto, e dai Paesi arabi della regione.

Araghchi da Putin

In una fase estremamente fluida, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha trovato il tempo di volare in Russia dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.

“Gli americani non hanno raggiunto nessun obiettivo, ecco perché ora vogliono trattare. Stiamo riflettendo”, ha detto il numero 1 della diplomazia presentando un quadro totalmente sbilanciato a favore di Teheran e parlando di “basi ottime” per la cooperazione con Mosca. Dal canto suo, “La Russia farà tutto il possibile per l’interesse dei paesi della regione al fine di portare la pace il prima possibile”, ha detto Putin, rivelando di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. L’asse Teheran-Mosca, ha detto il leader del Cremlino, è più saldo che mai nel momento cruciale della crisi in Medioriente.

Nelle stesse ore, alla Casa Bianca, Trump si è riunito con il suo team per valutare la situazione e l’eventuale ripresa del dialogo. Il presidente, come è noto, nel weekend ha annullato il viaggio dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner: avrebbero dovuto recarsi in Pakistan per incontrare Araghchi , ma Trump ha cancellato tutto. “Se l’Iran vuole parlare, ci chiami”, ha detto il presidente. E il messaggio da Teheran, sotto forma di proposta, è arrivato. La risposta? “La sentirete direttamente dal presidente, molto presto”, ha detto Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, nel briefing di ieri.

Un primo segnale è arrivato dal segretario di Stato, Marco Rubio. “Quello che intendono per apertura dello Stretto è: sì, lo Stretto è aperto a patto che vi coordiniate con l’Iran, otteniate il nostro permesso, oppure vi facciamo saltare in aria e ci pagate. Questa non è un’apertura. Si tratta di acque internazionali. Non possono normalizzare, e noi non possiamo tollerare che cerchino di farlo, un sistema in cui sono gli iraniani a decidere chi può accedervi”.

La linea rossa di Trump

L’obiettivo di Trump, che rivendica la vittoria militare contro la Repubblica islamica, è lo smantellamento del programma nucleare iraniano. Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Per arrivare alla soglia del 90%, necessaria per l’impiego del materiale in ambito bellico, mancano pochi passaggi relativamente semplici e rapidi.

Gli Usa chiedono lo stop decennale del protocollo e la consegna dell’uranio. L’Iran risponde proponendo una sospensione di 5 anni a cui seguirebbe, per un periodo analogo, uno sviluppo ‘soft’ in ambito esclusivamente civile. L’uranio verrebbe diluito: metà delle scorte sarebbero sottoposte al monitoraggio internazionale e metà verrebbero consegnate alla Russia. Per Trump, però, non se ne parla: ipotesi bocciata, la linea rossa è chiarissima.

Il presidente americano appare poco incline a concessioni. D’altra parte, è convinto che l’intera industria petrolifera iraniana andrà rapidamente in crisi per saturazione: “Perdono 500 milioni di dollari al giorno, estraggono petrolio che non possono caricare sulle navi. Se le infrastrutture saltano, ci vorranno anni per ricostruire”. Teheran deve fare i conti anche con il rischio di carenza di beni di prima necessità: la guerra ha ridotto drasticamente le capacità produttive interne, il blocco navale strangola le importazioni dal Golfo Persico e le rotte commerciali alternative – via terra da Turchia e Pakistan e via Mar Caspio dalla Russia – non bastano per riequilibrare la bilancia.