Il dolce far niente di 120.000 percettori di Rdc, progetti di pubblica utilità solo da 41 Comuni - QdS

Il dolce far niente di 120.000 percettori di Rdc, progetti di pubblica utilità solo da 41 Comuni

Michele Giuliano

Il dolce far niente di 120.000 percettori di Rdc, progetti di pubblica utilità solo da 41 Comuni

venerdì 30 Ottobre 2020 - 00:00

In Sicilia sono stati interessati 238.841 nuclei familiari. I fondi PaIS per garantire liquidità alle Amministrazioni

Una vera e propria beffa. Solo così si può in qualche modo descrivere quel che sta accadendo attorno al reddito di cittadinanza. A distanza di 22 mesi dalla sua introduzione (decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4), in Sicilia non un solo fruitore di questo beneficio ha ancora cominciato a effettuare i lavori di pubblica utilità. Parliamo dei cosiddetti Puc, che in pratica sono coloro i quali fruiscono del reddito e avrebbero dovuto in cambio garantire attività sociali per i Comuni.

La beffa sta soprattutto nel fatto che soltanto oggi si sta cominciando a muovere qualcosa, il che lascia presagire che non ci saranno tempi brevi per vedere finalmente partire questi Puc. Ci sono appena 41 Comuni caricati sulla piattaforma del ministero del Lavoro, per un totale di 3.204 lavoratori da coinvolgere, tra la quota parte dei Comuni e quella invece che dovranno garantire i Centri per l’impiego.

Una vera goccia nell’oceano di quello che doveva essere un nuovo modo di concepire la lotta alla povertà: dignità per tutti i disoccupati con un assegno che gli avrebbe dovuto consentire di lavorare e che invece oggi non si è rivelato altro che il solito sussidio a perdere.

Sulla base dei dati resi noti dall’Osservatorio statistico dell’Inps, aggiornati al 30 settembre scorso, in Sicilia ci sono, in valore assoluto 238.841 nuclei familiari beneficiari del Reddito di cittadinanza, comprensivi del Reddito di pensione: moltiplicando la media ponderata dell’assegno mensile che viene erogato tra le due categorie, pari a poco meno di 580 euro, si parla di un esborso per lo Stato di quasi 150 milioni di euro al mese. Un’enorme massa di fondi che di fatto sono diventati un vuoto a perdere perché il ritorno sino ad oggi non c’è affatto stato.

Considerando solo quelli potenzialmente arruolabili nei Puc, ci sono 120 mila persone (quelle considerate idonee al lavoro) che sono a casa e che invece potrebbero rendersi utili.

“La situazione in queste settimane sembra essersi sbloccata – afferma Vito Rizzo, componente del consiglio regionale di Anci Sicilia (l’associazione dei Comuni, ndr) e sindaco di Balestrate, piccolo paese marinaro del palermitano – anche perché è stata data la possibilità ai vari distretti di poter utilizzare i fondi PaIS (Patto Inclusione sociale), permettendo quindi il varo della progettazione operativa. Prima invece erano disponibili solo i fondi povertà del 2019 a cui non si aveva accesso per poter fare questo tipo di progettazione. Un vero peccato che si sia perso tutto questo tempo se si considera quanto i Comuni siano in grandi difficoltà, soprattutto per quanto concerne la carenza di operai che effettuano lavori manuali.

Si sono persi 18 mesi (da quando il primo assegno di Rdc è stato staccato, ndr) che sarebbero stati preziosi per poter dare una spinta a tutti gli enti locali, un grande sostegno per interventi di verde pubblico, pulizia e tanti altri lavori di cosiddetta pubblica utilità”.

Tra i Comuni più attivi sul fronte della progettazione si nota Catania, con i suoi 24 progetti con 1.118 utenti da inserire. Oltre Catania non si vede più alcun capoluogo di provincia pronto. E così, a seguire la città etnea per maggior numero di inserimenti nei Puc, 237 in tutto, c’è Gioiosa Marea, comune del messinese.

