Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di lunedì 8 giugno 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta dell’8 giugno 2026
Punti chiave
- Raid Israele nel sud, almeno 7 morti e 12 feriti
- Fao, con chiusura Hormuz a rischio sicurezza alimentare, urgente uso efficiente fertilizzanti
- Comandante Forza Quds: "Si sta formando nuova cintura sicurezza della resistenza"
- Masaf, riunione straordinaria ministri G7 su conseguenze conflitto e prezzi fertilizzanti
- Nbc, Netanyahu a Trump: "Premier Israele non può astenersi da rispondere ad attacchi"
- Ghalibaf: "Nostro obiettivo è fine guerra, non normalizzazione con Usa"
- Trump: "5 Paesi regione mi hanno chiesto di parlare con Netanyahu per fermare attacchi"
- Trump: "Detto a Netanyahu di stare attento o rischia di restare solo contro Teheran"
- Croce Rossa, 4 operatori feriti in attacco israeliano a Tiro
- Centcom, messa fuori uso nave Palau in violazione blocco navale
Almeno sette persone sono state uccise e 12 ferite nel sud del Libano in una serie di raid israeliani. Lo hanno denunciato le autorità libanesi e la Croce Rossa, mentre Israele ha annunciato che continuerà a colpire obiettivi legati a Hezbollah, nonostante le minacce di ritorsioni da parte di Teheran.
Il ministero della Salute libanese ha riferito che il raid su Zifta, nella regione di Nabatieh, ha causato sette morti, tra cui “un bambino siriano e una donna”, e otto feriti, fra cui due donne. Secondo l’agenzia di stampa libanese Ani, nel corso della giornata le forze israeliane hanno colpito oltre una decina di località nel sud del Libano, inclusa la città costiera di Tiro. Proprio a Tiro uno degli attacchi ha colpito un’auto nei pressi di un edificio della Croce Rossa libanese e quattro soccorritori sono rimasti feriti.
La Fao sollecita il libero scambio di tutti i fattori produttivi agricoli e un uso efficiente dei fertilizzanti, a fronte dei rischi per la produzione alimentare globale. Il direttore generale dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), Qu Dongyu, ha aperto la 181a Sessione del Consiglio della Fao (8-12 giugno), sottolineando le raccomandazioni rivolte ai Paesi per affrontare gli impatti della crisi dello Stretto di Hormuz, in particolare l’urgente necessità di un uso efficiente dei fertilizzanti, poiché i sistemi agroalimentari globali si trovano ad affrontare sfide senza precedenti.
“La chiusura dello Stretto di Hormuz non è una questione regionale, ma un rischio per la sicurezza alimentare globale”, ha evidenziato Qu, ricordando che circa il 35% delle esportazioni globali di petrolio greggio, il 20% delle esportazioni di gas naturale liquefatto (Gnl), il 20-30% delle esportazioni globali di fertilizzanti e circa il 50% delle esportazioni globali di zolfo transitano attraverso questo punto critico. Questi flussi essenziali sono vitali per la produzione alimentare e incidono significativamente sull’energia e sui fattori produttivi agricoli” ha detto. “Il rischio maggiore – ha sottolineato – non è una carenza alimentare immediata, ma uno shock per i fertilizzanti e la produzione”, ha affermato Qu.
Gli agricoltori di Asia, Africa e America Latina si trovano a dover affrontare costi di produzione più elevati e scelte difficili in merito all’uso dei fertilizzanti e alle colture. “Nell’immediato, abbiamo chiesto di mantenere aperti gli scambi commerciali, di evitare restrizioni all’esportazione di tutti i prodotti agricoli, di proteggere i corridoi alimentari umanitari e di garantire rotte logistiche alternative”, ha spiegato Qu. Inoltre, la Fao sta lavorando per migliorare l’efficienza nell’uso dei fertilizzanti attraverso iniziative come la mappatura del suolo e l’agricoltura di precisione.
Il comandante della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Esmail Ghaani, ha dichiarato che si sta formando una “nuova cintura di sicurezza della resistenza” che si estenderebbe dallo Stretto di Hormuz al Bab el-Mandeb, dal Golfo Persico al Mar Rosso.
Il generale ha elogiato gli attacchi missilistici degli Houthi yemeniti contro Israele, definiti “tempestivi e potenti”, sostenendo che dimostrerebbero “l’intelligenza del fronte della resistenza”. Ha aggiunto che “se necessario, altri si uniranno”, avvertendo inoltre che “le azioni ostili del regime sionista e degli Stati Uniti in questa regione riceveranno una risposta dal fronte unito della resistenza”. “Combattenti senza confini sorvegliano i vostri punti di passaggio. Continuate l’aggressione e vi afferreranno per la gola”, ha concluso.
