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L’Italia ha bisogno dei migranti: i numeri smontano il pregiudizio del costo

L’Italia ha bisogno dei migranti: i numeri smontano il pregiudizio del costo

Forza lavoro da 197 miliardi di euro e crescita degli imprenditori (+21,3%). Rilevante anche il contributo al Fisco

ROMA – Il nostro Paese sta vivendo un inverno demografico che, inevitabilmente, avanza anche nell’economia e nella produttività nazionale. Ma c’è ancora un “salvagente”, seppur da alcuni viene percepito come zavorra, che è il contributo decisivo di chi vuole – per necessità o per scelta – mettere radici in Italia. Si tratta dei migranti, spesso relegati a questione da risolvere, ma che dati alla mano contribuiscono a reggere l’economia di questo Paese.

Il contributo dei migranti al Pil e all’economia italiana

A dirlo è la Fondazione Leone Moressa che racconta un’Italia in cui il 9,7% del Pil è prodotto dagli occupati stranieri, che portano un saldo in attivo nelle casse dello Stato pari a un miliardo di euro.

“L’Italia – si legge nel rapporto presentato qualche giorno fa al Cnel – che registra un saldo naturale negativo dal 2007, è tra i Paesi con il calo demografico più intenso al mondo. La popolazione straniera o con background migratorio mitiga questa dinamica grazie a un’età media inferiore e a una maggiore natalità”.

Inverno demografico e carenza di lavoratori in Italia

Al primo gennaio 2025 la popolazione straniera era di 5,4 milioni di persone (il 9,1% di quella totale) con un’età media di 36,5 anni contro i 47,3 anni dei quasi 54 milioni di italiani. L’invecchiamento demografico, che più volte abbiamo analizzato in queste colonne, si traduce in una “fame di lavoratori”: secondo le stime Unioncamere-Excelsior, per il 2025-2029 l’Italia ha un bisogno di circa 3,7 milioni di occupati che in larga parte servono per sostituire i pensionamenti. In questo senso, il contributo dei cittadini stranieri rappresenta una risorsa preziosa per il tessuto economico e demografico dell’Italia.

Infatti i lavoratori migranti, secondo il rapporto, rappresentano 2,6 milioni di occupati, pari al 10,7% del totale. Una forza lavoro che genera un valore aggiunto di 197 miliardi di euro, vicino a coprire il 10% della ricchezza nazionale. Il contributo supera la media in settori nevralgici come Agricoltura (21,3%), Edilizia (18,4%) e Ristorazione (14,4%).

Imprenditori stranieri, cresce il contributo alla produttività nazionale

Non solo occupati, poi, ma anche investitori. “L’imprenditoria migrante non conosce crisi”, si legge nel rapporto Flm. Sono quasi 796 mila gli imprenditori nati all’estero (rappresentano il 10,8% del totale). Nel decennio 2015-2025 sono cresciuti del 21,3%, a fronte di un calo del -5,2% degli imprenditori nati in Italia.

Migranti e tasse, quanto versano nelle casse dello Stato

Lavoratori che reggono non solo grandi pezzi di produttività di questo Paese, ma anche una considerevole parte di fiscalità. Gli oltre cinque milioni di contribuenti nati all’estero, infatti, hanno dichiarato quasi 88 miliardi di redditi, versando 12,6 miliardi di Irpef. È di vecchia memoria, ma neanche troppo, in questo Paese il preconcetto secondo cui l’accoglienza di chi viene da fuori i confini nazionali sia solo un costo per le casse dello Stato. Ma questi dati, tuttavia, dimostrano altro.

Il saldo tra le entrate (cioè il gettito fiscale e contributivo apportato dai lavoratori migranti) è pari a 45 miliardi, contro i 44 miliardi di uscite (che sono rappresentate dal costo della spesa pubblica per sanità, istruzione, welfare, giustizia e accoglienza): a conti fatti, quindi, bisogna guardare al fenomeno con una constatazione di beneficio, più che di costo.

Lavoratori stranieri, le differenze tra Lombardia e Sicilia

Anche in questo caso, comunque, esistono le dovute differenze territoriali. È infatti pacifico dire che a “giovare” della forza lavoro straniera è soprattutto il Settentrione d’Italia: basti pensare che in Lombardia i residenti stranieri al primo gennaio 2025 superano l’1,2 milioni (di cui 611 mila occupati), mentre in Sicilia si fermano a poco più di 200 mila persone (di cui 81 mila lavorano). Va da sè che esiste una grossa differenza migratoria – e di possibilità occupazionale – che in Lombardia contribuisce al 12% del Pil e in Sicilia solo al 4,3%.

Immigrazione in Italia, oltre i benefici economici restano le criticità

Bisogna stare attenti a cadere, però, in un’analisi miope che tiene conto solo della “forza” dei migranti nel contribuire alla produzione nazionale. Perchè dietro ci sono anche scheletri nell’armadio.