Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di giovedì 4 giugno 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 4 giugno 2026
Punti chiave
- Libano, media: da Hezbollah sì a tregua se Israele cessa ostilità
- Tajani: "Con Barrot incontro molto positivo su Libano"
- Libano, Beirut: "Oltre 3500 morti, 10.700 feriti in attacchi Israele dal 2 marzo"
- Qassem: "Fine guerra solo con il ritiro di Israele"
- Tajani: "Ambasciatore Israele? Non devo commentare le sue parole"
- Il pronipote di Khomeini: "No ai compromessi con gli USA"
- Hezbollah e il rifiuto del cessate il fuoco
- Blocco statunitense dei porti iraniani, il bilancio del CENTCOM
- Araghchi: "Ero nell'ufficio di Khamenei quando è stato ucciso"
- Iran, preoccupazione per il mancato accesso ai siti nucleari
Hezbollah sembrerebbe aver accettato un cessate il fuoco in Libano, sebbene i dettagli di questo accordo rimangano poco chiari. Questo quanto riferito ad Haaretz da una fonte libanese non coinvolta nei colloqui ma informata sulla questione da alti funzionari libanesi. “Hanno più o meno accettato di cessare le ostilità se Israele lo farà”, ha affermato la fonte, sottolineando peraltro come sia forte in Libano la preoccupazione per la potenziale fragilità del cessate il fuoco, anche in considerazione della situazione politica israeliana e delle imminenti elezioni del 2026. Preoccupa anche il rischio che il presidente statunitense Donald Trump possa essere distratto da altri eventi nei prossimi mesi, ha aggiunto. Sempre oggi, una fonte israeliana, citando rappresentanti libanesi, ha riferito ad Haaretz che Hezbollah avrebbe accettato i termini del cessate il fuoco. In un discorso tenuto oggi, il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha però respinto l’idea di una tregua.
“L’incontro bilaterale che c’è stato, è stato molto positivo. Abbiamo affrontato i temi del Libano, dello stretto di Hormuz. Abbiamo una visione molto vicina: portare la pace in Medio Oriente”. Ad affermarlo il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani nel corso di una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot al termine del Comitato di Cooperazione Frontaliera che si e’ svolta al Forte di Bard. “Anche in Ucraina siamo impegnati a sostenere Kiev politicamente, da un punto di vista di forniture militari, da un punto di vista del sostegno politico, di nuove sanzioni alla Russia. Da questo punto di vista c’è una identità di vedute sulla strategia complessiva”, ha aggiunto Tajani che poi, a margine, interpellato su cosa puo’ fare Italia per la situazione in Libano ha osservato: “L’Italia può fare qualcosa di concreto. Oltre alla presenza dell’Unifil c’è una missione militare italiana che si occupa della formazione dell’esercito libanese. Noi siamo pronti a fare ancora di più, l’ho detto a Rubio e al ministro degli esteri libanese, siamo pronti a collaborare per cercare di intercettare e bloccare i finanziamenti illeciti che arrivano a Hezbollah”.
Quanto alla riunione del Comitato, Tajani ha spiegato “e’ stata una riunione molto positiva, abbiamo ascoltato idee opposte, richieste e soluzioni di problemi. Il tema dei trasporti richiede ancora qualche azione da parte dei governi. Per il trasporto ferroviario ci sono alcune parti dove per duecento metri di mancanza di energia elettrica non si può avere il passaggio dall’Italia alla Francia. Ci sono poi altri problemi che riguardano la necessità di una maggiore collaborazione fra Ventimiglia e Mentone, per cui si sta lavorando per migliorarne il collegamento e anche per la formazione di ferrovieri che parlano le due lingue. L’idea – ha concluso – potrebbe essere di dare vita alla sede del Comitato di coordinamento transfrontaliero fra Mentone e Ventimiglia, per segnare anche plasticamente la necessità e l’impegno a lavorare insieme”.
