L’inflazione svuota i portafogli dei siciliani - QdS

L’inflazione svuota i portafogli dei siciliani

Michele Giuliano

L’inflazione svuota i portafogli dei siciliani

sabato 19 Novembre 2022 - 05:30

L’analisi dell’Unc sui dati Istat relativi al mese di ottobre: il record dei rincari spetta alla città di Catania (15,6%). Oltre la media nazionale anche Palermo e Messina

PALERMO – Il costo della vita continua a salire inesorabilmente, ogni mese di più. In maniera tale che sta diventando ormai insostenibile, per molte famiglie, affrontare le spese correnti.

Catania la città più costosa

In Sicilia, secondo i dati Istat, elaborati dall’Unione nazionale consumatori, la città più costosa con più di 150 mila abitanti, è Catania: il rincaro annuo per la famiglia media è di 3.097 euro, con una inflazione del 15,6%. In pratica, ben oltre una mensilità di una famiglia è stata bruciata dall’inflazione, dall’aumento dei costi della spesa, del carburante, dell’energia. Nella classifica, Palermo si trova all’11esimo posto, con una spesa aggiuntiva di 2.958 euro e una inflazione del 14,9%; poco sotto, al 19esimo posto, c’è Messina, con una spesa di 2.689 euro e una inflazione del 14,1%. Tutte e tre le città si trovano ben al di sopra della media nazionale, che si ferma all’11,8%, e una spesa media di 2.565 euro.

La Sicilia la regione con le città con inflazione più alta

Non solo, la Sicilia è la regione con le città con inflazione più alta. Dopo Catania, infatti, al secondo posto c’è Palermo e al terzo Messina. Se guardiamo all’intera penisola, i rincari maggiori sono stati registrati a Ravenna (+13,9%), con 3.359 euro, a Bologna (+13,2%), con 3.293 euro, e a Bolzano (+12,3%), con 3.269 euro. La città più virtuosa è Potenza, con un’inflazione del 9,1% e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a “solo” 1.797 euro. Segue Catanzaro (+10%, +1.868 euro) e Reggio Calabria (+10,4%, +1.942 euro). La città con inflazione più bassa è Aosta, con +8,7% (2.153 euro).

A livello regionale, la Sicilia si trova all’ottavo posto, con una inflazione media del 14,4% e una spesa di 2.691 euro. In testa alla classifica delle regioni più “costose”, con un’inflazione annua a +11,9%, il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio pari a 3.092 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove la crescita dei prezzi del 12,5% implica un’impennata del costo della vita pari a 2.973 euro, terza l’Umbria, +12,7%, con un rincaro annuo di 2.869 euro.

“Una disfatta! Una sciagura per chi si sta svenando per arrivare a fine mese. Urgono interventi immediati, come detassare la tredicesima, dare un bonus di 600 euro a chi guadagna meno di 35 mila euro, triplicando il bonus di Draghi, azzerare l’Iva sulle bollette di luce e gas di questo quarto trimestre. Non ci si può limitare a un lontano taglio del cuneo fiscale, peraltro, come annunciato dal ministro delle Imprese Urso, destinato solo per due terzi al lavoratore” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Una stangata da 4mila euro l’anno per le famiglie

“Secondo i dati dell’Unc – aggiunge Dona -, per quanto riguarda l’inflazione nel suo complesso, il +11,8% significa, per una coppia con due figli, una stangata complessiva, in termini di aumento del costo della vita, che sfiora i 4 mila euro, 3.999 euro su base annua, di cui 2.151 per abitazione, elettricità e combustibili, 1.073 per il solo carrello della spesa. Per una coppia con un figlio, la spesa aggiuntiva annua è pari a 3.712 euro. In media per una famiglia il rincaro è di 3.267 euro, 1.954 per l’abitazione, 789 per il solo carrello della spesa. Il primato spetta come sempre alle famiglie numerose con più di 3 figli, con una mazzata pari a 4.494 euro, 1.274 per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona”.

Se si guarda semplicemente al carrello della spesa, la situazione è drammatica, con aumenti percentuali a due cifre: l’olio diverso da quello di oliva (+55,6%), il burro (+42,8%), lo zucchero (+38,8%). Anche i vegetali segnano aumenti consistenti: melanzane, zucchine e peperoni a +38,7%, poi ci sono riso e Cavoli, al +30,7%. Seguono il latte conservato (+29,6%), la margarina (+28,5%) e la pasta (secca e fresca) con +26,8%. Per la top ten annua dei prodotti non alimentari, si riconferma al primo posto l’energia elettrica del mercato libero, con un prezzo quadruplicato rispetto a ottobre 2021, +329%, e sale oltre tre volte e mezza i prezzi del mercato tutelato, ferma a +91,5%.

“Questi dati dimostrano che il Governo deve rinviare non solo la scadenza del mercato tutelato del gas come ha fatto con il Dl aiuti quater, ma anche quella della luce che, come da noi denunciato, per le parti comuni dei condomìni non finisce il 10 gennaio 2024, ma tra 1 mese e mezzo” rilancia sempre Dona.

Al secondo posto, i voli internazionali che volano del 113,2% su base annua. Al terzo posto, il gas di città (libero+tutelato) con +96,2%, ma con il tutelato che si blocca ad appena +3,4%.

Al quarto posto della classifica annua l’energia elettrica mercato tutelato con +91,5%, poi i voli nazionali (+40%), al sesto posto il gasolio per riscaldamento (+36,4%), film in dvd, download film (+27,6%), Gpl e metano (+27,2%), macchine fotografiche (+25%).

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