Imparzialità e terzietà per giudici credibili - QdS

Imparzialità e terzietà per giudici credibili

Carlo Alberto Tregua

Imparzialità e terzietà per giudici credibili

venerdì 01 Aprile 2022 - 08:23

La Verità a seconda di chi la dice

Sulla Verità sono stati scritti centinaia di volumi perché tutti la cercano, ma pochi la trovano. Essa è infatti la risultante di un numero elevato di variabili, le quali, combinandosi fra esse, formano altre variabili. Conseguenza di quanto precede è che, a seconda di chi combina i fatti, di chi deduce o induce elementi, il risultato finale, cioè la Verità, cambia.

Ciò non significa però che bisogna arrendersi nella ricerca perché questo sarebbe sbagliato.
Proprio per stabilire ciò che è rispetto a ciò che non è, esiste un metodo, secondo il quale vanno messi in ordine gli elementi dei diversi casi, un ordine logico che è sempre basato sui fatti.

Famoso per ordine e metodo è stato un personaggio inventato da Agatha Christie e cioè Hercule Poirot, che riusciva sempre a risolvere i casi mettendo insieme fatti e dettagli.
Ma qui non vogliamo entrare nel mondo del Giallo, bensì in quello della Giustizia, che deve sempre tentare di essere equa, per dare ragione a chi ce l’ha e torto a chi ce l’ha.

Imparzialità e terzietà sono caratteristiche necessarie per la credibilità del giudice, il quale deve essere sempre ritenuto dalla Comunità al di sopra o al di fuori delle parti.
La Costituzione affida loro le sorti dei cittadini e dei loro interessi, sotto il profilo penale, civile, amministrativo e tributario.

Nel forum con il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia, pubblicato il 26 marzo, abbiamo trattato questi ed altri importanti argomenti, partendo dalla valutazione professionale del giudice, che già in atto avviene sette volte nel corso della propria carriera, ciascuna ogni quattro anni.

La riforma Cartabia, non ancora approvata definitivamente, prevede che a tale valutazione ne venga aggiunta un’altra formata da un collegio, nel quale potrebbero essere presenti gli avvocati e questo comprometterebbe l’obiettività di giudizio.
In questo quadro, rientra un forte deficit dell’organico dei magistrati, che è previsto nella misura di 10.600 unità, mentre gli effettivi sono 9.200.
Alla domanda che ho posto del perché di questa carenza, Santalucia mi ha risposto che dai concorsi arrivano poche forze nuove.
Perché tale carenza? La risposta è nei fatti: solo il cinque o sei percento dei candidati supera la prova scritta e viene ammesso a quella orale. Cosicché, sui circa trecento posti previsti in ogni concorso, alla fine viene immesso in ruolo solo il venti/venticinque per cento.

I magistrati fuori ruolo assegnati alle istituzioni sono circa duecento; quelli in Parlamento appena due.
Comunque, la grande carenza di magistrati ordinari ha comportato un incremento dei giudici onorari, cioè i GOT, ed anche dei giudici di pace. Per questi ultimi va sottolineato che da poco l’incarico è a tempo determinato e definitivo e non più rinnovabile. In tal modo si genera una rotazione fra gli uni (GOT) e gli altri (GdP), i quali devono sapere che l’incarico ricevuto non diventa definitivo.
Ma il discorso non vale per tutti coloro che erano in attività prima dell’entrata in vigore della Legge, i quali potrebbero essere stabilizzati.

Abbiamo affrontato, sempre nel forum, la cattiva pubblicità che diffondono alcuni (pochi) pubblici ministeri per fare clamore e per tentare di spostare i processi dai tribunali a giornali e televisioni.
Santalucia ha precisato una questione poco conosciuta e cioè che il Pm non ha l’obbligo del risultato perché è pur sempre un giudice. A conferma di questo – ha ricordato il Presidente – vige l’articolo 358 del Cpp, il quale prescrive “Il Pm (…) svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”.

Purtroppo non sempre da parte di qualche Pm vi è lo scrupolo di attenersi all’articolo citato. Ma nel complesso, dobbiamo prendere atto che la maggior parte delle indagini e dei processi richiesti dalle procure si concludono con le condanne, almeno in primo grado, spesso però ribaltate dalle sentenze di secondo grado.

Credibilità ed imparzialità del giudice. Ci vorrà un po’ di tempo per ristabilire queste due qualità, ma in ogni caso è necessario che i cittadini vi credano ed abbiano fiducia seppur spesso compromessa da azioni poco diligenti.

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