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In Sicilia il Fisco più ingolfato d’Italia

redazione

In Sicilia il Fisco più ingolfato d’Italia

mercoledì 24 Giugno 2020 - 00:00
In Sicilia il Fisco più ingolfato d’Italia

Mef, si litiga troppo e per poco: media contenziosi 70mila euro contro i 489mila della Lombardia. I tributaristi Fondacaro e Leggio, "Il paradosso delle sentenze diverse per questioni analoghe, occorre dare al processo tributario la stessa dignità di qualsiasi altro processo”

di Francesca Fisichella e Patrizia Penna

Il Fisco più ingolfato d’Italia? Ce l’abbiamo noi. Triste primato per la Sicilia, quello che emerge dalla “Relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario e sull’attività delle commissioni tributarie, reso noto dalla Direzione della Giustizia tributaria – Mef, Dipartimento delle Finanza e relativo al 2019.

Al 31 dicembre 2019 presso la Commissione tributaria regionale (Ctr) i contenziosi pendenti erano 42.974. Al 31 dicembre 2018 i pendenti erano 43.384: la pendenza si è ridotta appena dello 0,95 per cento, ossia 410 in meno.
Mettendo a confronto un territorio come il Veneto equiparabile alla Sicilia per popolazione, vedremo che i contenziosi pendenti al 31 dicembre 2019 sono un numero ben lontano dalle cifre registrate sull’Isola, ossia 2.836, mentre nello stesso periodo del 2018 erano 3.172.
Considerando, poi, i dati delle Commissioni tributarie provinciali, in Sicilia il primato dei contenziosi pendenti va a Catania con 31.980 al 31 dicembre 2019, contro i 37.391 al 31 dicembre 2018.

I siciliani, dunque, si riscoprono i più “litigiosi” d’Italia. Ma, analizzando la relazione del Mef, emergono altri primati meritevoli di grande attenzione.
Dalla relazione. infatti, emerge che il valore medio più basso dei contenziosi definiti nel 2019, in sede di Ctr, si registra proprio in Sicilia: 70.066 euro. Spiccioli se li confrontiamo con il valore più alto che si registra nella “ricca” Lombardia con 489.329 euro, a fronte di una media nazionale di 182.070 euro.

Presso le Ctp, il valore medio del singolo ricorso a livello nazionale è pari a 93.877 euro. Risulta più alto anche in questo caso in Lombardia (231.943 euro). Mentre i valori medi più bassi si registrano in Calabria (36.010), in Sicilia (42.497 euro) ed in Basilicata (44.964 euro).
Sia presso le Ctp che presso le Ctr l’ente impositore con il maggior numero di controversie pendenti è l’Agenzia delle Entrate, segue l’Agenzia Entrate-Riscossione, l’Agenzia Dogane e Monopoli, Enti territoriali, altri Enti.

Nel 2019, poi, l’anzianità media (vale a dire il rapporto tra la somma dei giorni che intercorrono tra la data in cui la controversia è stata presentata e la data in cui è stata definita ed il numero delle controversie definite nel corso dell’anno) è stata di 1 anno e 11 mesi, come media complessiva nei due gradi di giudizio. In dettaglio, l’anzianità media dei ricorsi definiti presso le Ctp ammonta a circa 1 anno e 9 mesi, mentre per le Ctr è di circa 2 anni e 7 mesi. Si rileva che le Ctp di Palermo, Messina, Caltanissetta e Siracusa sono tra quelle che hanno diminuito i giorni di anzianità, mentre la Ctp di Agrigento le ha viste aumentare (da 400 a 486 giorni). Tra le Ctr che hanno visto aumentare il numero dei giorni di anzianità vi è ancora una volta la Sicilia (da 1.382 a 1.757 giorni).