Si è tenuta oggi la riunione straordinaria dei ministri dell’Agricoltura del G7 per far fronte alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz sul settore agricolo, in particolare sui prezzi dei fertilizzanti. L’Italia è stata rappresentata dal sottosegretario Luigi D’Eramo. “È essenziale sviluppare una strategia che coniughi interventi di risposta immediata con politiche strutturali. A seguito del blocco dello Stretto di Hormuz – ha ricordato nel suo intervento il sottosegretario Masaf – l’Italia, attraverso il ministro Francesco Lollobrigida, si è immediatamente attivata, sia in sede europea per richiedere la sospensione dei dazi sui principali fertilizzanti azotati utilizzati nella produzione agricola, sia a livello nazionale, destinando 100 milioni di euro a sostegno del settore primario, attraverso il riconoscimento di crediti di imposta alle aziende agricole per l’acquisto di fertilizzanti e carburanti”.
Nel corso della riunione è stata inoltre evidenziata l’importanza di diversificare le fonti di approvvigionamento di materie prime e di incentivare la produzione di fertilizzanti innovativi, anche derivanti dal recupero di sottoprodotti, in linea con i principi dell’economia circolare. “Le sfide richiamate oggi richiedono un impegno coordinato dei nostri Paesi per rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari. Tutti noi abbiamo il dovere morale e politico di rispondere alle emergenze non solo con dichiarazioni di principio, ma anche con azioni urgenti e concrete, attraverso politiche sostenibili e protese al futuro delle nuove generazioni”, ha concluso D’Eramo.
Nessun primo ministro israeliano può astenersi dal rispondere agli attacchi provenienti dall’Iran. E’ quanto avrebbe affermato il premier Benjamin Netanyahu nel corso dell’ultimo colloquio telefonico con il presidente americano Donald Trump, secondo quanto riferito da un funzionario israeliano a Nbc News.
La fonte ha confermato che Trump aveva chiesto a Netanyahu, già nel corso del primo colloquio, di evitare una rappresaglia. “Non si può normalizzare il lancio di 11 missili balistici contro Israele, semplicemente non si può”, ha affermato il funzionario. Nel corso della conversazione odierna, Netanyahu avrebbe tuttavia assicurato che Israele non proseguirà gli attacchi contro l’Iran finché Teheran non riprenderà a lanciare missili.
“Le forze armate hanno sempre avuto mano libera di agire e operare sulla base di una solida pianificazione e di decisioni approvate. Il nostro obiettivo è mettere fine alla guerra ed arrivare a una sicurezza duratura, non normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti, e non nutriamo alcuna fiducia nella controparte”. Lo ha dichiarato il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, nel suo quarto messaggio audio rivolto alla popolazione iraniana diffuso nelle ultime ore.
“Naturalmente, il nostro metodo non consiste in operazioni dettate dall’emotività né nel limitarsi a proclamare i diritti della nazione iraniana o a condannare i crimini del nemico”, ha proseguito il presidente del Parlamento di Teheran, aggiungendo che “non è deciso che dobbiamo andare o in guerra o al negoziato: andremo in guerra al momento giusto e negozieremo al momento giusto. Questo è il modo in cui possiamo sconfiggere il nemico”.
Il presidente americano Donald Trump ha riferito di aver fatto pressione sul premier Benjamin Netanyahu affinché sospendesse gli attacchi contro l’Iran, su richiesta di cinque Paesi della regione coinvolti negli sforzi di mediazione tra Washington e Teheran. Secondo quanto raccontato da Trump all’emittente israeliana Channel 12, lo stesso Iran aveva comunicato per primo che “non avrebbe più sferrato attacchi contro Israele” e avrebbe chiesto agli Stati Uniti di esortare Israele a interrompere i propri attacchi. “Ho chiamato Bibi e l’ho convinto a smettere”, ha affermato Trump.
Il presidente americano Donald Trump ha riferito di aver messo in guardia il premier israeliano Benjamin Netanyahu dal rischio di un’escalation del conflitto con l’Iran, nel corso del loro ultimo colloquio telefonico. “Ho detto a Bibi che farebbe molto bene a fare attenzione a ciò che sta facendo, perché potrebbe ritrovarsi molto presto da solo di fronte all’Iran”, ha raccontato all’emittente israeliana Channel 12.
Quattro operatori della Croce Rossa libanese sono stati feriti in un attacco contro un centro dell’organizzazione nella città di Tiro, nel sud del Libano. Lo ha riferito la Croce Rossa in una nota. I media statali libanesi avevano precedentemente riferito di un raid israeliano contro un veicolo parcheggiato davanti alla struttura.
Il Comando centrale dell’esercito statunitense ha reso noto di aver messo in uso nel Golfo dell’Oman la petroliera M/T Marivex, battente bandiera di Palau, dopo che l’imbarcazione avrebbe tentato di dirigersi verso un porto iraniano violando il blocco navale imposto da Washington.
Secondo quanto riferito dal Centcom, la nave non trasportava petrolio al momento dell’intervento. Il comando americano ha inoltre precisato che la Marivex è la settima imbarcazione ritenuta non conforme alle restrizioni e fermata dall’inizio del blocco, entrato in vigore il 13 aprile.
Riapriranno domani le scuole su tutto il territorio israeliano dopo la revoca della quasi totalità delle restrizioni introdotte durante la recente escalation con l’Iran. Lo riferisce il Times of Israel, citando una disposizione del ministero dell’Istruzione israeliano, secondo la quale nelle comunità vicine al confine con il Libano le lezioni dovranno svolgersi in prossimità di rifugi antiaerei. Nel resto del Paese, invece, le attività scolastiche riprenderanno regolarmente secondo il normale orario. In un primo momento, il ministro dell’Istruzione, Yoav Kisch, aveva ipotizzato un possibile slittamento della riapertura a mercoledì, nel caso in cui l’escalation con l’Iran fosse proseguita, per consentire agli istituti di organizzarsi.
