Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di giovedì 7 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 7 maggio 2026
“Il missile che è arrivato, fortunatamente senza fare danni alle persone, nel compound della missione italiana in Unifil, è un missile che era nelle mani di Hezbollah“. Lo conferma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando in un punto stampa a Wiesbaden la vicenda del razzo caduto all’interno della base di Shama, sede del contingente italiano di Unifil.
“Credo sia giusto tagliare sia i finanziamenti sia le armi che arrivano a Hezbollah”, aggiunge Tajani, secondo cui il movimento sciita filo-iraniano “non può continuare a svolgere il ruolo che svolge”.
Gli Stati Uniti e i loro alleati del Golfo hanno sollecitato le Nazioni Unite a chiedere all’Iran di porre fine al blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre la risoluzione proposta va verso il veto di alcuni membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Tra questi, pare, la Russia.
“Crediamo in alcuni principi fondamentali, ovvero la libertà di navigazione per tutte le economie del mondo. È questo ciò che è in gioco, non meno di un pilastro della stabilità e del commercio globale”, dichiara l’ambasciatore statunitense Mike Waltz, affiancato dai rappresentanti di Bahrain, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait.
Le forze armate iraniane avrebbero ingaggiato uno scontro a fuoco con il “nemico” nei pressi dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’agenzia Fars, secondo cui “le sezioni commerciali del molo Bahman, sull’isola iraniana di Qeshm, sono state colpite durante uno scambio di fuoco tra le forze armate della Repubblica islamica e il nemico”.
L’Iran ha dichiarato che il dossier nucleare sarà escluso “per il momento” dai negoziati con gli Stati Uniti. Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato dai media iraniani. Baghaei ribadisce anche che la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, starebbe gestendo gli sviluppi della crisi “con coraggio, forza e prudenza”, aggiungendo che “nessuna decisione viene presa senza il suo permesso”.
Il presidente statunitense Donald Trump e la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, sono “completamente uniti nel ritenere che l’Iran non possa mai avere un’arma nucleare. Abbiamo concordato che un regime che uccide il proprio popolo non possa controllare una bomba capace di uccidere milioni di persone”. Lo rende noto, dopo un colloquio, lo stesso Trump su Truth Social.
L’Iran ha respinto la bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede a Teheran di interrompere gli attacchi, il posizionamento di mine e l’imposizione di pedaggi nello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in una lettera, definisce il testo “unilaterale“, accusandolo di contenere “narrazioni selettive e faziose”.
Secondo Araghchi, “la navigazione nello Stretto di Hormuz tornerà alla normalità solo con una fine permanente della guerra e con la revoca del blocco e delle sanzioni contro l’Iran”. Il capo della diplomazia iraniana sostiene anche che le attuali restrizioni applicate sono il risultato della “guerra aggressiva, ingiustificata e illegale” condotta da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica.
Udite esplosioni nei pressi della città portuale iraniana di Bandar Abbas. Lo riporta l’agenzia Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione. L’origine delle esplosioni è al momento ignota.
“Alcune fonti affermano che parte dei rumori fosse riconducibile ad operazioni della Marina dei Pasdaran per avvertire alcune imbarcazioni riguardo a passaggi non autorizzati attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, sono ancora in corso verifiche per determinare l’origine esatta e completa dei rumori”, riferisce Tasnim.
L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz e nessuna petroliera potrà attraversare senza l’autorizzazione di Teheran. Lo conferma Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, ribadendo la linea dura della Repubblica islamica. “Non potranno far passare nemmeno un litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz senza il permesso della Repubblica islamica – afferma Rezaei -. Se gli americani vedranno anche la minima concessione o ritirata da parte nostra, diventeranno sicuramente ancora più audaci”.
Arabia Saudita e Kuwait hanno ripristinato l’accesso delle forze armate statunitensi alle proprie basi e spazio aereo, dopo aver imposto restrizioni temporanee in seguito all’avvio dell’operazione americana per riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riferiscono al Wall Street Journal fonti statunitensi e saudite, secondo cui la decisione rimuove uno dei principali ostacoli incontrati dall’amministrazione Trump nel tentativo di garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso il corridoio strategico del Golfo.
