L’inflazione torna a correre in tutta Italia e anche la Sicilia si trova a fare i conti con una nuova ondata di rincari che sta incidendo in modo sempre più evidente sui bilanci familiari. I dati territoriali diffusi dall’Istat, e analizzati dall’Unc, l’Unione nazionale consumatori, fotografano un quadro in cui le tensioni internazionali – in particolare quelle legate al Medio Oriente , alla guerra in Iran e alle sue conseguenze sul mercato energetico mondiale – stanno alimentando una crescita dei prezzi che coinvolge ormai quasi tutti i settori dell’economia.
Inflazione, raggiunto il picco da settembre 2023: i dati di Sicilia e Italia
A maggio scorso l’inflazione nazionale si attesta al 3,2%, il livello più elevato registrato dal settembre 2023. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, tra febbraio e maggio i prezzi sono aumentati complessivamente del 2%, con una maggiore spesa potenziale di 505 euro annui per una famiglia media e di oltre 730 euro per una coppia con due figli. Una crescita che viene collegata direttamente all’impennata dei costi energetici causata dalle tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico mondiale di petrolio e gas.
In questo scenario la Sicilia presenta un andamento meno allarmante rispetto ad alcune regioni del Nord Italia, ma comunque significativo. Nessuna provincia siciliana compare nelle prime posizioni della classifica nazionale dei rincari, dominata da Rimini, Udine, Bolzano, Roma e Verona, tutte con aumenti superiori ai mille euro annui per famiglia. Tuttavia, l’Isola non può certamente considerarsi al riparo dall’aumento del costo della vita.
Catania, che stangate!
Tra i capoluoghi siciliani monitorati dall’Istat, il dato più elevato è quello di Catania, dove l’inflazione raggiunge il 3,4%, traducendosi in una maggiore spesa annua stimata in 804 euro per famiglia. Seguono Siracusa con il 3,3% e un aggravio di 762 euro, Palermo con il 3,2% e una stangata di 756 euro, mentre Messina si ferma al 2,9% con un impatto economico di circa 670 euro. Il dato più positivo arriva invece da Trapani che, con un’inflazione del 2,1%, registra il secondo valore più basso dell’intero Paese, alle spalle soltanto di Brindisi. Per le famiglie trapanesi l’aumento della spesa annua si limita a circa 485 euro, meno della metà rispetto a quanto avviene nelle città più care d’Italia.
Inflazione in Sicilia, una realtà complessa
Se si guarda però oltre il dato generale emerge una realtà molto più complessa. L’inflazione siciliana, infatti, non è trainata principalmente dagli alimentari, come avvenuto durante le precedenti crisi inflazionistiche, bensì dai costi dell’energia e dei servizi collegati. Palermo rappresenta un caso emblematico. Nel capoluogo regionale i prezzi dell’abitazione, dell’acqua, dell’elettricità, del gas e degli altri combustibili sono aumentati del 7,1% rispetto allo scorso anno, mentre i trasporti segnano un incremento del 6,3%. Ancora più significativo è il dato relativo ai beni energetici, che registrano un aumento addirittura del 14,8%, evidenziando come il peso della crisi energetica continui a scaricarsi direttamente sulle famiglie. Nel dettaglio, a Palermo il gas aumenta dell’11%, l’energia elettrica del 9,2% e i combustibili liquidi del 9,5%.
Anche la raccolta dei rifiuti mostra una crescita particolarmente sostenuta, con un incremento del 12,4%, mentre i servizi domestici e per l’abitazione salgono del 7,6%. Sono numeri che spiegano chiaramente perché molte famiglie percepiscano una pressione economica ben superiore a quella suggerita dal dato generale del 3,2%.
Il caso del comparto alimentare e il peso di casa e mobilità
Diversa appare invece la situazione del comparto alimentare. Nel capoluogo siciliano gli alimentari crescono mediamente dell’1,7%, un dato inferiore all’inflazione complessiva. Alcuni prodotti mostrano aumenti rilevanti, come le carni (+4,9%), la frutta (+4%) e il caffè (+5,2%), ma altri registrano addirittura diminuzioni. Gli oli e i grassi calano del 5,5%, mentre cereali e derivati segnano una riduzione dell’1,2%. Questo andamento conferma come la nuova fase inflazionistica sia molto diversa da quella vissuta tra il 2022 e il 2023, quando proprio il carrello della spesa era il principale responsabile dell’aumento del costo della vita.
A livello nazionale, infatti, i settori che pesano maggiormente sulle famiglie sono oggi quelli legati alla casa e alla mobilità. L’Unc calcola che per una coppia con due figli i soli trasporti comportino una spesa aggiuntiva di 323 euro annui, mentre abitazione, elettricità e gas incidono per altri 251 euro. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche aggiungono invece circa 241 euro. Ciò significa che quasi la metà dell’intera stangata inflazionistica deriva direttamente da energia e trasporti. Il confronto con le altre regioni italiane evidenzia inoltre come la Sicilia si collochi in una posizione intermedia. Le aree più colpite risultano Lazio, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, dove il rincaro annuo supera abbondantemente i 900 euro per famiglia. All’estremo opposto si trovano Basilicata e alcune province del Mezzogiorno, caratterizzate da incrementi più contenuti. L’Isola, pur non raggiungendo i livelli record registrati nel Centro-Nord, continua comunque a subire una crescita dei prezzi superiore ai livelli considerati fisiologici per un’economia stabile.
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