Le autorità iraniane hanno annunciato la riapertura dello spazio aereo dopo la sospensione delle ostilità con Israele su pressione del presidente americano Donald Trump. Lo ha dichiarato il responsabile dell’aviazione iraniana, Abouzar Shiroodi, spiegando che le restrizioni di volo sono state revocate dopo il ripristino delle condizioni di sicurezza e il completamento del coordinamento con gli enti interessati. Le operazioni aeronautiche in tutto il Paese, ha aggiunto, stanno ora tornando progressivamente ai normali orari di servizio.
Israele sospende “per ora” le operazioni contro l’Iran, ma la guerra con Teheran e Hezbollah non è conclusa ed ogni nuovo attacco riceverà una risposta con la forza. E’ quanto ha affermato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, nelle sue prime dichiarazioni pubbliche dopo la nuova escalation militare con la Repubblica islamica.
“In questo momento il fuoco su questo fronte è stato fermato, perché dopo che il regime terroristico di Teheran è stato colpito ha smesso di attaccarci”, ha detto Netanyahu in un video apparentemente registrato, precisando però che la decisione non segna la fine delle ostilità.
Netanyahu ha avvertito che, in caso di nuovi attacchi, Israele risponderà “con la forza”. “Iran e Hezbollah sono oggi più deboli che mai e noi siamo più forti che mai. Ma la nostra battaglia contro di loro non è ancora finita”, ha sottolineato, ribadendo che le operazioni militari proseguiranno anche nel Libano meridionale per “distruggere tutta l’infrastruttura terroristica nella zona di sicurezza”.
“I nostri eroici combattenti stanno distruggendo Hezbollah”. Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in una videodichiarazione, promettendo che ”renderà sicuro il nord di Israele”.
“Continuiamo a distruggere tutte le loro infrastrutture terroristiche nella zona di sicurezza, comprese enormi strutture sotterranee”, ha aggiunto Netanyahu, affermando che ”Hezbollah aveva pianificato di invadere la Galilea con migliaia di terroristi e, allo stesso tempo, di distruggere le città di Israele con 150mila razzi e missili”.
”Abbiamo sventato la minaccia nucleare iraniana”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in una dichiarazione alla stampa. ”Ribadisco il mio impegno: l’Iran non avrà armi nucleari”, ha aggiunto il premier israeliano.
La Casa Bianca ha confermato che si è svolto un colloquio telefonico tra Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il secondo in circa 24 ore nel pieno dello scambio di attacchi tra Israele e Iran, successivamente interrotto dopo le pressioni del presidente americano. Lo ha riferito all’Afp un funzionario dell’amministrazione Usa.
“L’Iran e Hezbollah hanno cercato di imporci una nuova equazione, e questo è intollerabile e inaccettabile per me. Pensavano di poter sparare dal territorio libanese e dall’Iran contro Israele, e che noi non avremmo reagito. Questo non è successo e non succederà, non finché sarò io al comando”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in una dichiarazione ai media. ”L’Iran e Hezbollah sono più deboli che mai”, ha aggiunto il premier israeliano, affermando che la battaglia contro di loro non è ancora finita.
“Abbiamo rovesciato l’equazione del cessate il fuoco sulla carta e le sue ripetute violazioni sul campo”. Lo ha detto il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo lo stop alle ostilità con Israele annunciato dalle due parti su pressione del presidente americano Donald Trump. “Finché non ci sarà una reale volontà di costruire fiducia, la risposta dell’Iran sarà questa”, ha aggiunto il Presidente del Parlamento di Teheran in un post su X.
“Se spareranno di nuovo, risponderemo con la forza’”
”L’Iran intendeva attaccarci con i missili. Se non avessimo agito in tempo, oggi non saremmo qui”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ai media, aggiungendo che ”Israele ha il pieno diritto all’autodifesa”.
”Ora il fronte iraniano è sotto controllo”, ma ”se spareranno di nuovo, risponderemo con la forza”, ha aggiunto Netanyahu.
“La Repubblica Islamica dell’Iran non esercita alcuna influenza né interferenza nelle decisioni o nelle operazioni dei gruppi e degli attori regionali. Al tempo stesso, occorre rilevare che le azioni di Hezbollah e di altri gruppi della resistenza non si sono sviluppate in un vuoto politico o strategico, bensì costituiscono una reazione a una serie di aggressioni, provocazioni e ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del regime sionista”. Lo afferma in un’intervista all’Adnkronos l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri.
“La realtà dei fatti è che le attività di tali gruppi sono maturate nel contesto del perdurare delle politiche aggressive e belliciste perseguite dal regime sionista”, prosegue il diplomatico, secondo cui “l’inerzia e l’incapacità della comunità internazionale di contenere i comportamenti illegali di tale regime, compresi l’uccisione su larga scala di civili a Gaza e in Libano, nonché le reiterate aggressioni contro i Paesi della regione, hanno contribuito in misura significativa alla formazione e all’aggravarsi dell’attuale e complessa situazione”.
