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Guerra in Iran, le ultime news in diretta | La proposta di Teheran a Trump: “Apri Hormuz, poi colloqui sul nucleare”

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | La proposta di Teheran a Trump: “Apri Hormuz, poi colloqui sul nucleare”

Gli aggiornamenti sul conflitto in Medio Oriente

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 28 aprile 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 28 aprile 2026

Guerra in Iran – martedì 28 aprile 2026: le ultime notizie in diretta
Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 28 aprile 2026.
Inizio diretta: 28/04/26 00:07
Fine diretta: 28/04/26 00:00
Democratici Usa forzano voto al Senato su limitazione poteri di guerra di Trump

I Democratici Usa forzeranno questa settimana il sesto voto al Senato federale su una risoluzione volta a limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump nell’ambito del conflitto con l’Iran. Ad annunciarlo è stato il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, che ha definito il conflitto una “guerra di scelta” e ha accusato Trump di aver trascinato il Paese in un conflitto irresponsabile e impopolare. La risoluzione mira a riaffermare il ruolo costituzionale del Congresso, cui spetta il potere esclusivo di dichiarare guerra, e a impedire ulteriori operazioni militari contro l’Iran senza una preventiva autorizzazione parlamentare. Dall’inizio del conflitto con l’Iran il 28 febbraio scorso i Democratici hanno tentato più volte senza successo di imporre limiti all’azione militare dell’amministrazione Trump con diversi voti sia al Senato sia alla Camera dei rappresentanti.

Iran, governo valuta richiesta Usa di riaprire i negoziati

Le autorità dell’Iran hanno confermato di essere impegnate a esaminare una richiesta degli Stati Uniti per riavviare i negoziati, segnalando un possibile cambiamento di tono da parte di Washington dopo settimane di forte tensione. Una conferma in tal senso è giunta anche dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita ufficiale in Russia. Teheran, tuttavia, non ha ancora fornito una risposta formale. Secondo funzionari iraniani citati dall’emittente televisiva in lingua araba Al Jazeera, il riavvio del dialogo dovrà essere preceduto in ogni caso dalla fine del conflitto in corso e da garanzie concrete che il Paese non subirà nuovi attacchi da parte degli Stati Uniti. Alla base dello stallo resta la questione nucleare.

Usa, Trump scettico su proposta Iran

Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull’offerta dell’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l’offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull’azione in buona fede dell’Iran e sull’intenzione di Teheran di mettere fine all’arricchimento dell’uranio e impegnarsi a non sviluppare l’arma nucleare.

Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano: le ultime notizie

“Via il blocco navale e dopo parliamo di uranio”. Questa in sostanza il senso della nuova proposta che l’Iran ha presentato agli Stati Uniti per far ripartire i negoziati. Teheran accende i riflettori sullo Stretto di Hormuz e chiede la rimozione del blocco navale americano per porre fine alla guerra. Poi, una volta cessate le ostilità, la Repubblica islamica sarà disposta a discutere del proprio programma nucleare, priorità assoluta per Donald Trump.

La proposta

L’offerta iraniana, recapitata domenica al Pakistan che svolge il ruolo di mediatore, quindi, è la seconda nel giro di poche ore: la prima, che non è nota nel dettaglio, è stata respinta da Washington. Teheran aspetta un segnale e intanto gioca su più tavoli con l’obiettivo di mantenere un ruolo centrale nella gestione dello Stretto di Hormuz. 

La proposta inviata a Trump prevede anche l’ipotesi di un pedaggio di 2 milioni che le petroliere verserebbero al regime per attraversare acque internazionali: inconcepibile per gli Usa e non solo. Il meccanismo viene osteggiato dall’Oman, che si affaccia sulla parte meridionale dello Stretto, e dai Paesi arabi della regione.

Araghchi da Putin

In una fase estremamente fluida, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha trovato il tempo di volare in Russia dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.

“Gli americani non hanno raggiunto nessun obiettivo, ecco perché ora vogliono trattare. Stiamo riflettendo”, ha detto il numero 1 della diplomazia presentando un quadro totalmente sbilanciato a favore di Teheran e parlando di “basi ottime” per la cooperazione con Mosca. Dal canto suo, “La Russia farà tutto il possibile per l’interesse dei paesi della regione al fine di portare la pace il prima possibile”, ha detto Putin, rivelando di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. L’asse Teheran-Mosca, ha detto il leader del Cremlino, è più saldo che mai nel momento cruciale della crisi in Medioriente.

Nelle stesse ore, alla Casa Bianca, Trump si è riunito con il suo team per valutare la situazione e l’eventuale ripresa del dialogo. Il presidente, come è noto, nel weekend ha annullato il viaggio dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner: avrebbero dovuto recarsi in Pakistan per incontrare Araghchi , ma Trump ha cancellato tutto. “Se l’Iran vuole parlare, ci chiami”, ha detto il presidente. E il messaggio da Teheran, sotto forma di proposta, è arrivato. La risposta? “La sentirete direttamente dal presidente, molto presto”, ha detto Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, nel briefing di ieri.

Un primo segnale è arrivato dal segretario di Stato, Marco Rubio. “Quello che intendono per apertura dello Stretto è: sì, lo Stretto è aperto a patto che vi coordiniate con l’Iran, otteniate il nostro permesso, oppure vi facciamo saltare in aria e ci pagate. Questa non è un’apertura. Si tratta di acque internazionali. Non possono normalizzare, e noi non possiamo tollerare che cerchino di farlo, un sistema in cui sono gli iraniani a decidere chi può accedervi”.

La linea rossa di Trump

L’obiettivo di Trump, che rivendica la vittoria militare contro la Repubblica islamica, è lo smantellamento del programma nucleare iraniano. Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Per arrivare alla soglia del 90%, necessaria per l’impiego del materiale in ambito bellico, mancano pochi passaggi relativamente semplici e rapidi.

Gli Usa chiedono lo stop decennale del protocollo e la consegna dell’uranio. L’Iran risponde proponendo una sospensione di 5 anni a cui seguirebbe, per un periodo analogo, uno sviluppo ‘soft’ in ambito esclusivamente civile. L’uranio verrebbe diluito: metà delle scorte sarebbero sottoposte al monitoraggio internazionale e metà verrebbero consegnate alla Russia. Per Trump, però, non se ne parla: ipotesi bocciata, la linea rossa è chiarissima.

Il presidente americano appare poco incline a concessioni. D’altra parte, è convinto che l’intera industria petrolifera iraniana andrà rapidamente in crisi per saturazione: “Perdono 500 milioni di dollari al giorno, estraggono petrolio che non possono caricare sulle navi. Se le infrastrutture saltano, ci vorranno anni per ricostruire”. Teheran deve fare i conti anche con il rischio di carenza di beni di prima necessità: la guerra ha ridotto drasticamente le capacità produttive interne, il blocco navale strangola le importazioni dal Golfo Persico e le rotte commerciali alternative – via terra da Turchia e Pakistan e via Mar Caspio dalla Russia – non bastano per riequilibrare la bilancia.