In Cina la dittatura sembra funzionare - QdS

In Cina la dittatura sembra funzionare

Carlo Alberto Tregua

In Cina la dittatura sembra funzionare

venerdì 08 Gennaio 2021 - 00:00

Libertà economica, non sociale

Dopo Mao Zedong (1° ottobre 1949, data della costituzione della Repubblica Popolare Cinese) si sono succeduti tre capi, Deng Xiaoping (1982), Yang Shangkun (1992), Hu Jintao (2002). Infine l’attuale Xi Jinping (2012). Come si noterà, ciascuno di essi, a parte Mao, è stato in carica per due mandati di cinque anni ciascuno. Mentre l’attuale, con la riforma della costituzione del 18 marzo 2018, che ha cambiato ventuno articoli, ha abolito il vincolo dei due mandati, con la conseguenza che resterà in carica a vita. Proprio per questo ha indicato un programma che va fino al 2049, cioé sulla sua soglia dei cento anni, essendo nato nel 1953.
La Cina è un immenso Paese con 1,4 miliardi di abitanti, un’economia in piena espansione, con una caratteristica peculiare e cioé che il gruppo dirigente governa con il pugno di ferro, lasciando totale libertà per le attività economiche, ma impedendo con ogni mezzo qualunque libertà politica e sociale.
Sembra che questo impianto funzioni, a giudicare dalla crescita tumultuosa dello stato economico di quei cittadini che comprano auto, elettrodomestici, abitazioni e il cui tenore di vita cresce continuamente.

Wuhan è stata la prima città, di 11 milioni di abitanti, in cui si è manifestato il virus Covid-19. La reazione del governo cinese è stata durissima ed immediata, con la conseguenza che oggi quasi tutto quel paese è Covid free, come dimostrato dai reportage comparsi nei media sociali e nelle televisioni in occasione della scorsa fine dell’anno.
In quel Paese, la dittatura, con tutti gli enormi difetti che ha, sembra essere stata più efficiente ed avere ottenuto migliori risultati delle democrazie occidentali. Con ciò, non vogliamo lodare la repressione, tutt’altro. Ma semplicemente costatare ciò che è accaduto nell’estremo oriente e quello che accade dalle nostre parti.
Il mercato cinese attrae come una calamita gli investitori occidentali che si sono precipitati là, costituendo joint venture con imprenditori cinesi. Cosicché le fabbriche sorgono a centinaia e la produzione di ogni genere si sviluppa con una velocità impressionante. Ciò accade anche perché il governo cinese investe risorse rilevanti nella ricerca e nella formazione, istituendo decine di nuove università ogni anno.
Tuttavia, non è che quel popolo venga formato solo nel suo territorio, ma vi sono migliaia e migliaia di giovani che vanno a studiare nelle migliori università del mondo, che vanno ad imparare il know how che poi riportano in patria. Perfino l’attuale figlia di Xi Jinping, Mingze, studia nella prima università del mondo, che è Harvard.
Il sistema istituzionale cinese è basato su una Assemblea formata da 2.270 delegati. Poi vi è il Comitato centrale formato da 350 membri che sceglie il Politburo, il quale nomina il Comitato permanente formato da nove membri. Xi Jinping è il capo assoluto, riunendo anche le cariche di presidente della Commissione Militare Centrale e della Commissione per lo sviluppo civile e militare. I suoi studi l’hanno portato alla laurea di ingegnere chimico e viene descritto come un personaggio serafico, che non perde mai la calma e che sorride anche quando prende decisioni durissime.
In Cina, il Partito comunista è al massimo livello e controlla, attraverso i servizi segreti, tutte le attività di informazione ed anche Internet, che può bloccare i collegamenti con le altre reti del mondo.

Uno dei primi messaggi di Xi Jinping è stato quello di una lotta feroce alla corruzione, tanto che ha avvertito i funzionari pubblici in una teleconferenza nel 2004: “Rinunciate a vantaggi per i vostri coniugi, figli, parenti e amici e promettete di non usare il potere per guadagno personale”. Un richiamo che ce ne ricorda uno analogo espresso più volte da Papa Francesco: lotta senza quartiere contro l’arricchimento personale degli esponenti politici e burocratici di quell’immenso Paese.
Nella nostra democrazia malata, la lotta alla corruzione è blanda, quasi inesistente, consentendo a questo cancro di estendersi continuamente.
Il Pil della Cina è stato nel 2019 di 14,14 mila miliardi di dollari, contro quello degli Stati Uniti che è stato di circa 21 mila miliardi. Con l’attuale ritmo di crescita, gli economisti prevedono il sorpasso entro il 2028/30.
Tornerò sull’argomento avvertendovi che ho attinto al bel libro del collega Gennaro Sangiuliano (direttore del Tg2), dal titolo “Il nuovo Mao”.

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