In Sicilia sempre più famiglie in “povertà energetica” - QdS

In Sicilia sempre più famiglie in “povertà energetica”

Michele Giuliano

In Sicilia sempre più famiglie in “povertà energetica”

venerdì 22 Aprile 2022 - 05:30

Nell’Isola a rischio fino a 722mila nuclei secondo i dati di Istat, Oipe e Cgia. Cresce l’incidenza di siciliani che non riescono a garantirsi un paniere minimo di beni e servizi energetici

PALERMO – In Sicilia sempre più famiglie si trovano a vivere in una condizione di “povertà energetica”, nuclei familiari che si trovano nell’impossibilità di procurarsi un paniere minimo di beni e servizi energetici: ovvero il riscaldamento, il raffrescamento, l’illuminazione, l’utilizzo di elettrodomestici.

Secondo i dati raccolti dall’Istat e contenuti nel rapporto Oipe 2021 (Osservatorio italiano sulla povertà), rielaborati dall’ufficio studi della Cgia, l’associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, tra il 24% e il 36% delle famiglie siciliane si trova in regime di povertà energetica. Peggio della Sicilia soltanto la Campania; a seguire, invece, la Calabria, la Basilicata e il Molise.

Le cause della povertà energetica

Le motivazioni sono evidenti e alla portata di tutti: prima il Covid e una emergenza sanitaria durata due anni e oltre, poi la guerra in Ucraina, che ha portato ad un forte rincaro delle bollette, e in generale dei prezzi e dei carburanti. Secondo l’elaborazione dell’ufficio studi della Cgia si stima che in Italia ci siano 4 milioni di nuclei in difficoltà; di questi, almeno 500 mila si troverebbero in territorio isolano.

Al Mezzogiorno la situazione è più critica

Le famiglie più a rischio sono quelle con un elevato numero di componenti, vivono in abitazioni datate e in cattivo stato di conservazione, il capofamiglia è giovane, spesso indigente o immigrato; a livello territoriale la situazione più critica si presenta nel Mezzogiorno: in Sicilia si parla di almeno 481.396 famiglie in povertà energetica, numero che può salire sino a 722.095. In Campania il range va da almeno 519 mila nuclei in difficoltà a quasi 779 mila.

Altrettanto critica è la situazione in altre regioni del centro-sud che registrano una frequenza della povertà energetica medio alta, tra il 14% e il 24%. In questa fascia si trova la Puglia, con un numero di famiglie che oscillano tra le 223 mila e le 383 mila, e la Sardegna, con una forchetta che varia da quasi 102 mila fino a poco più di 174 mila. Tra le regioni che, invece, si trovano nella fascia medio bassa (tra il 10 e il 14% di frequenza), si trovano il Lazio, il Piemonte, la Liguria, il Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta.

Tra le realtà, infine, meno interessate da questo fenomeno, dove la forchetta oscilla tra il 6 e il 10%, si trovano la Lombardia, il Veneto, l’Emila Romagna, la Toscana e il Trentino Alto Adige.

Bisogna combattere efficacemente la povertà

“Per migliorare la condizione di queste realtà familiari bisogna combattere efficacemente la povertà, l’abbandono scolastico e l’esclusione sociale – si legge nello studio della Cgia -. Non solo, ma intervenendo anche in soccorso di coloro che si trovano senza lavoro, creando le occasioni per incrementare, in particolar modo, la buona occupazione. Altresì, come hanno già fatto altri Paesi europei, non è più rinviabile, almeno temporaneamente, l’introduzione di un tetto all’aumento dei rincari”.

Qualcosa dal governo è stata fatta: “Rammentiamo che il governo – precisa sempre l’ufficio studi Cgia – ha introdotto il bonus bollette, tagliando significativamente il peso dei costi di energia elettrica e gas per le persone con un Isee inferiore alle 8.265 euro. Soglia, quest’ultima, che è stata innalzata a 12 mila euro con il decreto anti-rincari del 21 marzo scorso”.

Sempre sul fronte della bollette di luce e gas è stata data la possibilità alle utenze domestiche di rateizzarne i pagamenti, sono stati azzerati gli oneri di sistema e l’Iva è scesa al 5 per cento.

“Dall’estate scorsa il governo Draghi ha messo a disposizione di famiglie e imprese quasi 20 miliardi di euro contro il caro energia/carburante. Una cifra sicuramente importante, ma ancora insufficiente a mitigare efficacemente i rincari che sono avvenuti in questi ultimi 9 mesi”.

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