Pantelleria e Marettimo, dramma dei pescatori “isolati” - QdS

Pantelleria e Marettimo, dramma dei pescatori “isolati”

Vito Manca

Pantelleria e Marettimo, dramma dei pescatori “isolati”

giovedì 29 Ottobre 2020 - 00:00
Pantelleria e Marettimo, dramma dei pescatori “isolati”

Braschi (Cooperativa San Giuseppe): “Lo Stato non ci mette nelle condizioni di rispettare le regole”. Il pescato da vendere e i collegamenti “impossibili” con il mercato di Trapani

TRAPANI – Le regole. C’è chi vuole rispettarle e chi invece punta ad infrangerle, sempre e comunque.

Il mare. C’è chi ci vive. E chi invece sceglie di sfruttarlo, senza remore. Marettimo. La più lontana delle Egadi. D’estate, isola per vip, per un turismo di qualità. D’inverno, c’è solo la pesca. E ci sono i pescatori che devono vendere il loro prodotto. Un’impresa – quella dell’attività di mare – nell’impresa, quell’altra di vendere i pesci. Seguendo le norme, rispettando l’ambiente e la salute dei consumatori. Facile soltanto a dirsi. Perché i pescatori di Marettimo devono fare i conti con le “corse” per arrivare a Trapani. Quella delle 6,20 è improponibile, perché sono ancora in mare, perché rientrano in porto verso le 8, dopo avere tirato le reti. Non sarebbe comunque un problema perché c’è la “corsa” delle 9,55: con l’aliscafo. C’è ma è come se non ci fosse, perché il pescato non può essere imbarcato e non può dunque raggiungere Trapani e di conseguenza il mercato. Non c’è posto per il pesce perché s’imbarcano soltanto passeggeri. Punto ed a capo.

Ancora una “corsa”, alle 13,55 con la nave-traghetto. Ma non è una soluzione praticabile. Spiega perché il presidente della Cooperativa di pesca “San Giuseppe” Totò Braschi: “Da un lato lo Stato italiano obbliga al rispetto delle leggi, dall’altro però non mette il cittadino imprenditore nelle condizioni di rispettare tali obblighi”. Così, “se la cooperativa, per conto del pescatore, chiede d’imbarcare un collo di prodotto fresco sull’aliscafo da Marettimo alle 9,55, tutto a norma sanitaria e fiscale, con documenti alla mano, riceve un diniego dal comando di bordo”.

Non finisce qui. Braschi aggiunge un altro particolare: “Se siamo impossibilitati con tale corsa è necessario attendere il traghetto delle 13,30, se attracca, visto il porto insicuro. Mentre il prodotto ittico deperisce e non è più commerciabile e la giornata del pescatore è andata in fumo”.

Il presidente della “San Giuseppe” non si limita soltanto alla denuncia dell’inconveniente. Ha deciso d’inviare una nota al neo sindaco delle Egadi Francesco Forgione, al Prefetto, ai vertici della Capitaneria di Porto ed a quelli della Liberty Lines. Braschi una soluzione ce l’ha. Ma per concretizzarla devono essere cambiate le regole. “Bisogna prevedere – sottolinea il presidente –, solo per la corsa delle 9,55, e solo per il periodo invernale, o meglio da ottobre ad aprile, una zona di un metro per un metro sull’aliscafo dove poter collocare dei contenitori certificati a norma CE per trasportare il prodotto ittico fresco, accompagnato dai documenti fiscali e dal documento di trasporto, con nome del venditore e dell’acquirente. Quest’ultimo ritirerà tutto al porto di destinazione, in questo caso, Trapani. Aggiungo che i contenitori sarebbero sottoposti a verifica ed autorizzazione da parte dell’Azienda sanitaria provinciale”.

Ancora regole. Pantelleria. Due casi. Ma quando le norme vengono infrante per interesse non c’è altra soluzione che la repressione. Contro chi utilizza illecitamente i “cannizzi”, ad esempio. Tecnicamente, Fishing Agregating Device. In sintesi, Fad. La Guardia Costiera ne ha sequestrati 27 qualche giorno fa. Si tratta di dispositivi di concentrazione di pesce. Quelli “beccati” nell’acque antistanti l’isola potrebbero essere stati posizionati da pescatori non professionisti. I “cannizzi” sono fatti con foglie di palma, numerose bottiglie e contenitori di varia forma e dimensione, oltre che da sacchi di plastica. La Guardia Costiera li ha sequestrati “privi di boe di segnalazione – si legge in una sua nota – e della prevista marcatura, necessaria ad identificare il motopesca di appartenenza”. Requisiti fondamentali per non mettere a rischio la sicurezza della navigazione e l’equilibrio dell’ambiente marino. Le regole ci sono. Ma non vengono rispettate. Perché “la pesca a circuizione, con l’ausilio di questi sistemi – aggiunge la Guardia Costiera – può essere praticata esclusivamente dal 15 settembre al 31 dicembre, ma ogni attrezzo deve riportare la marcatura e l’identificazione del motopesca autorizzato”.

In più devono esserci “cime e galleggianti biodegradabili”. Repressione ma anche prevenzione, come con la campagna, voluta dal Ministero dell’Ambiente, contro le “Reti Fantasma”. Ancora la Guardia Costiera in prima linea. Sono reti sommerse. Ed oltre ad essere una indiscriminata trappola mortale per i pesci, anche di specie protette, mettono a rischio l’habitat marino, disperdendo le micro-particelle di plastica che le compongono. Reti che possono diventare un problema serio per i sub. Le regole, se ci sono, vanno rispettate e se non funzionano vanno cambiate. Il messaggio dalle Egadi e da Pantelleria è forte e chiaro.

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