La revoca delle limitazioni apre ora la strada alla possibile ripresa di “Project Freedom”, l’operazione statunitense che prevede la scorta navale e aerea alle imbarcazioni commerciali nello Stretto di Hormuz. Secondo fonti americane, la missione era stata sospesa dopo appena 36 ore in seguito alle tensioni con Riad, preoccupata per il rischio di escalation con l’Iran e per le garanzie di sicurezza offerte da Washington ai Paesi del Golfo.
Garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz è una “responsabilità internazionale condivisa”. Lo ha dichiarato l’ambasciatrice del Qatar alle Nazioni Unite, Alya Ahmed Saif al-Thani, intervenendo sul progetto di risoluzione dedicato alla sicurezza del passaggio strategico, definito di “grande importanza” sia a livello regionale che globale.
Secondo la diplomatica, l’attuale situazione nello stretto “non solo mette a rischio la stabilità economica globale e la sicurezza energetica, ma aggrava anche le crisi umanitarie e mina la stabilità regionale”. L’apertura dello stretto, ha aggiunto, è una “esigenza prevista dalle convenzioni delle Nazioni Unite” e rappresenta una “responsabilità condivisa della comunità internazionale”. Il Qatar, ha concluso l’ambasciatrice, “auspica di continuare a lavorare intensamente con gli Stati membri per garantire il sostegno a questa tempestiva risoluzione sulla sicurezza”.
L’Iran non avrebbe ancora preso una decisione sulla proposta avanzata dagli Stati Uniti. Lo rende noto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, in dichiarazioni riportate dall’agenzia di stampa statale Irna.
“L’Iran sta esaminando i messaggi trasmessi tramite la parte pakistana”, afferma Baghaei, aggiungendo che “non abbiamo ancora raggiunto una conclusione e finora non è stata data alcuna risposta alla parte statunitense”.
Arsenio Dominguez, Segretario Generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo), l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile della sicurezza marittima, ha indicato che circa 1.500 navi e i relativi equipaggi rimangono “intrappolati” nel Golfo a causa del blocco imposto dall’Iran nello Stretto di Hormuz.
“Attualmente, abbiamo circa 20mila membri di equipaggio e circa 1.500 navi bloccate”, conferma in occasione dell’apertura della Convenzione Marittima delle Americhe a Panamá.
Gli Stati Uniti aumentano la pressione economica sull’Iran e sulle milizie filo-iraniane in Iraq. L’Ufficio per il controllo dei beni esteri (Ofac) del Dipartimento del Tesoro statunitense ha infatti annunciato nuove sanzioni contro individui e società accusati di sfruttare il settore petrolifero iracheno e di essere vicini a Teheran. Tra i soggetti colpiti – si apprende da un comunicato – figura anche Ali Maarij Al-Bahadly, vice ministro del Petrolio iracheno, accusato di “abusare della propria posizione per facilitare la deviazione di petrolio destinato a essere venduto a beneficio del regime iraniano e delle sue milizie proxy in Iraq”. Le sanzioni colpiscono inoltre tre alti dirigenti delle milizie filo-iraniane Kata’ib Sayyid Al-Shuhada e Asa’ib Ahl Al-Haq.
“Come una banda criminale, il regime iraniano sta saccheggiando risorse che appartengono di diritto al popolo iracheno – sostiene il segretario al Tesoro Scott Bessent -. Il Tesoro non resterà a guardare mentre l’apparato militare iraniano sfrutta il petrolio iracheno per finanziare il terrorismo contro gli Stati Uniti e i nostri partner”.
“Ci aspettiamo un accordo presto piuttosto che tardi”. A dichiararlo, parlando delle trattative per mettere fine alla guerra in Iran, è stato oggi il portavoce del Ministero degli Esteri del Pakistan, Tahir Andrabi. “Speriamo che le parti giungano a una soluzione pacifica e sostenibile che contribuisca non solo alla pace nella nostra regione, ma anche alla pace internazionale”. Nessun dettaglio preciso sulle tempistiche, solo riferimenti ai lavori diplomatici in corso: “Quello che posso dirvi, e questo è quanto ho già affermato in precedenza, è che rimaniamo positivi, rimaniamo ottimisti e speriamo che l’accordo venga raggiunto prima piuttosto che poi”.