Almeno 3.526 persone sono state uccise negli attacchi israeliani in Libano dal 2 marzo. Altre 10.733 persone sono rimaste ferite dalla stessa data. A darne notizia è il ministero della Salute libanese, ricordando che più di un milione di libanesi sono sfollati a causa della guerra tra Israele e Hezbollah.
Una vera tregua e un cessate il fuoco vero saranno possibili solo in caso di ritiro delle truppe di Israele dal Libano. Lo ribadisce il leader di Hezbollah, Naïm Qassem, citato dai media iraniani.
“Non devo rispondere a un ambasciatore, rispondo ai ministri. Non devo commentare le parole di un ambasciatore”. Così il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani in merito alle dichiarazioni dell’ambasciatore israeliano a Roma, Jonatahn Peled, che ieri aveva parlato di “divergenze” con il titolare della Farnesina, a margine della terza riunione del Comitato di cooperazione frontaliera italo-francese.
“Non c’è alcun motivo per cui l’Iran debba cedere sulle sue posizioni” e “scendere a compromessi con gli Stati Uniti”. A dichiararlo, in un’intervista alla Cnn, è il pronipote del fondatore della Repubblica islamica dell’Iran Ruhollah Khomeini, Seyyed Ahmad Khomeini. “D’ora in poi, dovreste chiederci come potremmo mai tornare a fidarci degli Stati Uniti”, aggiunge a margine di una cerimonia in commemorazione della morte del bisnonno.
“L’Iran non si è mai sottratto al dialogo. Anche quando è stato attaccato nel bel mezzo dei negoziati, l’Iran è rimasto fermo sulle sue posizioni ed è tornato al tavolo delle trattative”, dice, sottolineando però che in caso sia necessario “l’Iran è pronto a rispondere con la resistenza, con la guerra o con i missili”. E conclude: “Non abbiamo mai nutrito ostilità nei confronti del popolo statunitense. La nostra ostilità è stata verso i politici statunitensi, e tale rimarrà”.
Naïm Qassem, figura leader di Hezbollah, definisce “vergognosi” i negoziati tra Israele e Libano e indica nel cessate il fuoco annunciato nelle scorse ore un passo nel “piano per annientare una parte della popolazione libanese”.
Il CENTCOM annuncia che 127 imbarcazioni commerciali sono state deviate e altre sei fermate nell’ambito del blocco statunitense dei porti iraniani. Altre 36 imbarcazioni per la fornitura di aiuti umanitari, invece, sono state lasciate passare. Continua il blocco in attesa di una riapertura definitiva e completa dello Stretto di Hormuz.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si trovava nell’edificio dove c’era l’ufficio della Guida suprema Ali Khamenei il 28 febbraio, quando il leader iraniano è stato ucciso in un raid di Israele e Stati Uniti. Lo racconta lo stesso Araghchi, intervistato dall’emittente libanese al-Mayedeen, affiliata a Hezbollah. “Mentre cercavo di uscire dalle macerie tutti i miei pensieri erano rivolti al fatto che fosse stato colpito o meno” Khamenei, la cui morte ha rappresentato “una ferita profonda per la nazione” iraniana, ma anche la possibilità di mostrare “resistenza”.
“Dopo essere tornato dai negoziati di Ginevra venerdì (27 febbraio, ndr), sabato alle 9 del mattino mi sono recato nel suo ufficio per presentargli il mio rapporto sui negoziati e l’atmosfera che si era creata, che aveva reso più probabile la possibilità di una guerra”, spiega il ministro degli Esteri iraniano. “L’edificio in cui ci trovavamo è stato preso di mira, ma l’ala in cui eravamo è rimasta intatta”. Araghchi ha confermato anche che dopo il raid era “estremamente preoccupato per quello che era successo al leader, fino a quando non è stata confermata la notizia del suo martirio”.
