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Hormuz chiuso, petrolieri contenti

Hormuz chiuso, petrolieri contenti
Stretto di Hormuz (foto Imagoeconomica)

Nello stretto di Hormuz, di fatto oggi chiuso sia dalle navi americane che da quelle iraniane, transitava all’incirca un terzo del greggio che serve alle economie occidentali per funzionare. La conseguenza è che i restanti due terzi di produttori sono entrati in una fase molto conveniente perché – secondo una “vecchia” legge dell’economia – se l’offerta diminuisce e la domanda resta invariata, il prezzo della prima aumenta.
Quindi, i petrolieri occidentali stanno realizzando affari colossali e utili di dimensioni mai visti. Fra essi sono quelli statunitensi che stanno realizzando i migliori affari, per la semplice ragione che il loro presidente, Donald Trump, ha di fatto militarizzato il Venezuela – che, com’è noto, è uno dei più grossi produttori di petrolio del mondo – e, attraverso la sua vice presidente Delcy Rodríguez (diventata presidente vicario dopo l’arresto del predecessore Nicolas Maduro), governa tutta quella materia prima.
Quindi, la crisi mondiale si sta rivelando un business incalcolabile per la corporazione dell’energia fossile.

Petrolio e inflazione, l’effetto sui cittadini occidentali

Da quanto precede la conseguenza grave per i cittadini dell’Occidente è l’aumento sensibile dell’inflazione, che ha già portato la Banca Centrale Europea ad aumentare di un quarto di punto il tasso ufficiale, cioé al 2,5 per cento.
La Federal Reserve americana, con il nuovo presidente, Kevin Warsh, ancora resiste, ma si prevede a breve che anch’essa aumenterà di un quarto di punto il tasso ufficiale.
Tale situazione si riflette già sul carrello della spesa e incide negativamente su cittadini e cittadine che vivono di stipendio, perché, com’è noto, i compensi fissi non si adeguano mai all’inflazione.
C’è anche da tenere conto di un altro parametro e cioè il Pil. L’Unione europea prevede un incremento di poco più dell’uno per cento, il nostro Paese di meno dell’uno per cento. Ma con l’inflazione al tre per cento, il tenore di vita dei cittadini europei e italiani diminuisce di due punti (tre dell’inflazione meno uno dell’incremento del Pil).
Quanto precede è di una semplicità elementare e non si capisce com’è che i governanti lo ignorino.

Guerra e crisi energetica, lo scenario dopo Hormuz

Non sembra che il conflitto di Hormuz si risolverà a breve. Anzi, qualcuno pronostica che esso andrà oltre la fine dell’anno, il che costituirebbe un aggravio per la popolazione, che vedrebbe aumentare ulteriormente l’inflazione e quindi diminuire il potere di acquisto dei propri compensi.
Il quadro che abbiamo delineato, non per la prima volta, è conseguenza di un comportamento irresponsabile della Commissione europea, presieduta da Ursula von der Leyen, la quale ha dimostrato enormi limiti nella capacità previsionale del futuro e quindi si è condotta come il parroco di campagna senza averne il buonsenso.
All’interno pubblichiamo una pagina che riassume i punti principali dell’accordo di Antalya del 2022 che, se fosse stato firmato da Ucraina e Russia, avrebbe fatto cessare quell’insana guerra, la quale è la causa di tutti i disastri prima elencati. Fra essi, la chiusura dei tubi di carburante russi, che ha fatto balzare in alto il prezzo dei prodotti energetici fossili.

Accordo di pace Russia-Ucraina e prezzi dell’energia

L’Ue è ancora in tempo a invertire questa sciagurata linea e a spingere Ucraina e Russia a firmare un accordo di pace, sulla base di quello del 2022 che, ripetiamo, è pubblicato nelle pagine interne. Di conseguenza, l’indomani i tubi energetici russi verrebbero riaperti, il prezzo del carburante ritornerebbe alla normalità e l’inflazione imboccherebbe la via virtuosa della discesa, con benefici effetti sui carrelli della spesa e sugli stipendi della popolazione europea.

La prospettiva è semplice, ma dovrebbe abbattere la resistenza delle corporazioni dei petrolieri e armieri, i quali, invece, spingono i Governi a fare continuare la guerra perché così loro possono avere ancora questi enormi profitti, che li stanno facendo arricchire oltre ogni misura.
Tutto questo è contrario a un saggio Governo dei popoli, che nei loro rappresentanti istituzionali dovrebbero trovare persone di buonsenso e di alta moralità.
Ma chi soggiace ai voleri egoistici delle corporazioni non ha né buonsenso né moralità.