A parziale giustificazione del flop c’è un sistema farraginoso e la solita burocrazia a cominciare dal governo centrale. Solo l’8 gennaio scorso, dopo ben 10 mesi dal primo assegno erogato, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero del Lavoro (emanato il 22 ottobre 2019) in cui si stabilisce che i percettori del reddito di cittadinanza saranno tenuti a svolgere nel proprio Comune di residenza ‘Progetti utili alla collettività’ (Puc).

I percettori dovranno dare la loro disponibilità per almeno 8 ore settimanali – si legge nel decreto – e nell’ambito del ‘Patto per il lavoro’ e del ‘Patto per l’inclusione sociale’, a svolgere attività lavorative non retribuite in diversi ambiti. Saranno gli stessi Comuni, secondo necessità specifiche, a gestire queste attività tramite l’avvio di progetti strettamente connessi ai bisogni e alle esigenze rilevate. I lavori da svolgere sono in ambito culturale, sociale e ambientale, oltre che di tutela dei beni comuni.

L’assessore al lavoro Scavone, “Iter completato, predisposto l’elenco dei beneficiari Puc”

Un sistema farraginoso, poco utile lavorare su due livelli (Comuni e Cpi)

“Questo sistema è troppo farraginoso. In parte c’è stato di mezzo il lockdown che ha bloccato un po’ tutte le procedure ma a pesare è stata soprattutto la complessità dell’iter”. Parole di Domenico Surdi, sindaco di Alcamo, la città che viene definita la più grillina d’Italia per la vagonata di voti che incassò lo stesso primo cittadino per la sua elezione nel 2016, e per i buoni riscontri avuti anche nelle successive consultazioni elettorali ai vari livelli.

La critica quindi arriva da “dentro casa”. “Il fatto che debbano lavorare su due livelli diversi Comuni e Centro per l’impiego a mio avviso è già il primo ostacolo che fa inevitabilmente appesantire il sistema – afferma Surdi – Il nostro ufficio comunale, ho personalmente constatato, ha lavorato alacremente su questi progetti la cui realizzazione, sempre sul piano burocratico, è evidentemente molto difficoltosa. Forse sarebbe opportuno anche un potenziamento dei Cpi e dall’altro lato snellire le procedure per il varo dei progetti. Si è perso del tempo e questo è un danno anche per i Comuni”.

Dal suo canto la Regione Siciliana oggi si dice pronta, per quel che sono le proprie competenze nell’ambito della gestione diretta dei Cpi: “Il nostro assessorato – afferma l’assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone -, attraverso i Centri per l’impiego e con il supporto dei navigator, ha predisposto gli elenchi dei beneficiari del Reddito di cittadinanza da avviare ai Puc, i progetti utili alla collettività previsti dalla legge n.26/2019. Di concerto con Anpal, l’Agenzia nazionale delle Politiche attive del lavoro controllata dal ministero del Lavoro, abbiamo stilato l’elenco dei beneficiari del Rdc che potranno essere impiegati. Si tratta di un lavoro propedeutico – continua Scavone – che permetterà di accelerare i tempi di risposta alle richieste dei Comuni.

Preme ricordare che la circolare ministeriale del 9 giugno scorso stabilisce che le attività e gli obblighi, e la conseguente condizionalità connessa all’adesione, sono stati riattivati dal 18 luglio scorso”.

Le attività relative ai Puc si svolgeranno presso i Comuni di residenza, che hanno il compito di predisporre i relativi progetti, per un numero di ore compatibili con le altre attività e comunque per un numero non inferiore ad otto ore settimanali aumentabili fino a sedici. “Nel caso in cui i progetti predisposti dai Comuni prevedano un numero di posizioni inferiori rispetto ai beneficiari tenuti agli obblighi – ha proseguito l’assessore – i Cpi dell’Isola predisporranno una graduatoria seguendo alcuni criteri come la decorrenza del beneficio e la partecipazione di almeno un componente per nucleo familiare”.

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