L’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, esprime “preoccupazione” per il mancato accesso dei suoi ispettori ai siti nucleari in Iran, avvertendo il rischio di una “proliferazione” nucleare. Lo si legge in un rapporto elaborato dall’Aiea, che invita l’Iran a una collaborazione costruttiva con l’Agenzia.
L’esercito libanese inizierà a dispiegarsi “in alcune zone pilota” nel sud del Paese. Lo conferma il primo ministro Nawaf Salam, all’indomani della notizia di un accordo sul cessate il fuoco tra Libano ed Israele raggiunto a Washington.
L’accordo, respinto da Hezbollah, prevede proprio l’istituzione di “zone pilota” controllate esclusivamente dall’esercito dopo il ritiro israeliano da alcune parti del sud del Libano. “Il prossimo passo è pratico e concreto: lo schieramento dell’esercito libanese nelle zone pilota come prima fase”, afferma Salam. Secondo il primo ministro, “questo non pregiudica il nostro diritto a un ritiro completo (di Israele, ndr), ma ci avvicina a questo obiettivo”.
“Non ci sarà pace nella regione” senza il ritiro israeliano dal Libano. Lo afferma il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica, in una dichiarazione citata dall’agenzia Tasnim. “La nostra condizione preliminare per accettare un cessate il fuoco nella guerra regionale è stata quella di un cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso il Libano. Il nemico deve cessare con urgenza i suoi attacchi contro il popolo libanese, ritirarsi immediatamente oltre i confini internazionali evacuando i territori occupati del Libano e riconoscere l’integrità territoriale del Libano”, dichiarano i Pasdaran.
“Sosteniamo il cessate il fuoco tra Libano e Israele e tutto ciò che contribuisce a ristabilire la pace, a contrastare le attività terroristiche e a consolidare pienamente la sovranità e l’integrità territoriale del Libano”. A dichiararlo, dal Montenegro, è stato il presidente francese Emmanuel Macron.
“La Francia, naturalmente, resta a disposizione, come lo è sempre stata, per proseguire su questa strada. È stato istituito un meccanismo di coordinamento in cui Stati Uniti e Francia collaborano. Affinché il cessate il fuoco sia autentico, questo meccanismo deve essere riattivato per monitorarne e verificarne l’attuazione”, aggiunge.
“Il nord di Israele non sarà al sicuro finché i villaggi libanesi saranno bombardati”. A dirlo è il leader di Hezbollah, Naïm Qassem. Le aree israeliane oltre confine rimarranno sotto minaccia finché la popolazione e i villaggi libanesi saranno oggetto di attacchi da parte dell’esercito israeliano.
L’accordo di Washington tra Libano e Israele è “una capitolazione e una sconfitta“. Ad affermarlo il leader di Hezbollah Naïm Qassem invitando il Libano a “porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati” con Israele.
Coordinato con l’Iran il rifiuto, da parte di Hezbollah, dell’accordo sul cessate il fuoco in Libano raggiunto a Washington tra la delegazione israeliana e quella libanese. Lo scrive Haaretz citando una propria fonte libanese vicina al governo di Beirut. Per Teheran, infatti, il cessate il fuoco in Libano è una condizione da inserire nell’accordo tra Iran e Stati Uniti. Secondo la fonte, non è possibile raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e Israele senza il consenso interno libanese. Inoltre, ha aggiunto, la posizione di Hezbollah sui negoziati è orientata verso la sfera politica interna ed è inaccettabile per Hezbollah accettare condizioni di tregua che equivalgano ad ammettere la sconfitta.
“Hezbollah non ammetterà la sconfitta, non annuncerà il disarmo e non accetterà di ritirarsi. Ma ciò che determinerà gli sviluppi sul campo sarà se, in una prima fase, verrà dato l’ordine ai vertici militari di non attaccare gli insediamenti israeliani e se verrà raggiunto un accordo per non attaccare le forze armate israeliane”, commenta la fonte.
