Resta sotto i riflettori il delitto di Garlasco. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, emergono nuove valutazioni tecniche che riaccendono il dibattito sulla ricostruzione della dinamica avvenuta nella villetta di via Pascoli. Secondo la ricostruzione della dinamica omicidiaria della procura di Pavia , la giovane sarebbe arrivata giù dalle scale secondo una specifica dinamica. A questa ipotesi, si oppongono i genitori della vittima, per i quali rimane valida la formula confermata dalla sentenza del processo Stasi bis.
La ricostruzione dell’omicidio secondo la procura di Pavia
L’ipotesi si inserisce nel confronto tra diverse letture tecnico-scientifiche elaborate nel tempo. In particolare, secondo gli approfondimenti del Ris di Cagliari, la vittima sarebbe stata “spinta” giù dalle scale e successivamente colpita ancora, una dinamica che si discosta da alcune ricostruzioni precedenti. Parte della ricostruzione della dinamica omicidiaria della procura di Pavia si fonda sull’analisi degli schizzi di sangue, la cosiddetta Bpa (Bloodstain pattern analysis), condotta dagli specialisti del Ris.
Secondo gli investigatori, l’assassino avrebbe colpito “reiteratamente” Chiara Poggi al piano terra, per poi trascinarla verso la porta del seminterrato. In quel punto l’avrebbe “colpita nuovamente” fino a farla svenire, quindi il corpo sarebbe stato “spinto” e fatto scivolare lungo la scala. Successivamente, in corrispondenza del quarto gradino dal basso, l’aggressore avrebbe continuato a colpire la vittima, in particolare al capo, fino a provocarne la morte con ulteriori 4 o 5 colpi. Per questa ricostruzione, ad Andrea Sempio – unico indagato per l’omicidio – viene contestata l’aggravante delle sevizie.
I Poggi contro la ricostruzione della procura
I genitori di Chiara Poggi si oppongono all’ipotesi formulata dalla procura di Pavia. Secondo i coniugi, la figlia sarebbe stata gettata dalle scale. Per Dario Redaelli, perito per la famiglia Poggi, la ricostruzione del Ris di Cagliari non sarebbe convincente. Per Radaelli rimane valida la formula confermata dalla sentenza del processo Stasi bis. Mentre secondo la ricostruzione dei carabinieri “l’editing dell’immagine – aumentando contrasto e luminosità – evidenzia ancor di più la presenza di questi imbrattamenti, fortemente indicativi dello scivolamento del corpo lungo gli scalini” – si sono basati sull’unica foto dell’area della scala scattata dagli investigatori nel 2007.
A sostegno della lettura del perito dei Poggi viene richiamata la totale assenza, sui gradini, di impronte di scarpe imbrattate di sangue. Le macchie ematiche presenti sul quarto gradino, secondo l’esperto, sarebbero compatibili con il violento impatto della testa della 26enne contro lo scalino, senza dunque ipotizzare un successivo accanimento sul capo della vittima.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