Forniture alimentari a rischio nella seconda metà del 2026 e nel 2027, a causa della guerra in Iran e delle tensioni geopolitiche globali. A lanciare l’allarme, in un contesto globale dove “nessun Paese” può dirsi “al riparo dalla crisi”, è la FAO. Il direttore generale Qu Dongyu, intervenendo alla riunione ministeriale dei Paesi Med9++ su “Sostegno alla sicurezza alimentare e all’accesso di fertilizzanti”, evidenzia che questo è “un momento di grande difficoltà”. “Non si tratta soltanto di una crisi geopolitica, ma di uno shock al cuore stesso del sistema agroalimentare globale“, le sue parole.
“L’agricoltura risponde a un calendario colturale che non può essere posticipato – spiega – i fertilizzanti devono essere distribuiti in momenti precisi del ciclo produttivo. Se non arrivano in tempo, i raccolti ne risentono, indipendentemente da ciò che accade in seguito”. I Paesi dipendenti dalle importazioni in Africa, Asia e in alcune zone del Medio Oriente figurano tra i più esposti al problema, ma nessun Paese è veramente “al riparo dalla crisi”, avverte Qu Dongyu.
Le soluzioni? Nel breve termine, si dovrebbe mantenere il funzionamento delle catene di approvvigionamento facilitando rotte commerciali alternative. Nel medio termine, invece, serve un rafforzamento del coordinamento regionale, la diversificazione delle fonti di fertilizzanti e di energia e un sostegno mirato alle economie più vulnerabili.
Questo pomeriggio un razzo, la cui provenienza è ancora in fase di accertamento, sarebbe caduto all’interno della base di Shama, sede del contingente italiano di Unifil Sector West. Non si registrano feriti tra il personale italiano, ma solo lievi danni a un mezzo militare. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in contatto con tutte le autorità competenti. Sono attualmente in corso accertamenti per valutare con precisione la provenienza del razzo e la dinamica dell’accaduto.
Il Ministero della Difesa è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Portolano, con il Comandante del COVI, Generale di Corpo d’Armata Iannucci, e con il Comandante del contingente italiano per seguire costantemente l’evoluzione della situazione.
“Dico ai nostri nemici nel modo più chiaro possibile che nessun terrorista gode di immunità. Chiunque minacci Israele mette a rischio la propria vita”. A dirlo è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, commentando l’uccisione del comandante della forza d’élite Radwan di Hezbollah a Beirut.
“A quanto pare – prosegue Netanyahu in un video messaggio – ha letto sui giornali che a Beirut poteva godere dell’immunità. L’ha letto… e questo non accadrà più”, aggiunge il premier, annunciando che nel corso dell’ultimo mese Israele ha ucciso più di 200 membri di Hezbollah. “Stiamo facendo la stessa cosa a Gaza, eliminando cellule terroristiche”.
I prezzi del petrolio sono ancora in calo mentre le indiscrezioni parlano di una ripresa dei colloqui tra Iran e Usa per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Il Brent si attesta a 96,66 dollari al barile, in calo del 4,55% mentre il Wti si attesta a 90,34 dollari, in calo del 4,99%.
“Noi abbiamo dato la nostra disponibilità a partecipare a iniziative internazionali” nello Stretto di Hormuz ”una volta raggiunto un cessate il fuoco stabile per far sì che possa essere garantita la libertà di navigazione”. Lo dichiara il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ai giornalisti a margine della riunione ministeriale del Gruppo Med9 allargato facendo riferimento alla disponibilità italiana a partecipare a una missione nello Stretto di Hormuz una volta terminate le ostilità. “Non abbiamo cambiato posizione. Continuiamo ad essere in contatto con i nostri partner internazionali europei e non, quindi quando sarà il momento saremo pronti a fare la nostra parte”, aggiunge Tajani.
“Intanto continuiamo a lavorare nel Mar Rosso con la missione Aspides che è fondamentale e con la missione Atalanta per garantire la libertà di navigazione, la protezione dei mercantili e la protezione dalla pirateria”, conclude il ministro.