Sarebbero stati i miliziani di Hezbollah a sparare colpi di mortaio contro una base dell’Unifil nel sud del Libano. Secondo quanto dichiara un portavoce delle Idf, le dorze di difesa israeliane, lo confermerebbe “la traiettoria del lancio”. I colpi sarebbero partiti dalla “zona di Qotrani“. L’attacco è costato la vita a un sergente maggiore serbo e ha ferito due soldati.
Non tarda ad arrivare la risposta di Donald Trump al voto della Camera che invoca lo stop ai raid e la limitazione dei poteri di guerra del presidente degli USA: “Con un voto senza significato, ieri la Camera ha votato, quattro cattivi repubblicani e tutti i democratici, per limitare i miei poteri di guerra, proprio nel mezzo dei miei negoziati finali per mettere fine alla guerra con l’Iran”.
“Chi farebbe una cosa così poco patriotica? Sanno a che punto stanno i negoziati, i democratici sono spinti dalla Trump Derangement Syndrome – continua il presidente -. Preferirebbero vedere il Paese fallire invece di darmi un’altra delle mie tante vittorie. Per i quattro repubblicani, è tutta un’altra storia: sono in cerca di attenzione, dovrebbero vergognarsi”.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez esprime “ferma condanna” per l’attacco “contro la base spagnola Miguel de Cervantes” in Libano che ha causato “la morte di un membro delle forze speciali serbe (Caschi Blu) e il ferimento di due spagnoli”. Il premier spagnolo ribadisce il sostegno “a coloro che rischiano la vita per difendere la pace sotto la bandiera delle Nazioni Unite” e la necessità di un cessate il fuoco definitivo. “La pace è l’unico futuro possibile”, conclude.
“Continuiamo a dire che l’unica via da seguire, se si vuole raggiungere la pace è quella del dialogo e della diplomazia. Bene ieri l’accordo raggiunto tra Israele e il Libano negli Stati Uniti: ora quell’accordo deve essere rispettato. Hezbollah ha una grandissima responsabilità e annuncia già che non vuole rispettarlo, ma si deve adeguare alle decisioni del Governo legittimo del Libano che sta tutelando nel modo migliore possibile l’integrità territoriale di quel Paese”. A dirlo è il ministro degli Esteri e vicepremier italiano Antonio Tajani.
“Vogliamo che Hezbollah smetta di provocare Israele lanciando missili e colpendo la popolazione civile. Naturalmente Israele non deve cadere nelle provocazioni Hezbollah, ma questo non è certamente facile, quindi ben venga la mediazione statunitense, che sosteniamo”, aggiunge.
E ancora: “Vogliamo che siano le forze armate regolari libanesi a tutelare la sicurezza di quel Paese. Stiamo già addestrando da anni l’esercito libanese con una missione militare italiana che è diversa da quella dell’Unifil. Siamo pronti a fare di più e siamo pronti anche a lavorare per tagliare i flussi finanziari a Hezbollah militare anche attraverso la collaborazione che può offrire, per esempio, la nostra Guardia di Finanza”.
L’accordo annunciato a Washington al termine dell’ultimo round di negoziati tra Israele e Libano rappresenta “l’ultima possibilità per raggiungere un cessate il fuoco globale e definitivo” con Israele. Lo sostiene il presidente libanese Joseph Aoun, aggiungendo che trasmetterà agli Stati Uniti la posizione di Hezbollah. Il gruppo, infatti, non ha accettato le condizioni previste dall’accordo raggiunto nelle scorse ore.
Aoun chiede al presidente statunitense di farsi “garante” dell’attuazione dell’intesa e aggiunge: “Ogni parte dovrà assumersi la responsabilità qualora non risponda favorevolmente”. Nel pomeriggio il segretario generale di Hezbollah, Naïm Qassem, terrà un discorso.
Per la prima volta dall’inizio del conflitto con l’Iran oltre tre mesi fa, è stata approvata al Congresso una risoluzione tesa ad impedire a Donald Trump di ordinare nuovi raid in assenza di un’autorizzazione del Congresso. Ai democratici si sono uniti quattro deputati repubblicani.