Qualsiasi attacco contro infrastrutture, interessi vitali o la sicurezza nazionale sarà considerato una violazione delle “linee rosse” dell’Iran e riceverà una risposta “decisa e proporzionata”. Lo afferma l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, in un’intervista all’Adnkronos dopo il nuovo scontro armato con Israele.
Il diplomatico sottolinea come la Repubblica islamica abbia dato prova “in modo chiaro e inequivocabile della propria buona fede” nell’attuazione del cessate il fuoco, pur denunciando ripetute violazioni attribuite agli Stati Uniti e a Israele. Secondo Sabouri, gli sviluppi recenti sarebbero la conseguenza diretta di comportamenti considerati “lesivi e destabilizzanti sia nei confronti del Libano da parte del regime sionista, sia nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran da parte degli Stati Uniti”. Ogni “atto di aggressione”, afferma, sarà affrontato con una risposta “proporzionata e adeguata” da parte delle Forze armate iraniane.
Sabouri richiama inoltre precedenti episodi di tensione regionale, sostenendo che “adeguate reazioni difensive” iraniane si sarebbero già verificate in risposta a violazioni nel Golfo Persico e ad attacchi contro il Paese dei Cedri. “Un chiaro esempio – rimarca – è rappresentato dalla risposta della Repubblica Islamica dell’Iran all’attacco del regime sionista contro impianti petrolchimici, cui è seguito un intervento di ritorsione contro obiettivi situati ad Haifa”.
L’Iran resta impegnato nel processo negoziale con gli Stati Uniti, pur non escludendo un ulteriore escalation regionale. E’ quanto afferma l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, in un’intervista all’Adnkronos, nella quale ribadisce la disponibilità di Teheran a proseguire il dialogo, senza escludere, tuttavia, il rischio di escalation. “Pur mantenendo la piena prontezza a fronteggiare qualsiasi atto di aggressione o eventuale violazione del cessate il fuoco, la Repubblica Islamica dell’Iran continua a partecipare al processo negoziale”, sottolinea il diplomatico, ricordando come Teheran abbia accolto “con spirito costruttivo e in buona fede” gli sforzi di mediazione internazionale, incluse le iniziative promosse dal Pakistan.
Allo stesso tempo, Sabouri segnala come gli sviluppi recenti nella regione – il raid israeliano su Beirut al quale ha fatto seguito l’attacco missilistico iraniano – indichino una fase ancora altamente instabile. Le operazioni militari di Israele, in particolare quelle contro il Libano, vengono definite come elementi che “evidenziano un atteggiamento negativo nei confronti del percorso diplomatico” e un tentativo di ostacolare il negoziato in corso.
Per l’ambasciatore, dunque, “la possibilità di una nuova escalation o di nuovi episodi di conflitto non è ancora esclusa”, anche se la Repubblica islamica “nel mantenere la propria capacità di difesa e la ferma determinazione a rispondere a qualsiasi aggressione, continuerà a perseguire un approccio responsabile e costruttivo a sostegno della diplomazia e degli sforzi volti al conseguimento di soluzioni politiche durature e sostenibili”.
L’Iran resta impegnato nel processo negoziale con gli Stati Uniti, pur non escludendo un’ulteriore escalation regionale. È quanto afferma l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, in un’intervista all’Adnkronos, nella quale ribadisce la disponibilità di Teheran a proseguire il dialogo, pur avvertendo che il quadro regionale rimane altamente instabile.
“Pur mantenendo la piena prontezza a fronteggiare qualsiasi atto di aggressione o eventuale violazione del cessate il fuoco, la Repubblica Islamica dell’Iran continua a partecipare al processo negoziale”, sottolinea il diplomatico, ricordando come Teheran abbia accolto “con spirito costruttivo e in buona fede” gli sforzi di mediazione internazionale, incluse le iniziative promosse dal Pakistan.
Secondo Sabouri, gli sviluppi più recenti nella regione – dal raid israeliano su Beirut all’attacco missilistico iraniano che ne è seguito – confermano una fase ancora estremamente fragile. Le operazioni militari israeliane, in particolare quelle contro il Libano, vengono definite elementi che “evidenziano un atteggiamento negativo nei confronti del percorso diplomatico” e un tentativo di ostacolare i negoziati in corso.
Per l’ambasciatore, dunque, “la possibilità di una nuova escalation o di nuovi episodi di conflitto non è ancora esclusa”, anche se la Repubblica islamica continuerà a perseguire un approccio che definisce “responsabile e costruttivo” a sostegno della diplomazia e di soluzioni politiche durature.
Sul piano della sicurezza, Teheran ribadisce linee rosse nette: qualsiasi attacco contro infrastrutture, interessi vitali o la sicurezza nazionale sarà considerato una violazione e riceverà una risposta “decisa e proporzionata”. Sabouri sottolinea come la Repubblica islamica abbia già dimostrato in passato la propria capacità di reazione, citando episodi di tensione nel Golfo Persico e ritorsioni contro obiettivi israeliani dopo attacchi a infrastrutture iraniane.