“Con il ministro Crosetto abbiamo deciso di informare il Parlamento e oggi abbiamo scritto ai presidenti delle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato. Siamo pronti a informare su tutte la situazione politico militare nell’area”. Così il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ai giornalisti a margine della riunione ministeriale del Gruppo Med9 allargato facendo riferimento alla disponibilità italiana a partecipare a una missione nello Stretto di Hormuz una volta terminate le ostilità.
L’esercito israeliano – tramite il portavoce Avichay Adraee – dichiara di aver ucciso 220 combattenti di Hezbollah dal cessate il fuoco in Libano dello scorso aprile. Nell’ultima settimana, le forze israeliane avrebbero ucciso 85 membri di Hezbollah e colpito più di 180 obiettivi militari legati al gruppo.
Il Ministero della Salute libanese fornisce dati più atroci: a Israele sono attribuite più di 2.700 morti dal 2 marzo, data di inizio delle ostilità in Libano.
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian annuncia di aver incontrato, in una data non precisata, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, mai apparso in pubblico dalla sua nomina a inizio marzo. “Ciò che mi ha colpito di più durante questo incontro è stata la visione e l’approccio umile e sincero della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica”, dice Massoud Pezeshkian in un video trasmesso dalla televisione di Stato. Mojtaba Khamenei, ferito nei bombardamenti che hanno mortato alla morte del padre, l’ayatollah Ali Khamenei, si è espresso fino a ora solo tramite comunicati.
“Tutti ci auguriamo che il negoziato in corso abbia successo perché tutti siamo consapevoli che ove si prolungasse il blocco nello stretto di Hormuz le conseguenze sarebbero particolarmente gravi sull’economia globale, europea e, quindi, sull’Italia. Nessuno può prevedere quello che accadrà, dobbiamo essere prudenti, responsabili, determinati e tempestivi nel fronteggiare la crisi che ha conseguenze non solo sul prezzo dei carburanti, ma anche sul costo dell’energia, sul tasso d’inflazione e sulle potenzialità di crescita”. Lo dice il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a margine dell’iniziativa “Greece–Italy Bilateral Dialogue”.
Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno annunciato nelle scorse ore di aver ucciso Ahmed Ali Balout, comandante della Forza Radwan di Hezbollah, nel raid aereo condotto su Beirut.
“Attualmente i tassi della Bce sono molto più bassi di quelli delle altre principali banche centrali dell’Occidente, cioè della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Il problema è che i tassi di mercato erano sostanzialmente fermi fino al 28 febbraio, dal primo marzo si sono mossi di alcuni decimali. Normalmente i tassi di mercato anticipano le decisioni delle banche centrali. Se alcune delle guerre finiscono davvero i tassi di mercato si raffreddano, se invece non finiscono davvero al di là delle parole è chiaro che chi guida le banche centrali non arriverà questa volta tardi ad aumentare tassi”. Lo dice il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che intervenendo a Torino per la consegna degli “Oscar delle banche” ricorda come “nel 2022 sono arrivati tardi” e la Bce “ha dovuto fare una crescita rapida”.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno emesso avvisi di evacuazione per tre villaggi nel Libano meridionale in vista di raid aerei contro Hezbollah. Lo riporta il Times of Israel. L’avviso riguarda Deir ez-Zahrani, Bfaroueh e Habboush. “Alla luce delle violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah, le Forze di Difesa Israeliane sono costrette ad agire con la forza e non intendono nuocervi”, scrive il portavoce dell’esercito, colonnello Avichay Adraee.
Secondo Al Arabiya, sarebbero in corso colloqui volti alla graduale apertura dello Stretto di Hormuz. Si attendono notizie nelle prossime ore. Una fonte pakistana avrebbe riferito ad Al Arabiya anche che l’Iran dovrebbe rispondere oggi alla proposta statunitense di un accordo sul nucleare. Indiscrezione che già nelle scorse ore era stata lanciata dalla CNN.
“C’è necessità di intervenire, ma di intervenire in fretta. Questa parola in Europa sembra mancare. Si perde tempo, si prevalgono le questioni e le dinamiche spesso interne alle singole nazioni senza tener conto dell’interesse complessivo a garantire sicurezza alimentare e a garantire una gestione dell’ambiente”. Lo afferma il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida arrivando all’assemblea della Cia raccogliendo l’appello del presidente, appena rieletto, Cristiano Fini, che chiede misure “coraggiose” come ai tempi del Covid sia sul caro carburanti, in particolare sul gasolio agricolo, sia sulla questione del caro fertilizzanti, in relazione alla situazione geopolitica determinata dalle guerre.
