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Istat, anche al Sud si è ristretta la famiglia

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Istat, anche al Sud si è ristretta la famiglia

martedì 08 Marzo 2022 - 05:30

Negli ultimi decenni si è assistito a un crollo dei nuclei numerosi, crescono quelli unipersonali. Nel Mezzogiorno il numero medio dei componenti si attesa a 2,5 contro i 3,75 degli anni ‘70

ROMA – Al 31 dicembre 2019, il 99,4% della popolazione censita come residente in Italia (59.641.488 individui) vive in famiglia mentre sono solo 382.067 le persone in convivenza anagrafica, ossia che abitano in istituti assistenziali, ospizi, istituti di cura e altre residenze collettive. È quanto emerge dai dati Istat sul Censimento permanente della popolazione.

Rispetto ai dati del 2011, le famiglie sono aumentate di 1.239.356 unità (+5,0%), passando da 24.611.766 a 25.851.122; considerando gli ultimi 50 anni, l’aumento è di quasi 10 milioni (15.981.177 nel 1971). La crescita del numero di famiglie ha interessato tutte le ripartizioni del Paese anche se con intensità diverse. In particolare, tra il 2011 e il 2019 l’incremento più elevato, pari al 6,8%, è stato rilevato nelle regioni centrali, il più basso (+3,5%) nelle due isole maggiori. Le famiglie aumentano ma sono sempre più piccole. Il numero medio di componenti , infatti, scende da 3,35 del 1971 a 2,29 del 2019.

Nelle regioni del Sud, dove le famiglie sono storicamente più numerose, si attesta a 2,5 componenti ma erano 3,75 nei primi anni ‘70 e 2,92 all’inizio del nuovo millennio. Le profonde trasformazioni economiche e sociali che hanno interessato la Penisola nel mezzo secolo osservato, il calo delle nascite, il progressivo invecchiamento della popolazione e il consistente ingresso di cittadini stranieri hanno contribuito al forte ridimensionamento delle famiglie. A crescere sono soprattutto le famiglie unipersonali, pari a 9.073.852 nel 2019, il 35,1% del totale contro il 12,9% del 1971. In altri termini, vive da solo circa il 15% delle persone abitualmente dimoranti in Italia.

Crescono le famiglie unipersonali

Tra il 2011 e il 2019, il maggiore incremento di famiglie unipersonali si registra nelle regioni del Centro (+21%), dove il peso relativo di queste famiglie è passato dal 10,9% del 1971 al 37,1%, mentre il Nord-ovest conferma il suo primato: le famiglie composte da una sola persona salgono al 37,7% dal 16,0% del 1971.

Alla crescita delle famiglie unipersonali si affianca la diminuzione nel corso del tempo di quelle più numerose. Nel 1971 le famiglie formate da cinque componenti o più erano 3.437.440 e rappresentavano il 21,5% del totale delle famiglie residenti. Nel 2019 se ne contano solo 1.318.804 e costituiscono poco più del 5% delle famiglie censite.

Anche nel 2019 la percentuale più elevata di queste famiglie si rileva nelle regioni dell’Italia meridionale (6,9%) e insulare (5,5%) a cui si contrappongono incidenze inferiori alla media nazionale (5,1%) nelle ripartizioni Nord-occidentale (4,1%), Nord-orientale (4,9%) e del Centro (4,6%).

Decisamente più marcate le disuguaglianze nel 1971 quando nel Sud della Penisola quasi una famiglia su tre (31,2%) era formata da almeno cinque persone mentre nel Nord-ovest queste erano meno del 14% del totale.

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