Il diplomatico accusa inoltre Stati Uniti e Israele di aver contribuito al deterioramento del quadro regionale, parlando di comportamenti “lesivi e destabilizzanti” e di ripetute violazioni del cessate il fuoco. “La Repubblica Islamica dell’Iran ha dato prova in modo chiaro e inequivocabile della propria buona fede nell’attuazione del cessate il fuoco”, afferma, sostenendo che gli sviluppi recenti siano una conseguenza diretta di tali azioni.
Sabouri richiama infine la dimensione regionale del conflitto, respingendo le accuse di un ruolo di comando iraniano su Hezbollah, milizie irachene e Houthi. “La Repubblica Islamica dell’Iran non esercita alcuna influenza né interferenza nelle decisioni o nelle operazioni dei gruppi e degli attori regionali”, afferma, pur sottolineando come tali movimenti si inseriscano in un contesto segnato da “aggressioni, provocazioni e ripetute violazioni del cessate il fuoco”.
Secondo l’ambasciatore, le dinamiche attuali sono il risultato anche dell’”inerzia e incapacità della comunità internazionale” nel contenere i comportamenti israeliani, citando le vittime civili a Gaza e in Libano e le continue escalation nella regione. Un quadro che, avverte Teheran, continua ad alimentare instabilità e rischi di ulteriore allargamento del conflitto.
L’esercito israeliano continuerà a operare contro Hezbollah in Libano e a colpire Beirut nel caso in cui il gruppo attaccasse Israele. Lo ha ribadito il ministro della Difesa Israel Katz, nel suo primo commento dopo lo stop alle ostilità arrivato su pressione del presidente americano Donald Trump. “Dahiyeh a Beirut sarà trattata allo stesso modo delle comunità del nord – ha detto Katz riferendosi alla roccaforte di Hezbollah nella periferia della capitale libanese – Qualsiasi attacco alle comunità del nord porterà a un attacco a Dahiyeh. L’Idf continuerà a operare in Libano contro l’organizzazione terroristica Hezbollah”.
Il ministro ha inoltre dichiarato che Israele “respinge categoricamente le minacce iraniane”. “Qualsiasi tentativo iraniano di collegare il Libano e l’Iran e di attaccare Israele sarà affrontato con grande forza, come accaduto ieri”, ha aggiunto Katz. L’Iran aveva avvertito in precedenza che avrebbe risposto a qualsiasi ulteriore “aggressione” israeliana in Libano, incluso il sud del Paese.
Gli Stati Uniti non hanno intercettato alcuno dei missili balistici lanciati dall’Iran contro Israele durante gli attacchi della scorsa notte. Lo ha riferito alla Cnn un funzionario americano, smentendo quanto dichiarato in precedenza dalla parte israeliana. Secondo la fonte, l’esercito statunitense non avrebbe abbattuto alcun missile, segnando una possibile discontinuità rispetto a precedenti fasi del conflitto, quando Washington aveva invece contribuito alla difesa di Israele con i propri sistemi di intercettazione.
La smentita contraddice quanto affermato da un funzionario militare israeliano, che aveva parlato di un supporto americano alle difese aeree israeliane, inclusa l’intercettazione di alcuni ordigni. Lo stesso funzionario statunitense ha comunque confermato che durante la notte c’è stato un coordinamento tra le forze armate dei due Paesi, precisando che il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha avuto due colloqui con il comandante del Centcom, Brad Cooper.
I fattori che possono provocare una nuova escalation, spiega Vaez, restano infatti in gran parte esterni al canale negoziale tra Stati Uniti e Iran e riguardano soprattutto la volontà di Israele di mantenere la propria libertà d’azione in Libano e il rifiuto di Hezbollah di arretrare o deporre le armi.
Nell’analisi dell’esperto pesa, inoltre, la dimensione politica israeliana. “Israele ha bisogno di una guerra permanente perché Netanyahu possa sopravvivere politicamente”, afferma Vaez, sottolineando come le scelte del primo ministro israeliano debbano essere lette anche alla luce delle difficoltà che affronta sul fronte politico interno.
‘Netanyahu ha interesse a guerra permanente’
L’attacco israeliano contro Beirut e la successiva risposta iraniana rappresentano “un campanello d’allarme” per gli Stati Uniti, chiamati ora a gestire una crisi che rischia di travolgere il delicato equilibrio raggiunto negli ultimi mesi con Teheran. E’ l’analisi in un’intervista all’Adnkronos di Ali Vaez, direttore dell’Iran Project presso l’International Crisis Group (Icg) di Bruxelles, secondo cui resta ancora da capire “se Donald Trump sarà disposto o in grado di recepire il messaggio”.
Secondo Vaez, la decisione dell’Iran di reagire dopo il raid israeliano su obiettivi di Hezbollah nella capitale libanese dimostra che Teheran ha ormai reso concreta “la propria dottrina del collegamento tra i vari fronti regionali”. Una scelta che complica gli sforzi americani di separare il dossier nucleare ed i rapporti con l’Iran dalle tensioni tra Israele, Libano e Hezbollah.