“Siamo intrappolati in cui che che non finirà perché un presidente incompetente l’ha iniziata pensando solo al suo ego senza prepararsi alle conseguenze”, ha dichiarato in aula prima del voto Gregory Meeks, il deputato democratico che ha presentato la risoluzione appellandosi alla War Power Resolution, legge approvata nel 1973 per limitare la possibilità del presidente di iniziare o allargare un conflitto senza l’autorizzazione del Congresso.
Nelle scorse settimane, Trump si era schierato contro la legge definendola “incostituzionale, una violazione totale dell’articolo III della Costituzione, come tutti i presidenti e i loro dipartimenti di Giustizia hanno determinato prima di me”.
“Il Governo italiano esprime la più ferma condanna per l’uccisione di un peacekeeper serbo di Unifil nel sud del Libano e per il ferimento di altri militari impegnati nella missione. L’Italia esprime il proprio cordoglio alla famiglia della vittima, alle Autorità e al popolo serbo, augurando una pronta guarigione ai feriti. Si richiama la responsabilità di tutte le parti in causa nel garantire la sicurezza del personale delle Nazioni unite, il cui contingente non deve in alcun modo essere oggetto di attacchi o restrizioni della libertà di movimento”. Lo sottolinea una nota di Palazzo Chigi.
“L’Italia – prosegue il comunicato – accoglie con favore l’annuncio del rinnovato cessate il fuoco tra Israele e Libano, auspicando una conclusione duratura delle ostilità attraverso il rigoroso rispetto degli impegni assunti, incluso il termine di ogni attività militare da parte di Hezbollah. Il Governo italiano conferma, infine, il proprio sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano, proseguendo nell’impegno per la pace e la stabilità della regione”.
Hezbollah ha respinto il nuovo accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele mediato dagli Stati Uniti. Il movimento sciita filo-iraniano fa sapere di aver “ufficialmente informato il presidente libanese Joseph Aoun della propria opposizione all’intesa, sostenendo che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il completo ritiro delle forze israeliane da tutto il territorio libanese”. Hezbollah ha inoltre indicato come condizioni imprescindibili il ritorno degli sfollati, la ricostruzione delle aree colpite dal conflitto e il rilascio dei prigionieri libanesi detenuti da Israele.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso “profondo cordoglio” al contingente Unifil e al Governo serbo per l’uccisione di un militare dei Caschi Blu in Libano e il ferimento di altri due operatori, della Spagna e di El Salvador.
“I militari Unifil lavorano con professionalità e dedizione per garantire la pace e fornire assistenza alle comunità locali in un territorio martoriato – scrive Tajani su X -. La loro incolumità deve essere sempre garantita. Condanniamo ogni forma di violenza e invitiamo tutte le parti a garantire la sicurezza del personale e delle strutture delle Nazioni Unite”.
Il presidente statunitense Donald Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori di voler mantenere l’attuale cessate il fuoco con l’Iran e di riprendere gli attacchi su larga scala solo in caso le operazioni iraniane causassero la morte di militari statunitensi. Lo riferiscono al Wall Street Journal dei funzionari statunitensi.
I nemici dell’Iran cercano di “minare la resilienza del popolo e creare divisioni interne”. Lo afferma la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, in un messaggio letto durante le cerimonie per l’anniversario della morte del fondatore della Repubblica Islamica, Ruhollah Khomeini.
Secondo Khamenei, il fronte avversario formato da Trump e Netanyahu starebbe ora concentrando la propria “guerra ibrida” su due obiettivi: indebolire la fiducia dell’opinione pubblica e indurre i funzionari a commettere errori di valutazione, seminando “dubbi, disperazione, paura, sospetto e divisione”.
