Industrie farmaceutiche, in Sicilia il 20% del totale Sud - QdS

Industrie farmaceutiche, in Sicilia il 20% del totale Sud

Serena Giovanna Grasso

Industrie farmaceutiche, in Sicilia il 20% del totale Sud

venerdì 24 Luglio 2020 - 00:00
Industrie farmaceutiche, in Sicilia il 20% del totale Sud

Sr-M: a fine 2019 erano 124 le aziende attive nelle otto regioni del Mezzogiorno, di cui 24 operative nell’Isola. In media nella nostra regione ogni impresa dà occupazione a circa 62 persone, per un totale di 1.482 addetti. Tasto dolente è rappresentato dalle esportazioni: nel 2019 pari a solo 332 milioni di euro, appena un decimo del totale Mezzogiorno (3,1 miliardi di euro); il 60% dell’export Sicilia raggiunge Cina, Usa, Belgio, Francia e Germania

PALERMO – Esattamente un quinto delle aziende operanti nel settore farmaceutico meridionale si trova in Sicilia. Secondo i dati contenuti all’interno del report “I nuovi scenari economici di fronte alla sfida del Covid-19 – La filiera farmaceutica e l’impatto nel Mezzogiorno” di Sr-M (Centro studi e ricerche per il Mezzogiorno), nell’Isola si contano ventiquattro aziende, ovvero il 19,4% delle 124 attive nel Mezzogiorno. Mentre la Campania è la regione che concentra il numero maggiormente elevato di imprese operanti nel settore per il Mezzogiorno: infatti, si parla di 49 unità, il doppio rispetto alla Sicilia, ovvero il 39,5% del totale Mezzogiorno.

In media ogni azienda farmaceutica siciliana nel corso del 2019 ha dato lavoro a circa 62 persone (solo in Abruzzo valori superiori con 67 lavoratori per impresa), per un totale di 1.482 addetti nelle 24 imprese farmaceutiche complessive (corrispondenti al 26,8% dei 5.520 addetti operanti nel Mezzogiorno).

Relativamente alle esportazioni della filiera farmaceutica meridionale, nel corso del 2019 sono ammontate a 3,1 miliardi di euro, appena il 10% del valore esportato complessivamente a livello nazionale (32,6 miliardi di euro). Ad ogni modo, è bene sottolineare la notevole crescita del trend delle esportazioni farmaceutiche meridionali rilevato nell’ultimo decennio (+5,2 rispetto al 2009, seppur a fronte del +10,6% mediamente rilevato a livello nazionale).

Campania e Puglia sono le due regioni che incidono maggiormente sull’export farmaceutico del Mezzogiorno: infatti, entrambe mostrano un saldo commerciale positivo rispettivamente pari a 1,5 miliardi di euro (pari al 49% del totale Mezzogiorno e +9% rispetto al 2009) e 900 milioni di euro (corrispondente quasi al 30% dell’export farmaceutico meridionale e +2% sul 2009). A lunga distanza segue l’export registrato dalla nostra regione, pari a 332 milioni di euro, corrispondenti ad appena il 10,6% del valore meridionale (+14,2% nell’ultimo decennio). La Sardegna, seppur con un ammontare assoluto esportato evidentemente basso (1,6 milioni di euro), è la regione del Mezzogiorno ad aver registrato la crescita percentuale più sostenuta nell’ultimo decennio (+338% rispetto al 2009), a seguire troviamo l’incremento registrato in Calabria (+79,5%).

I prodotti farmaceutici prodotti nella nostra regione sono esportati in ben 74 Paesi: in particolare, circa il 60% del valore esportato raggiunge Cina, Stati Uniti, Belgio, Francia e Germania. Mentre la Campania è la regione che raggiunge un numero superiore di Stati con le sue esportazioni (102).

Durante tutta l’emergenza Covid, tutta l’industria farmaceutica ha assicurato la continuità operativa, sia per le procedure messe in atto dalle Aziende per coniugare attività e tutela della sicurezza dei lavoratori (in collaborazione sempre positiva con i sindacati) sia perché i provvedimenti che sono stati adottati la hanno inserita tra i settori considerati come prioritari per il Paese. Questa continuità svolge un ruolo fondamentale sia per lo sviluppo economico, sia per la tutela di tutti i pazienti che in questo modo possono avere accesso alle terapie di cui hanno bisogno, non solo legate al Covid-19. Infatti, dal punto di vista dell’attività produttiva, nella farmaceutica non si è registrata un’inversione di tendenza rispetto al trimestre precedente (+1,1% il dato destagionalizzato del primo trimestre 2020 rispetto all’ultimo del 2019, in cui la produzione era stata in aumento rispetto all’anno scorso.

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