L’esperto invita tuttavia alla cautela rispetto alle interpretazioni secondo cui l’attacco a Beirut sarebbe la prova che un accordo tra Stati Uniti ed Iran sia ormai imminente. “Non necessariamente”, osserva. A suo giudizio, il raid israeliano non è un indicatore decisivo sullo stato dei negoziati, quanto piuttosto la dimostrazione di quanto sia difficile isolare il dialogo tra Washington e Teheran dalle dinamiche regionali.
I fattori che possono provocare una nuova escalation, spiega Vaez, restano infatti in gran parte esterni al canale negoziale tra Stati Uniti e Iran e riguardano soprattutto la volontà di Israele di mantenere la propria libertà d’azione in Libano e il rifiuto di Hezbollah di arretrare o deporre le armi.
Nell’analisi dell’esperto pesa, inoltre, la dimensione politica israeliana. “Israele ha bisogno di una guerra permanente perché Netanyahu possa sopravvivere politicamente”, afferma Vaez, sottolineando come le scelte del primo ministro israeliano debbano essere lette anche alla luce delle difficoltà che affronta sul fronte politico interno.
Sono oltre una decina i feriti dei recenti attacchi israeliani in Iran, secondo fonti dei servizi di emergenza medica del Paese. L’agenzia di stampa Mehr parla di 15 feriti, 14 nel distretto di Mahshahr e uno a Tehran. Uno solo dei feriti è ancora ricoverato in ospedale. Lo riporta Sky News.
Il premier pakistan Shehbaz Sharif esorta le parti coinvolte nel conflitto in Medio Oriente a “esercitare moderazione e dare alla pace un’altra possibilità”. Lo scrive su X, definendo la recente escalation “un duro promemoria dei pericoli associati a un cessate il fuoco fragile e delle conseguenze insopportabili a cui può portare”.
“Mentre lavoriamo con impegno e con fatica, insieme ai nostri fratelli e partner, per trovare una soluzione diplomatica e pacifica al conflitto, e soprattutto quando l’obiettivo finale è ormai vicino, esortiamo sinceramente tutte le parti a esercitare moderazione e a dare alla pace un’ulteriore possibilità – afferma Sharif – Continuiamo a seguire il percorso della pace e della diplomazia, che offre prospettive di successo ben più ampie rispetto alla violenza e alla distruzione”.
Un incendio è divampato su una petroliera al largo delle coste dell’Oman, con 24 marinai indiani a bordo. Lo rende noto l’autorità marittima indiana spiegando che tutti i membri dell’equipaggio sono illesi. La nave Marivex, battente bandiera del Madagascar, non trasportava merci.
“Tutti i marittimi indiani sono attualmente al sicuro. Ci stiamo coordinando con il ministero degli Esteri, le nostre missioni diplomatiche indiane all’estero, la Marina indiana e il Ministero della Difesa per garantirne la sicurezza”, è la dichiarazione ufficiale.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno condotto nuovi raid aerei vicino alla città di Tiro, nel Libano meridionale. Lo riporta l’emittente Al Araby parlando di due attacchi simultanei sulle zone di Al-Burj al-Shamali e Al-Maashouk, entrambe a est della città costiera di Tiro. I nuovi attacchi arrivano dopo il colloquio telefonico tra Trump e Netanyahu e dopo che l’Iran si è detto pronto a interrompere i raid contro Israele se le Idf avessero smesso di attaccare il Libano.
Il presidente statunitense Donald Trump ha avuto poco fa un nuovo colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Lo riferisce l’emittente isrealiana Channel 12, senza specificare il contenuto del confronto.
“Diplomazia e difesa sono le due ali del potere nazionale: non abbiamo abbandonato né il campo di battaglia né il tavolo dei negoziati”. Lo ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. “La nostra priorità è la sicurezza nazionale e la pace del nostro popolo. Difenderemo con determinazione i diritti della nazione e non arretreremo di fronte ad alcuna minaccia – si legge in un post su X -. Con l’aiuto di Dio, grazie all’unità e alla razionalità, anche questa volta l’Iran uscirà vittorioso da questa prova”.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu riunirà alle ore 20 italiane il gabinetto di sicurezza per discutere dell’escalation delle ostilità tra Israele e Iran. Lo riferisce alla Cnn un funzionario israeliano.
Poco dopo l’appello del presidente statunitense Donald Trump a Iran e Israele affinché smettessero di “sparare”, le forze armate di Teheran hanno annunciato la “cessazione” delle operazioni contro Israele, sostenendo di aver già inflitto una “risposta dolorosa”. Lo dichiara il comando militare congiunto iraniano Khatam al-Anbiya, precisando che le azioni sono state condotte a sostegno del popolo libanese in risposta ai raid che hanno ucciso anche diversi civili.
Il Consiglio europeo ha approvato l’estensione ad altre due persone e un’entità delle sanzioni contro i responsabili delle azioni e politiche dell’Iran che hanno portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz e alle pesanti ricadute in termini economici e di libertà di navigazione nel Medio Oriente. Lo conferma un comunicato, il quale specifica che con le misure restrittive si applicano ora a 26 persone fisiche e giuridiche e 27 entità provenienti da una serie di Paesi, tutte soggette a congelamento dei beni e divieto di ricevere fondi o risorse dall’Ue, oltre a un divieto di viaggio per le persone fisiche.