Khamenei esorta autorità e cittadini a rispondere con unità, lucidità e fiducia reciproca, ribadendo che “qualsiasi azione che provochi pessimismo e disillusione tra la gente costituisce una forma di assistenza al nemico di questo Paese e del suo popolo”.
Un peacekeeper della missione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) è morto a causa delle gravi ferite riportate quando alcuni colpi di mortaio hanno colpito la sua postazione nei pressi di Marjayoun, nel Libano sud-orientale. Lo conferma l’Unifil in una nota. Altri due Caschi Blu sarebbero rimasti feriti nell’attacco. La tragedia a poche ore dall’annuncio di cessate il fuoco tra Libano e Israele.
Non è nota al momento la nazionalità delle vittime. Unifil ha annunciato l’apertura di un’indagine per comprendere la dinamica dell’accaduto. “La violenza deve cessare”, si legge nella nota.
Un Casco Blu è stato ucciso nel sud del Libano. Lo riferisce una fonte di sicurezza all’agenzia Afp.
L’esercito israeliano ha lanciato un avvertimento urgente ai residenti del Libano meridionale, esortandoli a non spostarsi a sud del fiume Zahrani fino a nuovo ordine. Le operazioni dell’Idf continuano nonostante il cessate il fuoco.
La domanda globale di acciaio è stimata in aumento dello 0,4% fino a raggiungere 1,8 miliardi di tonnellate nel 2026, dopo la contrazione stimata del 2,6% nel 2025. È quanto si legge nell’ultimo rapporto dell’Ocse sull’acciaio, in cui si segnala però che la ripresa “dovrebbe rimanere irregolare e concentrata in determinate aree geografiche”. Pesa notevolmente l’incertezza generata dal conflitto in Iran e in Libano.
Entro il 2030, secondo le stime dell’Ocse, la domanda globale potrebbe aumentare solo dello 0,9% all’anno, trainata dalla crescita in Asia e in Africa.
Per quanto riguarda il territorio europeo, nel 2025 la domanda di acciaio nell’Ue e nel Regno Unito ha registrato una contrazione dell’1,2%. Nonostante l’attesa ripresa della domanda di acciaio dell’1,4% nel 2026, le prospettive “non sono chiare”. “Molto dipenderà dalla competitività dei settori a valle, che risentono dei costi dell’energia e di altri fattori di produzione“, specifica l’Ocse. Uno dei cali più marcati è in Francia, dove i settori delle costruzioni e della manifattura sono in crisi.
L’inviato presidenziale francese Jean-Yves Le Drian è a Beirut per discutere possibili alternative alla Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), la missione di pace Onu presente nel Paese il cui mandato scade alla fine dell’anno. Preoccupa la crescente presenza israeliana sul territorio, che ha lasciato migliaia e migliaia di libanese sfollati.
Israele continuerà per il momento le sue operazioni nel Libano meridionale. Lo conferma il ministro della Difesa Israel Katz, aggiungendo che le truppe rimarranno nella zona di sicurezza nel Libano meridionale, compresa l’area del castello di Beaufort, e che continueranno a “smantellare le infrastrutture terroristiche nell’area”.
Israele ha colpito diverse località del Libano meridionale con i droni, nonostante il cessate il fuoco appena firmato. Lo riporta l’Agenzia di Stampa Nazionale libanese, aggiungendo che uno degli attacchi ha causato vittime. L’Idf ha riferito di aver condotto un’operazione contro un deposito di esplosivi di Hezbollah. Le Forze di Difesa Israeliane hanno dichiarato inoltre di aver utilizzato sei tonnellate di esplosivo per distruggere oltre 20 siti terroristici nell’area.
