Il risparmio delle famiglie - QdS

Il risparmio delle famiglie

Marco Vitale

Il risparmio delle famiglie

mercoledì 25 Agosto 2021 - 00:00

Il debito pubblico però è aumentato e aumenterà con i prestiti europei

Nel dopoguerra la scarsità di risparmio era tra le maggiori difficoltà per l’avvio della ricostruzione. Il piano Vanoni degli anni ‘50 voleva proprio avviare e facilitare la formazione di risparmio per mobilitare, con esso, energie di lavoro inattive. Oggi questa disponibilità c’è, forse persino in misura eccessiva, e sarà rafforzata dal piano Next Generation Europe. Il problema sta, quindi, nell’indirizzare anche parte del risparmio privato nazionale verso il circuito produttivo, per affiancare l’intervento Ue.

Il debito pubblico però è aumentato e aumenterà con i prestiti europei. Io sono con quelli che pensano che sarà sicuramente necessaria, prima o poi, una manovra di finanza pubblica straordinaria per riportare il debito entro limiti ragionevoli e sostenibili. Ma si tratta di un obiettivo assolutamente possibile e ragionevole. Le forme tecniche di questa manovra possono essere molto diverse, ma sulla sua necessità, tecnica e politica, concorda un gruppo minoritario ma significativo di studiosi e operatori che ricordo alle pagine 266 e seguenti del mio libro Al di là del Tunnel4, nel paragrafo Il ricatto del debito pubblico e il prestito della Ricostruzione. Ricatto, perché c’è una linea di pensiero prevalente, che coinvolge la dirigenza del Tesoro, la Banca d’Italia e loro adepti (e temo, almeno in parte, anche Draghi), che racconta la fiaba che il riequilibrio del debito si realizzerà con il solo sviluppo del Pil.

Secondo le stime del Ministero dell’Economia, anche con il Recovery Fund ci vorranno dieci anni per riportare il debito a livelli pre-Covid, cioè al 130% del Pil, parametro già considerato troppo elevato. Sono questi futuri dieci anni, e forse di più, destinati a essere vissuti ancora sul ciglio del burrone, quello che io chiamo il ricatto del debito pubblico. Ed a questo ricatto più che al debito pubblico, io mi ribello anche a nome dei miei nipoti. Ma senza fare terrorismo come molti fanno. Sappiamo che il debito pubblico non va cancellato, né rimborsato e che, se contenuto in una misura sostenibile, è una benedizione dei popoli (copyright Hamilton, primo ministro del Tesoro USA, inventore del dollaro).

Quanto eccessivo, va ridotto per recuperare flessibilità strategica e di sviluppo, per togliere la corda del ricatto dal collo. Sappiamo che questa riduzione non si fa dalla sera alla mattina. Essa richiede di agire su vari strumenti: contenimento della spesa corrente, cessione di cespiti patrimoniali non produttivi, ripresa dello sviluppo, rafforzamento delle entrate. Richiede tempo e progettualità. Abbiamo bisogno di un piano pluriennale che includa anche l’emissione di un Prestito della Ricostruzione.

Nessuno chiede miracoli ma un insieme credibile di sagge regole. E i primi a chiederlo, anzi a pretenderlo, dovrebbero essere proprio gli italiani. Per questo e per i loro figli e nipoti devono essere pronti a lottare.
Basta giocare alle tre tavolette. Il ricatto del debito pubblico può fare molto più male del Covid-19.

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