L’entità aggiunta alla lista dei sanzionati è il Comando provinciale di Hormozgan della Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Come spiega il testo, tali forze navali avrebbero assunto il controllo dello Stretto e implementato un sistema di pedaggio per cui le navi sono tenute a fornire documentazione identificativa e informazioni sul carico e sulla destinazione, dati poi trasmessi al Comando in questione.
Le due persone sono state aggiunte alla lista “per aver sostenuto le azioni dell’Iran che ostacolano il passaggio di transito lecito e la libertà di navigazione”. Si tratta di Mohammad Akbarzadeh, vicecomandante per gli Affari politici della Marina dei Pasdaran; il secondo Hamid Hosseini, rappresentante dell’Unione degli esportatori di petrolio, gas e prodotti petrolchimici dell’Iran e membro della Camera di Commercio del Paese, che nella sua funzione “promuove la politica di sottoporre, essere valutati e pagare le tasse di transito alle autorità iraniane per un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Il comando militare iraniano dichiara che risponderà “con fermezza a ogni ulteriore aggressione”. “In caso di continua aggressione e atti di ostilità, gli Stati Uniti e Israele saranno trattati con ancora maggiore fermezza”, dichiara il portavoce Khatam al-Anbiya in un video diffuso dalla TV iraniana.
Donald Trump esorta l’Iran e Israele a cessare i rispettivi attacchi. “Israele e l’Iran devono smettere immediatamente di sparare”, ha scritto sul social Truth il presidente statunitense.
“La situazione non è delle migliori. Noi favoriamo sempre il dialogo”, ma “c’è chi non vuole che si raggiunga la pace in Libano, soprattutto Hezbollah, che continuando a attaccare il nord di Israele provoca reazioni israeliane”. Lo dichiara il ministro degli Esteri Antonio Tajani incontrando i giornalisti alla Farnesina al margine del Forum Italia-Norvegia e commentando la ripresa degli attacchi tra Iran e Israele.
“Noi non condividiamo gli attacchi contro la popolazione civile, ma va assolutamente condannato l’atteggiamento di Hezbollah. Hezbollah deve essere disarmato, per questo sosteniamo il rafforzamento delle forze armate libanesi che dovranno sempre più assumere il controllo del sud del loro Paese”, aggiunge.
L’Iran avrebbe lanciato “circa 30 missili balistici” contro Israele da domenica sera. Lo rende noto un funzionario militare israeliano. “Hanno lanciato circa 30 missili balistici verso Israele e gli Houthi ne hanno lanciati altri due, uno dei quali è caduto prima di raggiungere Israele”, commenta il funzionario durante un briefing con i giornalisti.
L’esercito israeliano si sta preparando ad almeno diversi giorni di combattimenti con l’Iran, e potenzialmente anche una ripresa completa della guerra, e sta operando in coordinamento con gli Stati Uniti. L’Idf ha affermato in una nota, ripresa dai media israeliani, che gli Usa stanno coordinando le proprie azioni con Israele e collaborando negli sforzi di difesa aerea, sottolineando al contempo che gli attacchi dell’aviazione israeliana in Iran sono stati condotti in due ondate utilizzando esclusivamente velivoli israeliani, compresi gli aerei cisterna.
Secondo informazioni ottenute da Iran International, le comunicazioni tra la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei e i funzionari iraniani sono state interrotte ieri notte. Una fonte a conoscenza degli sviluppi ha affermato che gli attacchi missilistici contro Israele sono stati probabilmente condotti secondo protocolli militari prestabiliti, senza alcun coordinamento con l’ufficio della Guida Suprema Ali Khamenei. La fonte ha aggiunto che la risposta delle Guardie Rivoluzionarie all’attacco israeliano contro la periferia meridionale di Beirut è sembrata troppo rapida per essere stata la conseguenza di uno scambio di messaggi con Mojtaba Khamenei.
Almeno sette persone sono state uccise e 24 ferite in una serie di raid israeliani compiuti nelle ultime ore: lo riferiscono fonti locali e l’agenzia di notizie libanese Nna, secondo cui gli attacchi hanno colpito diverse località nei distretti di Nabatiye, Sidone, Tiro, Bint Jbeil, Marjayoun e Jezzine. A Zefta, nella regione di Nabatiye, una prima incursione ha colpito un’abitazione, causando la morte di quattro persone. Tra le vittime ci sono Adam Wehbi e la madre Khadija Hamze, che era fuggita da Marwaniye, nel distretto di Sidone, dopo gli ordini di sfollamento forzato diramati da Israele.
