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Inquinamento, la Sicilia ormai non riesce più a respirare

redazione

Inquinamento, la Sicilia ormai non riesce più a respirare

mercoledì 03 Febbraio 2021 - 00:00

Catania tra le città più avvelenate d’Italia. Sulle piste ciclabili l'Isola è all'anno zero. Non solo il traffico, i Comuni autorizzano il consumo di suolo: altro cemento e il verde sta sparendo

di Antonio Leo e Melania Tanteri

Neanche il coronavirus è riuscito a fermare l’inquinamento nelle città siciliane. Maglia nera dell’Isola è Catania che secondo gli ultimi dati di Legambiente, diffusi appena qualche giorno fa all’interno del consueto rapporto “Mal’Aria”, rientra tra i 60 capoluoghi di provincia italiani che hanno fatto registrare una media annuale di polveri sottili superiore ai 20 microgrammi su metro cubo, valore che l’Organizzazione mondiale della Sanità indica come tetto massimo da non superare per la tutela della salute umana.

Concentrazioni di veleni fuori misura sotto il Vulcano (23 µg/mc per la precisione), nonostante la pandemia abbia portato, nei mesi del lockdown più duro, una ventata d’aria fresca. Tra marzo e aprile dello scorso anno, infatti, sia a Palermo che nella Città dell’Elefante, l’Arpa regionale ha registrato una diminuzione fino al 60% dei biossidi di azoto e del benzene, principalmente grazie alla riduzione del traffico veicolare nell’agglomerato urbano (mentre più contenuto è stata l’arretramento del Pm10).

La Sicilia, certo, non è Torino (dove si è raggiunto il record di 98 giorni di sforamento dei limiti quotidiani) né Venezia (88 giorni) o Padova (84). Non ha il loro tessuto industriale e, dunque, subisce una minore pressione ambientale, ma c’è poco da rallegrarsi. Anche la nostra regione è coinvolta in ben due procedure di infrazione aperte da Bruxelles per violazione delle direttive 2015/2043 (a causa dei superamenti dei limiti fissati per gli ossidi di azoto) e 2014/2147 (per gli eccessivi valori di Pm10, nonché per la mancata attuazione di interventi di risanamento della qualità dell’aria). Ma soprattutto manca una strategia a tutto campo per invertire la rotta e ridurre lo smog, dalle piste ciclabili al consumo di suolo, dalla forestazione urbana alle energie rinnovabili.

“Servono misure più coraggiose e concrete”, ha spiegato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, che critica “la mancanza di ambizione dei Piani nazionali e regionali e degli Accordi di programma” degli ultimi anni per uscire dalla morsa dell’inquinamento, “che sono stati elusi e aggirati, per non dover prendere decisioni impopolari”. Tutto questo nonostante ogni anno in Italia, stando ai dati dell’Agenzia europea dell’Ambiente, vi siano oltre 50 mila morti premature dovute all’esposizione eccessiva a inquinanti atmosferici, con spese stimate tra i 47 e i 142 miliardi di euro tra sanitarie e per giornate di lavoro perse.

Secondo l’associazione del Cigno occorre intervenire su diversi settori come riscaldamento, industria e agricoltura, ma “occorre partire dalla mobilità sostenibile e dall’uso dello spazio pubblico”. Abbiamo analizzato quest’ultimi due campi e provato a ricostruire attraverso i numeri ufficiali attualmente disponibili quanto indietro si trova la nostra regione rispetto alle altre.

Mobilità

In Sicilia il mezzo che di gran lunga scelgono i cittadini è l’auto. Non è soltanto un fatto culturale, spesso si tratta dell’unica possibilità che hanno a disposizione. Secondo l’Istat, ancora nel 2019, quattro famiglie siciliane su dieci dichiarano difficoltà di collegamento con mezzi pubblici nella zona in cui risiedono: il 39,6% contro il 33,5% della media nazionale (in Lombardia si scende al 30%, in Trentino Alto Adige al 17%). E così nella nostra regione praticamente otto persone su dieci (Istat) si spostano con il mezzo privato.
L’inquinamento apportato dalla mobilità non è, però, soltanto una questione di quantità nell’Isola, ma anche di qualità. Gli ultimi dati sul parco auto circolante (relativi al 2019), diffusi dall’Associazione nazionale filiera industria automobilistica (Anfia), rilevano che su oltre 3 milioni e 350 mila autovetture, il 75% appartiene alle categorie più vecchie, tra euro 0 ed Euro 4, e di queste oltre la metà ha una motorizzazione Diesel, proprio quella che Legambiente chiede di “archiviare” al più presto: in uno studio su Milano è emerso che sono “i veicoli diesel ‘Euro4’ ed ‘Euro5’ a provocare la maggior parte dell’inquinamento da NO2: circa il 30% nel corso del 2018”.

Cartina di tornasole che dovrebbe lanciare un allarme alle istituzioni siciliane, dalla Regione ai Comuni, sulla necessità di investire nella mobilità sostenibile è proprio quello che è successo nel corso del lockdown, quando si sono ridotti drasticamente due dei principali veleni prodotti dai gas di scarico delle auto: il biossido di azoto e il benzene. D’altronde in una recente indagine sui fattori di pressione ambientale l’Istat ha confermato come “il potenziale inquinante delle autovetture è molto più elevato nelle città del Mezzogiorno (165 autovetture ad alto o medio potenziale inquinante per 100 autovetture a medio o basso potenziale nel 2018), e inferiore alla media in quelle del Centro (128) e del Nord (123)”.

