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Hantavirus, pubblicato il vademecum dell’Iss: sintomi, contagio e vaccino

Hantavirus, pubblicato il vademecum dell’Iss: sintomi, contagio e vaccino
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L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il vademecum sull’hantavirus: tutto ciò che c’è da sapere sulla patologia

Gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e vengono occasionalmente trasmessi all’uomo. L’infezione nell’uomo può causare gravi malattie e spesso la morte, sebbene le patologie varino a seconda del tipo di virus e dell’area geografica. I sintomi dell’Hps si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale al virus, ma possono comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione.

I casi di Hantavirus più recenti

Il 2 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Il 6 maggio sono stati identificati sette casi (cinque casi di hantavirus confermati in laboratorio e due casi sospetti), tra cui tre decessi. Il virus è stato identificato come hantavirus delle Ande. Per gli ultimi aggiornamenti sulla situazione e sulla risposta internazionale si possono consultare le pagine dedicate dell’Oms e dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie).

Come avviene l’infezione?

 L’infezione da Hantavirus umano si contrae, principalmente, attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori, sebbene possa verificarsi anche durante le normali attività in aree fortemente infestate. I casi umani sono più comunemente segnalati in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie, dove sono presenti roditori e le opportunità di esposizione sono maggiori. Sebbene non comune, è stata segnalata una limitata trasmissione inter umana della sindrome polmonare da ipersensibilità (Hps) in contesti comunitari che prevedono contatti stretti e prolungati. A oggi, la possibilità di trasmissione inter umana è stata documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile, che è anche quello che secondo le prime analisi ha causato il focolaio sulla nave. Infezioni secondarie tra gli operatori sono state precedentemente documentate nelle strutture sanitarie, sebbene rimangano rare.

Quanto è diffuso l’hantavirus?

Le infezioni da hantavirus sono relativamente rare a livello globale. Nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi con un tasso di letalità del 25,7 per cento. Nella Regione europea, nel 2023 sono state segnalate 1885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), segnando il tasso più basso osservato tra il 2019 e il 2023. Nell’Asia orientale, in particolare in Cina e nella Repubblica di Corea, la febbre emorragica da hantavirus con sindrome renale (Hfrs) continua a causare migliaia di casi ogni anno, sebbene l’incidenza sia diminuita negli ultimi decenni. Ad oggi non ci sono segnalazioni di casi umani di infezione sul territorio nazionale.

Esiste un farmaco o un vaccino?

Non esiste attualmente un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l’infezione, la terapia è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso precoce alla terapia intensiva, quando clinicamente indicato, migliora gli esiti, in particolare, per i pazienti con sindrome cardiopolmonare. l rischio di contagio da hantavirus originatosi da questo focolaio sulla nave da crociera per la popolazione generale dell’Ue/See è molto basso secondo l’Ecdc.

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