“La visione che si deve avere di una Europa credibile è una visione che deve vedere l’Europa capace di rispondere a modo e nei tempi”, aggiunge Lollobrigida.
A livello nazionale il ministro ha ricordato che “abbiamo fatto interventi che calmierano il costo del gasolio per agricoltori e pescatori con il credito di imposta. Non è sufficiente. Oggi bisogna intanto sterilizzare le follie europee che in termini ideologici hanno portato a regolamenti che impongono tasse su quello che non abbiamo. Cioè – spiega il ministro – se importi i fertilizzanti già paghi un costo elevato, in una condizione geopolitica di questa natura hai un aumento dei costi, in più ci metti delle tasse aggiuntive. E la prima cosa che puoi fare, perché sulle altre si può intervenire con più difficoltà, parlo delle strettoie, dei colli di bottiglia come Hormuz, puoi però intervenire su quello che hai imposto tu agli agricoltori sospendendo le tassazioni aggiuntive e quindi riducendo di fatto i costi. Il problema è che noi lo proponiamo in Europa, l’Italia se ne fa portavoce, anche altre nazioni seguono l’indirizzo che l’Italia sta dando, purtroppo i tempi, specie della burocrazia europea, sono insostenibili”.
Per il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot, intervenuto a Rtl, è “fuori discussione” che la Francia revochi le sanzioni imposte sull’Iran “finché uno stretto come lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato”.
Barrot aggiunge che “nel breve termine, è essenziale che lo Stretto di Hormuz possa essere riaperto”, sottolineando che “lo stretto è un patrimonio comune dell’umanità” e “non può essere bloccato, assoggettato a pedaggi o usato come strumento di pressione”.
Attacchi aerei israeliani sarebbero in corso nella città di Nabatieh, in Libano. Lo riportano i media libanesi. Pare che Israele non attaccasse la zona da diverse settimane.
Il Ministero degli Esteri pakistano commenta gli ultimi contatti tra Stati Uniti e Iran, rifiutandosi di fornire dettagli sull’accordo in corso. “Accogliamo con favore la notizia di un possibile accordo, ma in qualità di mediatori, non rischieremo la fiducia delle parti rivelando dettagli – si legge nella nota – È impossibile sapere quanto le due parti siano vicine o lontane dalla firma di un accordo, ma siamo ottimisti”.
Morto il figlio del leader dell’ufficio politico di Hamas, Khalil al-Hayya, rimasto gravemente ferito in un attacco aereo israeliano sulla Striscia di Gaza. Lo riferisce l’ospedale Al-Shifa.
Non c’è ancora l’ombra della pace in Libano. Il premier libanese Nawaf Salam avrebbe ribadito in un’intervista che il Libano punta a una pace duratura dopo “il consolidamento del cessate il fuoco“. Salam avrebbe confermato anche che parlare di un possibile incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu “è ancora prematuro”.
In attesa dei nuovi negoziati, però, si continua a morire. Tre persone – secondo i media libanesi – sarebbero rimaste uccise in due attacchi attribuiti all’esercito israeliano nel Libano meridionale. Quattro soldati israeliani, invece, sarebbero rimasti feriti ieri per l’attacco di un drone esplosivo, sempre nel sud del Libano.
Al centro della proposta statunitense, attualmente al vaglio dell’Iran, vi sarebbero:
- riapertura immediata dello Stretto di Hormuz;
- moratoria di 15 anni sull’arricchimento dell’uranio;
- ispezioni rafforzate nei siti nucleari, inclusi quelli sotterranei;
- revoca graduale delle sanzioni economiche e sblocco dei fondi congelati.
Il documento prevede la fine della guerra nella regione e l’avvio di un periodo di 30 giorni per negoziare un accordo dettagliato sui vari punti, in particolare il nucleare iraniano.
L’Iran ha proposto una moratoria di 5 anni sull’arricchimento, gli Stati Uniti ne hanno chiesti 20: l’intesa potrebbe prevedere, quindi, 15 anni di stop.