C’è molto da lavorare in questa direzione. Catania, almeno su questo punto, ci sta provando con il progetto di ampliare la linea metropolitana (entro il 2026 previsti oltre 30 chilometri di linea e 27 fermate), ma non basta. Per esempio, sulle piste ciclabili l’Isola è indietrissimo: mancano del tutto in tre capoluoghi su sei (Trapani, Caltanissetta ed Enna), solo Palermo si avvicina a quota 50 km (comunque un quarto rispetto alla lunghezza complessiva dei percorsi presenti a Torino o Milano), mentre tutti gli altri stentano (Catania si aggira intorno ai 12 km, Messina è sui 7).

Consumo di suolo

Cosa c’entra il cemento con l’aumento del Pm10 e degli altri veleni nelle città? C’entra eccome, anzi probabilmente è uno dei fattori preponderanti eppure più sottovalutati. Ispra ha spiegato come il suolo perso solo negli ultimi sette anni abbia determinato il venir meno dello stoccaggio di ben 2 milioni di tonnellate di carbonio. Mancata cattura che riguarda anche le altre sostanze “velenose”: secondo l’Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Firenze “la vegetazione contribuisce alla rimozione degli inquinanti atmosferici (NOx, SOx, O3, PM10, PM2,5) sia attraverso un’azione diretta (rimozione ad opera delle foglie per assorbimento attraverso gli stomi nel caso di inquinanti gassosi, e/o per adsorbimento sulla cuticola) sia indiretta modificando i flussi di aria e modificando quindi la concentrazione locale degli inquinanti atmosferici”.

Le evidenze scientifiche non hanno fermato il consumo di suolo in Sicilia, dove il cemento continua ad essere riversato senza sosta, con altri 600 ettari distrutti nel 2019 (di cui 125 proprio nella provincia di Catania, Ispra 2020), e questo nonostante il 17% del totale delle case vuote o inutilizzate d’Italia si concentri nell’Isola (qualcosa come 130 mila abitazioni).

Di contro, a guardare i dati dell’Istat, il verde urbano nell’Isola è rimasto sostanzialmente invariato tra 2014 e 2018. Coldiretti, citando tale fonte, ha affermato che in Italia ogni cittadino ha a disposizione in media 32,8 metri quadrati di verde in città. Ma è il solito “pollo di Trilussa”: perché per un cittadino di Trento che ha a disposizione oltre 400 metri quadri di alberi e piante oppure uno di Cuneo che ne dispone di quasi 34, ce n’è uno di Catania che ne ha solo 16 (la metà della media nazionale), uno di Palermo che ne ha poco più di 11 e ancora uno di Siracusa che non arriva neanche ad 8 metri quadri; per non parlare di Trapani ferma a 5,9.

Dati miseri che chiedono a gran voce una inversione a “U” nell’Isola: “Occorre creare vere e proprie oasi mangia smog nelle città – chiede Coldiretti in una nota – dove respirare aria pulita grazie alla scelta degli alberi più efficaci nel catturare i gas ad effetto serra e bloccare le pericolose polveri sottili. Una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno”. Le risorse ci sono, a partire dal Recovery Plan.

A.L.

gianfranco zanna

Intervista a Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente in Sicilia

Aree verdi, pedonalizzazioni e zone a traffico limitato, riduzione delle automobili attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici e delle piste ciclabili. Sono solo alcune delle proposte che Legambiente Sicilia avanza per ridurre le polveri sottili e i livelli di Co2 nell’atmosfera. Non solo delle grandi città del nord: secondo l’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria “Malaria”, Catania, ad esempio, presenta dati non certo incoraggianti. “Ma c’era da aspettarselo – commenta Gianfranco Zanna, presidente regionale Legambiente. Purtroppo, le grandi città metropolitane del sud hanno certe caratteristiche che inevitabilmente possono portare a questo, malgrado ci siano dei tentativi, in particolare da parte dei cittadini e delle associazioni, di invertire il trend e di organizzare forme di mobilità sostenibile. Ma siamo ancora all’inizio e non incidono ancora sui dati negativi dei tassi di inquinamento”.

Dati che stridono con i due mesi di lockdown che, in altri contesti, hanno visto diminuire i livelli di inquinamento atmosferico. “Questo è un aspetto curioso – conferma Zanna – perché da altre parti ci sono dati differenti. Forse ci sono caratteristiche della città che incidono negativamente, alcune condizioni climatiche”.

E poi, dobbiamo parlare di due elementi che pesano molto su Palermo, Catania e Messina: a partire dal parco auto vecchio, cosa che accade in quasi tutto il Meridione. “Noi abbiamo fatto una campagna per non fare circolare più gli Euro 4, e i mezzi pubblici vecchi che, come dimensioni, sono più impattanti delle auto. In secondo luogo – prosegue – la presenza del porto”. In particolare i traghetti, sottolinea Zanna, ma anche le navi da crociera che tengono accesi i motori, aumentando l’inquinamento.

“Non è un caso che, tra le proposte che abbiamo avanzato per il Recovery Fund, c’è l’elettrificazione dei tre porti, per permettere alle navi di spegnere i motori”.

Tra le altre proposte di Legambiente, la mobilità sostenibile e la chiusura al traffico di ampie porzioni di area urbana. “Catania dovrebbe attivare misure straordinarie in tal senso, prevedendo Ztl e altre forme per scoraggiare l’uso della macchina – afferma ancora. La città etnea ha la grande fortuna di avere la Circumetnea – conclude Zanna – che favorisce l’uso del mezzo pubblico. Questa è la direzione corretta”.

Ma serve molto di più. Non si esprime sulla Riforma Urbanistica della Regione, il presidente di Legambiente. “Abbiamo contribuito a fare impugnare la parte che riguardava i piani paesaggistici, impugnata e cancellata – conclude – ma dobbiamo ancora capire come questa legge verrà applicata. Siamo in attesa e vedremo se intervenire”.

M.T.

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