Non c’è ancora pace in Libano. Dopo gli attacchi a Beirut, un importante funzionario di Hezbollah avrebbe minacciato Israele di nuove rappresaglie contro città del centro di Israele come Haifa e Tel Aviv in caso i raid contro la capitale libanese riprendessero. In un’intervista al quotidiano qatarino Al Araby, il vice capo del consiglio politico di Hezbollah, Mahmoud Kamati, ha dichiarato: “L’equiparazione di Dahiyeh agli insediamenti nel nord non può essere accettata in alcun modo”. “Non è possibile che gli spari verso nord cessino in cambio della cessazione degli attacchi a Dahiyeh. Fin dall’inizio, la campagna è in pieno svolgimento e l’orizzonte è aperto”.
Un drone israeliano ha colpito un veicolo tra le città di Kfar Kila e Zefta, nel Libano del Sud. Lo riferisce Al Jazeera Arabic.
Il prezzo del petrolio Brent, riferimento per l’Europa, è sceso dello 0,91% a 96,90 dollari al barile. Il Wti, riferimento negli Usa, invece, è sceso dello 0,78%, raggiungendo i 95,24 dollari al barile.
L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, parlando dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano, sostiene che “in definitiva, USA, Israele e Libano sono uniti nell’obiettivo di tenere l’Iran fuori dai giochi“. Secondo Leiter, “gli iraniani vogliono continuare a seminare distruzione e caos in tutto il Medio Oriente, ma il Libano e Israele sono uniti sotto l’egida degli Stati Uniti per tenere fuori l’Iran”. Su X, aggiunge: “Se Hezbollah pensa che l’esito dei colloqui gli garantisca l’immunità, si sbaglia”.
A Washington sono partiti i nuovi colloqui tra Israele e Libano. L’evento è avvenuto nel bel mezzo dell’ennesima escalation del conflitto, con l’attacco degli Stati Uniti all’isola di Qeshm e la risposta iraniana contro Kuwait e Bahrein. Gli attacchi delle scorse ore hanno provocato una vittima e il ferimento di diverse persone in Kuwait. Ben 48, invece, i morti in Libano per i raid israeliani nelle ultime 24 ore.
Nella notte è arrivata la conferma che: “A seguito delle negoziazioni guidate dagli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato l’attuazione di un cessate il fuoco. Il cessate il fuoco è subordinato a una completa cessazione del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti gli esponenti di Hezbollah dal Settore Sud del fiume Litani”.
L’accordo prevede la creazione di “zone pilota” sotto il controllo esclusivo dell’esercito libanese. Nella dichiarazione si annuncia che i prossimi colloqui tra Israele e Libano si terranno dal 22 giugno.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
I nuovi colloqui tra Libano e Israele a Washington non sono iniziati nel momento migliore. Oltre a dei “cessate il fuoco” che sembrano rappresentare per lo più una mera formalità, il cosiddetto Medio Oriente è alle prese con una nuova escalation del conflitto tra USA e Iran.
Per Trump l’accordo è “vicino”. Il presidente statunitense avrebbe perfino espresso intenzione di incontrare Mojtaba Khamenei. Tuttavia, i fatti ricostruiscono una realtà diversa: l’attacco USA all’isola di Qeshm ha provocato una dura reazione dell’Iran, che ha colpito Bahrein e Kuwait. Nel secondo Paese, ha provocato perfino la morte di un cittadino indiano. Una circostanza che ha decisamente cambiato le carte in tavola: l’Iran è sul piede di guerra; dall’altra parte, in caso di necessità, Stati Uniti e Israele si dicono pronti a riprendere l’azione militare contro Teheran “su larga scala”. E anche Bahrein e Kuwait potrebbero rispondere a eventuali ulteriori attacchi nei confronti di infrastrutture e civili.
Israele non molla neanche sul Libano: in fase di colloqui, secondo l’emittente libanese Mtv, avrebbe respinto tra le sei e le sette proposte di accordo per un cessate il fuoco immediato. Poi è arrivato l’accordo temporaneo, ma non la fine delle operazioni militari israeliane in territorio libanese. Non sarebbe una sorpresa assistere a nuove violazioni in attesa dei prossimi colloqui, previsti per il 22 giugno.
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