Analizzando, poi, il valore degli esiti, distinto per ente impositore, si rileva che il valore complessivo dell’esito favorevole all’ufficio, pari a circa 6,8 miliardi di euro, è superiore del valore dell’esito favorevole al contribuente, pari a 3,1 miliardi di euro. In alcune regioni, però, il valore degli esiti favorevoli all’ufficio è inferiore a quelli favorevoli al contribuente. Per l’Agenzia delle Entrate tale fenomeno si riscontra nella provincia autonoma di Bolzano ed in Basilicata; per l’Agenzia delle Entrate – Riscossione in Friuli Venezia Giulia e Umbria; per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Molise e Valle d’Aosta; per gli Enti Territoriali in Umbria e Valle d’Aosta; per gli Altri Enti in Abruzzo, Calabria, Lazio, Liguria, Sardegna e Toscana. Non è rilevata tra queste la Sicilia (Ctp).

Nelle Ctr, analizzando il valore degli esiti distinto per ente impositore si registra che il valore complessivo dell’esito favorevole all’ufficio, pari a circa 4,8 miliardi di euro, è superiore al valore dell’esito favorevole al contribuente, pari a 3,3 miliardi di euro. Anche in questo caso in alcune regioni il valore degli esiti favorevoli all’ufficio è inferiore a quelli favorevoli al contribuente.

Per l’Agenzia delle Entrate detto fenomeno si riscontra nelle provincie di Bolzano e Trento, in Liguria, Marche e Piemonte; per l’Agenzia delle Entrate – Riscossione in Molise, Piemonte e Veneto; per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nella provincia di Bolzano, in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise e Piemonte; per gli Enti Territoriali in Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Sardegna e Valle d’Aosta; per gli Altri Enti nelle provincie di Bolzano e Trento, in Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Molise e Piemonte. Neanche in questo caso troviamo la Sicilia.

Giovanna Fondacaro, avvocato tributarista (Studio Zangara): “Occorre dare al processo tributario la stessa dignità di qualsiasi altro processo”

Avvocato Fondacaro, si parla tanto di riforma del processo tributario, da dove ripartire secondo Lei?
“A mio avviso si deve dare al processo tributario la stessa dignità di qualsiasi altro processo, e ciò può avvenire intanto spostandone la competenza dal Mef al Ministero della Giustizia, in quanto ritengo una contraddizione in termini che le Commissioni Tributarie dipendano, in buona sostanza, da una delle parti processuali. Fondamentale è poi l’organico, che dovrebbe essere composto da giudici che siano occupati “a tempo pieno” in questa giurisdizione, stipendiati e non pagati a numero di sentenze e, soprattutto, adeguatamente preparati e specializzati nel settore. Altrettanto a dirsi per la difesa, che andrebbe affidata agli avvocati, come accade in qualsiasi altra sede giudiziaria, magari con il supporto obbligatorio di tecnici “per materia” (commercialisti, ragionieri, periti ecc.)”.

Esiste, a suo dire, un collegamento tra confusione normativa e maggiore contenzioso?
“La confusione normativa, che pure è tanta, non credo che incida per nulla sul maggiore contenzioso in Sicilia rispetto alle altre regioni. Si tratta di una normativa nazionale che, se confusa, lo è in tutto il territorio nazionale e non credo che in Sicilia entrambe le parti processuali abbiano minori strumenti per sapersi districare all’interno della stessa”.

Da cosa dipende allora l’elevato numero di ricorsi pendenti dinanzi la Ctr in Sicilia?
“Il dato fornito di pendenze totali al 31.12 dinanzi la Ctr non è di per sé indicativo, soprattutto perché, trattandosi del giudizio di appello, occorrerebbe comunque valutare quanti appelli siano proposti dalla parte privata (contribuente) e quanti dalla parte pubblica (enti). In realtà, maggiormente indicativo è il dato relativo alle pendenze dinanzi alla Ctp, dove ricorrente è sempre il contribuente. Anche dinanzi a quest’organo certamente spicca la Sicilia, con i suoi 25.830 ricorsi pervenuti, seconda solo alla Campania (31.114). A mio avviso questo divario numerico è il frutto di tutta una serie di cause, ravvisabili entrando nel dettaglio della relazione del Mef, dalla quale si evince che, statisticamente, in Sicilia la maggior parte dei ricorsi è proposta dalle persone fisiche ed ha, in proporzione, come controparte principale gli enti territoriali. E ancora, se si guarda al valore in Euro dei contenziosi pendenti, la Sicilia si attesta a valori ben più bassi rispetto ad altre e grandi regioni che pure hanno un contenzioso pendente di gran lunga numericamente meno consistente (Lombardia e Lazio ad esempio). Tutto ciò, tradotto, significa che in Sicilia si ricorre maggiormente per atti impositivi di valore spesso irrisorio e ciò accade, a mio avviso, per una molteplicità di cause: certamente una maggiore propensione del contribuente a contestare le pretese impositive anche quando sono di importo minimo; un problema di evidente sottodimensionamento degli uffici finanziari, il che rallenta i tempi di riesame in autotutela degli accertamenti già emessi, costringendo al contenzioso per evitare la decorrenza del termine per impugnare, prevista a pena di inammissibilità; una minore propensione, sia da parte degli uffici che da parte dei contribuenti all’uso degli strumenti deflattivi del contenzioso”.

