Non è stata un’operazione di buon gusto istituzionale quella dei fratelli Berlusconi, Marina e Pier Silvio, che hanno invitato nella propria sede di Cologno Monzese il leader di Forza Italia (o supposto tale), Antonio Tajani.
All’Opinione pubblica è sembrata una sorta di convocazione di un dirigente che veniva a riferire ai datori di lavoro il proprio rapporto, ricevendo poi le relative istruzioni.
I fratelli Berlusconi bloccano i congressi e impongono il rinnovamento di Forza Italia
E le istruzioni ci sono state: i fratelli Berlusconi hanno ordinato che congressi non se ne facciano – perché la democrazia in Forza Italia è una parola formale – e hanno imposto un rinnovamento del partito, che si è obbiettivamente appiattito su figure tradizionali, non adeguate al programma che un Paese moderno come il nostro dovrebbe avere.
Risolto il caso del capogruppo di FI alla Camera, Paolo Barelli (consuocero di Tajani), che diventa vice ministro.
Forza Italia verso il Centro: la strategia per conquistare il 50% degli astenuti
Al di là di questi piccoli cambiamenti, il programma dei Berlusconi è ben più ampio e profondo. Vediamo di che si tratta.
In primo luogo, sembra che essi abbiano dato disposizione per spostare al Centro il partito – così come lo ideò il loro padre Silvio – che oggi è appiattito su Fratelli d’Italia, anche per ragioni numeriche.
I fratelli Berlusconi, probabilmente assistiti dai sondaggi, hanno capito che al Centro vi è uno spazio piuttosto grande, costituito da quel cinquanta per cento di italiane e italiani che non va a votare.
Sono proprio elettrici ed elettori del Centro – una volta rappresentativi della cosiddetta “maggioranza silenziosa” – che oggi potrebbero rimpolpare fortemente le fila di Forza Italia, che continua a galleggiare intorno al nove per cento.
Il modello 1994: Pier Silvio Berlusconi vuole riesumare il progetto del padre Silvio
Per realizzare questo obiettivo – peraltro non dichiarato perché ufficialmente i fratelli Berlusconi non sono i capi del partito, anche se lo finanziano abbondantemente – c’è bisogno, appunto, di un forte rinnovamento nelle figure che lo compongono. Non vorremmo sbagliare, ma ci sembra che essi abbiano riesumato il progetto del padre, che lo portò a quell’esaltante vittoria nel 1994.
Quale fu il progetto di Silvio Berlusconi? Mobilitare l’Opinione pubblica, i ceti intermedi, l’imprenditoria e tutte quelle altre parti della popolazione che non si riconoscevano più nelle stanche e obsolete figure partitocratiche che avevano portato l’Italia al fallimento.
Berlusconi riuscì nel suo intento, governando più volte il Paese, anche con l’alleanza della Lega di Bossi, che però una volta lo tradì mandandolo a casa.
Società civile al posto dei politici di professione: il piano per il futuro di FI
Ora, sembra che i fratelli Berlusconi abbiano in mente un’operazione analoga, cioé mandare a casa la maggior parte dei politici di professione, che ormai non attraggono voti, e sostituirli con figure nuove prelevate dalla società civile.
Ovviamente questo progetto ha bisogno di una figura di leadership. Non è escluso che questa possa essere impersonata da Pier Silvio, figlio di Silvio.
È un bene o un male questa ipotesi di progetto per il nostro Paese? Non lo sappiamo. Sappiamo però che il ceto politico dev’essere profondamente rinnovato, mandando a casa i professionisti della politica come Pier Ferdinando Casini, che è in Parlamento da quarantadue anni: uno sconcio.
Tajani saprà realizzare il progetto? Un buon dirigente che deve mettere più pepe
Sarà capace Tajani di realizzare questa ipotesi di progetto che noi stiamo intuendo? Non lo sappiamo.
Ho avuto la possibilità di conoscerlo in occasione di un Forum che feci con lui a Bruxelles, quando era presidente del Parlamento europeo, pubblicato il 20 maggio del 2017. Egli mi sembrò una persona pacata, capace di tenere i nervi a posto e anche intelligente, pur non essendo un fulmine di guerra. Insomma, un buon dirigente, che però deve mettere del pepe nella sua azione e anche nella sua comunicazione, troppo felpata per incidere.
Troverà resistenze di ogni tipo, perché tutti quelli che vivono di politica, in quanto sono senza mestiere, non hanno nessuna voglia di andarsene a casa. E, d’altra parte, personalità della società civile non hanno nessuna intenzione di entrare in un agone politico denso di schifezze e porcherie. Insomma, le persone perbene non vogliono farsi contaminare.
Cosa succederà? Ai posteri l’ardua sentenza.