L’Iran dovrebbe rispondere oggi alla proposta statunitense per la fine della guerra. Lo ha riferito alla Cnn una fonte regionale, sottolineando che entrambe le parti starebbero facendo progressi verso un’intesa. Il presidente statunitense Donald Trump parla di “colloqui molto positivi” con l’Iran, anche se da Teheran sono arrivate indiscrezioni su alcuni presunti punti “inaccettabili” della proposta degli USA.
La bozza sarebbe costituita da 14 punti e costituirebbe l’accordo preliminare prima di avviare negoziati più dettagliati, in particolare sul nucleare.
L’Iran nega “categoricamente” qualsiasi coinvolgimento nell’esplosione che lunedì ha provocato un incendio a bordo di una nave sudcoreana nello Stretto di Hormuz. Lo conferma l’ambasciata di Teheran a Seul, dicendo di “respingere fermamente e negare categoricamente qualsiasi accusa” riguardante il suo coinvolgimento.
L’ambasciata afferma che, a causa delle aggressioni da Stati Uniti e Israele, l’Iran considera ora lo Stretto di Hormuz una parte vitale della sua “geografia difensiva” e che i protocolli di sicurezza sono cambiati per far fronte alle minacce attuali.
Il dietrofront del presidente americano Donald Trump rispetto al “Project Freedom” sarebbe il risultato della decisione dell’Arabia Saudita – alleato strategico nell’area del Golfo – di non concedere agli USA l’utilizzo delle basi e dello spazio aereo per condurre l’operazione. Lo riferisce, in esclusiva, l’emittente Nbc citando due funzionari.
Una telefonata tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman non avrebbe risolto la questione.
In giornata il ministro degli Esteri Antonio Tajani co-presiederà – con il ministro degli Esteri croato Gordan Grlić-Radman, e il direttore generale della Fao Qu Dongyu – una riunione ministeriale con circa 40 Paesi e organizzazioni regionali e internazionali – tra cui il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) e la Lega Araba – per rafforzare il coordinamento politico sulla sicurezza alimentare e sull’accesso dei fertilizzanti dallo Stretto di Hormuz.
“Lo scopo della riunione – si legge in una nota del Ministero italiano – sarà coordinare risposte operative e promuovere misure di mitigazione per garantire la continuità delle forniture alimentari e dei fertilizzanti, con particolare attenzione agli impatti sui Paesi più vulnerabili e alle ricadute sulla stabilità economica e sociale globale. L’escalation in Medio Oriente ha portato a un deterioramento della situazione umanitaria, con 24,6 milioni di persone sfollate, molte delle quali affrontano urgenti bisogni umanitari”.
Nel frattempo sono ore decisive per arrivare a una svolta nei rapporti USA-Iran. Si parla di un breve memorandum d’intesa propedeutico alla fine delle ostilità. Di ufficiale, però, non c’è ancora nulla. Attesi a giorni anche i nuovi negoziati Israele-Libano.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Medio Oriente, le ultime notizie
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sostiene che ci sia “una buona probabilità di finire” (cioè di raggiungere un accordo con l’Iran, ndr) prima della visita del tycoon in Cina prevista per il 14-15 maggio. I leader iraniani – dal canto loro – non cedono nemmeno davanti alle minacce statunitensi di “tornare a bombardarli pesantemente”. E, in più, rifiutano alcuni elementi della bozza di proposta avanzata dagli USA. La rappresentanza iraniana alle Nazioni Unite, in particolare, ha bocciato la bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti per la riapertura dello Stretto di Hormuz chiedendo all’Onu di rigettarla. “La fine permanente della guerra, la revoca del blocco marittimo e il ripristino del normale passaggio”: questi gli elementi imprescindibili per arrivare all’accordo.
Mentre si rincorrono voci, smentite e riformulazioni sui prossimi passi nei rapporti Washington-Teheran, rimane aperta anche la questione Libano. Secondo le ultime indiscrezioni, presto dovrebbe tenersi il terzo round di colloqui tra Israele e Libano. Le forze di difesa israeliane, però, non fermano la loro azione e si dicono pronte a eventuali escalation nella regione.
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