Alessandra Leggio, avvocato tributarista (Studio Garozzo): “Sentenze diverse per questioni analoghe, il paradosso del diritto ‘a geometrie variabili’”

Avvocato Leggio, ci fornisce una chiave di lettura di questo dato esorbitante?
“La ‘colpa’ del dato esorbitante dei ricorsi attualmente pendenti dinanzi le Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali siciliane è un po’ di tutti i soggetti coinvolti nel processo tributario. Le Agenzie delle Entrate sono spesso sottodimensionate (è il caso di Catania) e riescono, quindi, a far fronte alle richieste dei contribuenti con molta lentezza. Inoltre, gli enti impositori locali molte volte non danno luogo alla pur obbligatoria (in determinati casi) procedura di mediazione, con ciò, nei fatti, impedendo quella riduzione del contenzioso che era nelle intenzioni del legislatore. D’altro canto le stesse Commissioni Tributarie scontano un’anomalia che oramai si ritiene non più accettabile: occorrono giudici professionali, a tempo pieno e reclutati tramite concorso, come per tutte le magistrature italiane. Oggi, invece, i giudici tributari sono giudici onorari, non selezionati con concorso per merito, ma esclusivamente mediante titoli e sono pagati a sentenza e non con uno stipendio fisso mensile. E così, i giudici tributari hanno la composizione più varia: avvocati, commercialisti, ragionieri, geometri, ingegneri, magistrati ordinari civili o penali, pubblici ministeri, magistrati del Tar e del Consiglio di Stato, magistrati della Corte dei Conti, magistrati di Cassazione. La non professionalizzazione dei giudici tributari comporta, tra l’altro, il mancato formarsi di una giurisprudenza di merito costante, in specie sui temi più delicati, sicché, nei fatti, le sentenze affrontano nel modo più diverso questioni assolutamente analoghe, con il risultato di un diritto tributario ‘a geometrie variabili’ che disorienta il contribuente ed incentiva il contenzioso, anziché farlo diminuire. Una responsabilità, poi, è senz’altro ascrivibile al tessuto sociale siciliano: siamo, purtroppo, causidici il che genera un gran numero di controversie di modico valore che i difensori non sanno arginare”.

Quanto pesa, invece, la confusione normativa?
“In ogni caso, buona parte della responsabilità dell’incredibile proliferare di ricorsi tributari è riconducibile ad un legislatore a dir poco ‘confusionario’: le norme tributarie sono anzitutto di difficile lettura, piene di richiami e rinvii ad altre disposizioni che, a loro volta, rimandano ad ulteriori testi normativi. In questa ‘caccia al tesoro’ della disposizione applicabile, poi, i protagonisti del processo tributario devono fare i conti con la velocità con cui le norme cambiano, con le varie circolari e risoluzioni ministeriali, con la farraginosità di talune prescrizioni, con l’ordinamento comunitario che spesso confligge con quello nazionale, creando ulteriori difficoltà interpretative. Insomma, un guazzabuglio che non fa bene a nessuno perché una giustizia tributaria lenta e sovraccarica diviene obiettivamente un problema per la collettività, costretta a vedersi ‘derubata’ del proprio futuro di investimenti, realizzazione di ospedali, scuole, infrastrutture a causa di risorse che restano per anni incagliate nelle aule delle Commissioni Tributarie e non sono, pertanto, immediatamente fruibili”.

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