La prima risposta al Mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale è arrivato, ma ancora il lavoro degli investigatori non è completato. Adesso l’obiettivo è cercare in primis di capire chi c’è dietro la serie di atti intimidatori che da novembre terrorizzano attività e imprenditori di Tommaso Natale, San Lorenzo, Sferracavallo, Isola delle Femmine, Capaci e Carini. L’ipotesi è di una regia che arriva direttamente dal carcere, qualcuno che con un cellulare elude i controlli e riesce a dare gli ordini alle “giovani leve” dello Zen e della Marinella che durante la notte entrano in azione.
Dagli archivi il possibile regista del racket
Gli investigatori scavano negli archivi degli arresti contro il mandamento mafioso di San-Lorenzo Tommaso Natale partendo dai 181 arresti dello scorso anno, tra cui 39 estortori passando finendo al 2019 quando la Squadra Mobile di Palermo arrestò dieci esponenti della famiglia mafiosa, tra cui Fabio Chianchiano, Giuseppe Fricano, Salvatore Lucera Salvatore Verga, Giuseppe Messia, Giovanni Messina, Girolamo Taormina, Giuseppe La Torre, Francesco Di Noto e l’imprenditore Baldassarre Migliore. Senza dimenticare i fratelli Serio, gli ultimi reggenti del mandamento e costantemente monitorati dagli investigatori in carcere.
Le intimidazioni con bottiglie infiammabili a Isola delle Femmine
Rosario Piazza e Davide Carcione, due degli otto arrestati del blitz di giovedì da parte di polizia e carabinieri, sono ritenuti responsabili delle intimidazioni fatte a nove tra locali, lidi e attività commerciali di Isola delle Femmine dove nella notte del 14 maggio i due giovani posizionarono delle bottiglie con liquido infiammabile e un “pizzino” con richiesta di 5 mila euro, la stessa che venne fatta ad alcuni commercianti di Sferracavallo a novembre 2025 con sempre una bottiglia con liquido infiammabile lasciata davanti gli ingressi dei locali. Quelli di sette mesi furono i primi episodi intimidatori che diedero inizio a una lunga escalation fatta di colpi d’arma da fuoco e incendi di cui ancora di gran parte non si conoscono i responsabili.
Piazza e Carcione vennero bloccati la stessa notte del 14 maggio mentre rientravano a Palermo: una volante dei carabinieri è riuscita ad arrestarli dopo un breve inseguimento in via Sferracavallo. I due poco prima si erano liberati di due passamontagna utilizzati in precedenza per l’azione delittuosa prontamente recuperati e sequestrati dai militari.
L’incendio al distributore di benzina e il collegamento con Sicily by Car
Salvatore Modica e Samuel D’Acquisto, altri due “giovani leve” dello Zen sono stati arrestati perché responsabili del furto della panda, pdi proprietà di una donna, utilizzata per dare fuoco all’impianto di lavaggio auto del distributore di benzina Q8 di via Lanza di Scalea che dalle indagini è emerso essere la stessa stazione di servizio dove la Sicily by Car di Tommaso Dragotto abitualmente fa lavare i suoi veicoli.
Episodi tra loro collegati e che evidenziano di come la figura di Dragotto sia attenzionata dagli uomini di Cosa Nostra, come confermano le due intimidazioni in poche settimane subite a maggio prima nella sede da poco inaugurata a Villagrazia di Carini e successivamente nel deposito di via San Lorenzo; quest’ultimo già a marzo fu vittima di un primo atto intimidatorio a colpi di kalashnikov. L’imprenditore, al quale è stata assegnata la scorta, ha ribadito ancora una volta che non si piegherà alla mafia.
Il kalashnikov e il collegamento con via don Minzoni
Nel corso del blitz sono stati arrestati anche altre quattro persone: Danilo D’Ignoti, 38 anni, Dionisio Mineo, di 35, Massimo Gioè e Riccardo Civiletti, di 41 e 25 anni: tutti e quattro sono accusati a vario titolo di tentata estorsione e tentato omicidio. Al momento, il collegamento tra questi arresti e le intimidazioni riguarda il kalashnikov utilizzato da D’Ignoti per sparare contro casa di Sposito la sera del 29 aprile in via don Minzoni. Infatti si tratta della stessa arma che è stata usata per alcuni raid intimidatori ad attività commerciali o locali in questi mesi a Palermo; molto probabilmente sono due, ma ancora non sono stati trovati nei numerosi sequestri di armi e munizioni (alcune appartenenti all’AK47) eseguiti dalle forze dell’ordine.
Le “giovani leve” su TikTok inneggiano a Totò Riina
Le giovani leve di Cosa Nostra descrivono la loro “appartenenza” attraverso video e fotografie pubblicate su Tiktok: Samuele D’Acquisto (detto u scimmia e omonimo di uno degli imputati della strage di Monreale), Davide Carcione, Salvatore Modica e Rosario Piazza lanciavano messaggi espliciti con gli audio ai loro post tratti dalla fiction Mediaset Il Capo dei capi, che racconta l’ascesa – fino all’arresto del 15 gennaio del 1993 – di Totò Riina. In un audio pubblicata da Piazza pochi giorni prima dell’arresto si fa riferimento al “pocket coffee”, ovvero il nome in codice con il quale Riina ed i corleonesi chiamavano negli anni ‘80 e ‘90 i proiettili del kalashnikov, la stessa arma che ora è tornata di moda tra le nuove leve di Cosa nostra.
Ma non solo, molti audio anche contro le forze dell’ordine come si può notare nei post pubblicati da Modica. Insomma, sono tante le “giovani leve” che si muovono tra Zen e Marinella e che le forze dell’ordine con indagini scrupolose stanno cercando di individuare per mettere fine a questa escalation di intimidazioni e terrore.
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