Da qualche anno si sono diffusi a macchia d’olio i talk show nei quali gli autori inseriscono tutti gli argomenti dello scibile umano, partendo da quelli che possono fare più audience, per captare l’attenzione di telespettatori e radio-ascoltatori, in base alle loro cognizioni, non agli argomenti di vera importanza sociale. La conseguenza di questo assetto è che gli stessi ospiti parlano di tutto, ma spesso senza cognizione di causa.
Si capisce, sentendoli e vedendoli, che quello che viene comunicato non ha un solido retroterra culturale e di specifiche conoscenze dell’argomento trattato. Molti parlano perché hanno letto sui tablet delle cose improvvisate, oppure perché hanno interpellato l’intelligenza artificiale. Ma tutto ciò senza una solida base intellettuale propria, appunto basata sulle conoscenze.
Il danno del blaterume: informazione confusa che aumenta la nebbia anziché diradarla
Così non sono in grado di fare collegamenti, per cui chi parla ripete pedissequamente argomenti o parole che ha sentito dire, senza metterci nulla di proprio.
L’informazione così comunicata produce un danno incalcolabile negli utenti perché aumenta la loro confusione senza, invece, raggiungere l’obiettivo principale che è quello di diradare la nebbia.
Oggi cittadine e cittadini non hanno le idee chiare perché non hanno letto a sufficienza libri e giornali di carta (quelli digitali non comunicano, perché si sfogliano).
Cartesio e il metodo: l’elaborazione razionale dei dati come antidoto al blaterume
Non solo, ma non hanno appreso dai maestri il metodo dell’elaborazione dei dati, secondo i quali ciascuno di essi deve essere collocato in appositi cassetti, organizzato e ordinato. Per cui, quando si tratta una materia, ogni essere umano pensante (se lo è) deve attingere a quel cassetto dove trova un archivio adeguato a recepire le informazioni dall’esterno, a elaborarle e formarsi un’opinione con la propria testa e non con quella degli altri.
È sempre essenziale ritornare sulla questione di metodo, ricordando ancora una volta il volumetto scritto da René Descartes (Cartesio) “Discours de la méthode”, pubblicato nel 1637.
Se tutti utilizzassero la propria intelligenza in maniera razionale e sistematica capirebbero di più ciò che accade e sarebbero capaci di fare valutazioni adeguate e adottare comportamenti conseguenti. Quanto precede sembra pacifico, ma non lo è per nulla.
Volti noti invece di teste pensanti: la cultura del favore nei talk show italiani
Spesso il blaterume (bla, bla, bla…) che ascoltiamo e vediamo nei talk show è insopportabile. Gente che parla per slogan sentiti dire e che di proprio ci mette solo il fiato, per cui serve la loro bocca.
La responsabilità di quanto precede non è degli stessi ospiti, bensì di coloro che li invitano. Essi si riferiscono ai cosiddetti volti noti e non a teste pensanti.
Io ho partecipato a diversi talk show nazionali e mi sono trovato a fianco o di fronte altri ospiti che non avevano nulla a che fare con l’argomento trattato. E quindi ho sentito parole del tutto inutili e anche inopportune. Ma chi parlava era un volto noto e dunque gli si potevano perdonare anche le blasfemie.
Il servizio pubblico e la sua responsabilità verso la crescita culturale del Popolo
La comunicazione che viene fatta ai cittadini dal servizio pubblico, dovrebbe essere severa e precisa, appunto, per contribuire alla crescita culturale del Popolo.
Mentre vediamo e ascoltiamo persone di altissimo livello, culturale e professionale, riferire argomenti di grande valore ed estremamente apprezzabili, ne sentiamo tante altre che fanno scadere fortemente la qualità e il livello delle trasmissioni.
Non si capisce perché i responsabili invitino gente non adeguata a spiegare con la chiarezza di una efficace comunicazione gli argomenti che vengono trattati. Ovvero si capisce benissimo, perché anche in questo settore è diffusa la cultura del favore e non quella della competenza, secondo cui si invitano gli amici degli amici e non coloro che possono chiarire ai tele e radioascoltatori le materie trattate.
Chi vive tanto per vivere: il gregge guidato da chi non serve il suo interesse
Insomma, la comunicazione dovrebbe avere sempre presente l’obiettivo di essere utile a cittadini e cittadine. Naturalmente a quelli che vogliono conoscere e capire di più.
Chi vive tanto per vivere, non utilizzando l’unico percorso di cui dispone, cioè la vita, fa parte di quel gregge tanto utile a chi lo guida per i propri interessi e non per quelli dello stesso gregge.
A ciascuno il suo!