Sono stati uccisi anche Mohammad Naanouh e Hussein Akil, secondo le fonti locali. Una seconda incursione ha preso di mira l’area attorno alla scuola Al Taliha, dove sono ospitati sfollati. Undici persone sono rimaste ferite dalle schegge di vetro provocate dall’esplosione. A Marwaniye, sempre nel distretto di Sidone, tre persone sono state uccise e altre dieci ferite in un raid sulla piazza del villaggio. Dopo le 2 del mattino, nuove incursioni hanno colpito sia Zefta sia Marwaniye. Poco prima, un raid aereo aveva preso di mira un’abitazione ad Ain Qana, nella regione di Nabatiye. Un altro attacco contro una casa a Saksakiye, nel distretto di Sidone, ha causato tre feriti. Nelle stesse ore, colpi di artiglieria israeliani hanno interessato Kfarremmane e Habboush, nella regione di Nabatiye, Braashit, nel distretto di Bint Jbeil, e Blat, nel distretto di Marjayoun. Altri raid hanno colpito Qlayle e Hallousiye, nel distretto di Tiro, mentre nel distretto di Jezzine sono state segnalate tre incursioni militari israeliane a Sajud e un’altra nella zona del Monte Rihan.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno lanciato un avvertimento, affermando che Israele ha avviato una pericolosa escalation colpendo infrastrutture civili e impianti dell’industria petrolifera. L’escalation si estenderà a tutti gli obiettivi energetici regionali e qualsiasi danno conseguente all’economia globale ricadrà sugli Stati Uniti, che l’Iran ritiene responsabili in quanto principali istigatori. I Pasdaran, riporta Al Jazeera, affermano di aver attaccato un impianto chimico ad Haifa, in Israele, per rappresaglia a un attacco simile sul loro territorio
Il Primo Ministro del Qatar e il Ministro degli Esteri iraniano hanno avuto un colloquio telefonico per discutere del Libano e del contenimento dell’escalation nella regione, ha dichiarato il Ministero degli Esteri di Doha in un comunicato. Lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani ha ribadito ad Abbas Araghchi l’importanza di raggiungere un accordo per una “pace definitiva” nella regione, si legge nel comunicato.
L’Alta rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, Kaja Kallas, ha esortato alla calma dopo che Iran e Israele si sono scambiati attacchi, mettendo alla prova una fragile tregua e minacciando le speranze di un accordo per porre fine alla guerra in Medio Oriente. “Da un giorno all’altro, abbiamo assistito a una nuova escalation. Credo che la regione non abbia bisogno di un’escalation, ma piuttosto che le parti si siedano a un tavolo negoziale e trovino un accordo”, ha affermato Kallas.
Un impianto petrolchimico nel sud-ovest dell’Iran è stato colpito poco fa da raid aerei israeliani. Lo riporta l’agenzia di stampa Fars. La compagnia petrolchimica Karun Mahshahr, nella provincia del Khuzestan, è stata colpita da attacchi condotti dal “nemico sionista”, subendo danni parziali, scrive Fars. Un funzionario israeliano ha confermato che l’aeronautica militare ha colpito un impianto petrolchimico in Iran. L’attacco è avvenuto a una distanza di circa 1.300 chilometri da Israele ha detto il funzionario secondo quanto riporta la stampa israeliana.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) affermano di aver rilevato il lancio di missili balistici dall’Iran verso Israele. Le sirene, riportano i media israeliani, risuonano in vaste aree del Paese, tra cui Gerusalemme, Beersheba e l’aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano: le ultime notizie
Donald Trump dichiara all’emittente Nbc News che Iran e gli Stati Uniti sarebbero “molto vicini” a un accordo di pace. In un’intervista esclusiva, Trump ha fornito dettagli sullo stato dei negoziati per porre fine alla guerra con l’Iran e sul suo impatto sull’economia. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti collaboreranno con l’Iran per recuperare e distruggere l’uranio altamente arricchito se riuscirà a raggiungere un accordo con Teheran per porre fine alla guerra che dura da tre mesi tra i due Paesi.
Ci soono ancora “un paio di punti” di disaccordo, che “non sembrano nemmeno punti importanti”, ha aggiunto Trump affermando che l’Iran ha già accettato una clausola in cui si impegna a non sviluppare armi nucleari. Il presidente americano ha però precisato di volere che l’Iran rinunci anche al diritto di acquisire tali armi in altri modi. L’Iran ha opposto “un po’ di resistenza e poi non l’ha più fatto”, ha aggiunto.
“Se raggiungiamo un accordo che ci dia ragione, andremo tutti insieme. Sarà la nostra attrezzatura. La porteremo via e la distruggeremo, che sia in loco o che la portiamo altrove”, riporta “Meet the Press” della Nbc News. “E andremo con loro o senza di loro. Ma non permetteremo che qualcuno ci spari addosso, ok?” ha detto Trump all’emittente.
In assenza di un accordo, Trump dichiara che indebolirà ulteriormente l’esercito iraniano al punto che le forze americane potranno recuperare il materiale in sicurezza in autonomia. “Ora, se non raggiungiamo un accordo, li elimineremo militarmente in modo molto duro. E aspetteremo di averlo fatto prima di andarcene, nel qual caso saremo al sicuro in entrambi i casi”. Trump ha anche affermato che gli Stati Uniti potrebbero monitorare l’attività perché, grazie alla sua Forza Spaziale, dispongono di “telecamere nello spazio“: “Una tecnologia davvero incredibile”, dice a Nbc.
Situazione immutata, nel frattempo, in Libano. E riprendono le ostilità tra Israele e Iran, nonostante il cessate il fuoco in vigore.
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