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Il Paese è spaccato anche sul fronte del cicloturismo: Centro-Nord in volata e Mezzogiorno maglia nera

Il Paese è spaccato anche sul fronte del cicloturismo: Centro-Nord in volata e Mezzogiorno maglia nera

ROMA – Il settore turistico – in particolare dopo la pandemia da Covid-19, che ha avuto un considerevole impatto negativo sul comparto – negli ultimi anni è cambiato profondamente. I viaggiatori, che con il tempo hanno ricominciato a investire sulle proprie vacanze, si sono concentrati sempre di più su mete alternative e hanno fortemente rivalutato il cosiddetto “turismo lento”, fatto di esperienze e di un rinnovato rapporto con la natura.

Cicloturismo in Italia: crescita esponenziale e nuovo spazio nell’offerta ricettiva nazionale

In questo senso, rientra la crescita esponenziale del cicloturismo, settore che si sta ritagliando uno spazio sempre maggiore all’interno dell’offerta ricettiva nazionale. Come visto anche in altre situazioni, però, la mappa geografica italiana mostra anche su questo versante profonde differenze territoriali, seppur con qualche eccezione da non dimenticare.

Per comprendere meglio quanto i cicloviaggiatori stiano conquistando uno spazio via via più consistente all’interno del panorama ricettivo nazionale abbiamo analizzato il rapporto intitolato “Viaggiare con la bici – La via italiana al cicloturismo 2026”, realizzato da Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche e culturali), Unioncamere e Legambiente. Il documento in questione “ha come finalità l’approfondimento e la valorizzazione del fenomeno cicloturistico, analizzandone dati e nuovi trend, oltre al suo riconoscibile valore sociale, culturale e di riscoperta e potenziamento delle economie locali”.

49 milioni di presenze e 6 miliardi di euro: i numeri del cicloturismo italiano nel 2025

Il rapporto, in continuità con le precedenti edizioni, pone particolare attenzione ai cicloturisti italiani e stranieri che hanno viaggiato in Italia nel corso del 2025 per comprendere come questo particolare segmento del settore ricettivo possa essere valorizzato e ulteriormente sviluppato nel medio e lungo periodo. “In questi anni – si legge – la quota percentuale di cicloturisti ha ruotato attorno a una media del 6,5% sul totale dei turisti, delineando una nicchia di domanda dall’interesse costante. Anche i dati rilevati nel corso del 2025 si collocano all’interno di questa traiettoria di consolidamento”. Lo scorso anno, insomma, i cicloturisti a livello nazionale hanno raggiunto le 49 milioni di presenze (giusto per comprendere le dimensioni del fenomeno, basti pensare che la Sicilia, nello stesso periodo, è arrivata a quota venti milioni di visitatori complessivi), in linea con il dato che aveva caratterizzato il periodo pre-pandemico. “Un livello di domanda cicloturistica – viene spiegato nel documento – che si conferma rispetto ai valori di trend di lungo periodo, ma che genera un valore di impatto economico superiore: gli oltre 6 miliardi di euro registrati equivalgono infatti a un +37% sugli oltre 4,6 del 2019, quota in proporzione superiore anche alla media Italia (+29%). Anche rispetto ad annualità più recenti, il 2025 registra consumi più alti: nel 2023 si attestavano sui 5,5 miliardi di euro; nel 2021 erano poco più di 3,9 miliardi”.

Per gli esperti, dunque, “guardando al confronto 2025-2019, appare come il fenomeno vada maturando e stabilizzandosi in termini di domanda e quindi di presenze; tuttavia, il valore del cicloturismo aumenta, se non in termini di ‘peso’ crescente delle presenze, certamente per impatto economico complessivo, qualità delle esperienze e di maggior relazione che si crea con i territori e le destinazioni”.

Chi è il cicloturista italiano: profilo, abitudini e crescente interesse per l’enogastronomia

Il focus si concentra poi sui viaggiatori, cercando di tracciarne un profilo e sottolineando come la pratica cicloturistica stia diventando sempre più trasversale, “tanto per sesso quanto per età, ampliando la base di mercato e incentivando la segmentazione dell’offerta di servizi ed esperienze, con un occhio di riguardo alla componente femminile della domanda. Il cicloturista viaggia sempre più in compagnia: partner, famiglia (36%) o amici (17%). La bicicletta si conferma non tanto o non solo un mezzo di spostamento, quanto piuttosto uno strumento per condividere emozioni, lungo percorsi suggestivi, insieme alle persone care. La dimensione relazionale diventa centrale e ridefinisce il senso dell’esperienza di viaggio”.

Un’esperienza che viene scelta soprattutto per la sua natura “libera”, poiché la vacanza in bici “permette allo sportivo di scegliere dove andare e cosa fare in autonomia, passando facilmente ‘da un turismo all’altro’ in termini esperienziali ed emozionali: cresce nettamente l’interesse per il turismo naturalistico in generale (33%; 19% nel 2024) e si consolida quello per il patrimonio culturale nazionale (48%, rispetto al 45% nel 2024). La natura viene vissuta attraverso gite al mare e al lago (38%), in borghi nel verde (27%) e in aree naturalistiche (19%), confermando la centralità dell’ambiente nel vissuto cicloturistico. La bicicletta è oramai una leva consolidata di valorizzazione territoriale, soprattutto quando l’offerta riesce a connettere prodotti e servizi turistici diversi in un’unica proposta integrata. Tra le esperienze da fare sulle due ruote, appare ‘esplodere’ l’interesse per l’enogastronomia (23%; 7% nel 2024), con un accento particolare verso la ristorazione d’eccellenza (25%; 8% nel 2024). La bicicletta, più di altri mezzi, permette di realizzare un turismo ‘a tappe’: il cicloturista costruisce l’esperienza lungo il percorso, alternando paesaggio, borghi, siti culturali, evidentemente attribuendo particolare valore ai momenti di sosta (pranzo, degustazioni, acquisti di prodotti tipici). In questo contesto, l’enogastronomia appare una componente naturale del viaggio, rappresentando un traguardo esperienziale, dove il cibo di qualità è abbinato alla scoperta ed all’immersione nelle tipicità del territorio. Questi interessi trovano un riscontro pratico a destinazione: aumentano i cicloturisti che visitano centri storici (45%; 29% nel 2024) e che degustano prodotti tipici locali (34%; 10% nel 2024)“.

Spesa media 160 euro al giorno: le ricadute economiche del cicloturismo sul territorio

L’altra analisi interessante è quella delle ricadute economiche, di quanto effettivamente questi viaggiatori spendono sul territorio che li accoglie. Anche in questo caso, i numeri sono in continua crescita: “L’impatto economico complessivo della spesa cicloturistica in Italia nel 2025, supera i 6 miliardi di euro, con una forte polarizzazione verso la componente straniera (oltre 4 miliardi). Alloggio e ristorazione rappresentano il principale ambito di ricaduta economica (oltre 3 miliardi di euro, 49% del totale). Un risultato che conferma la centralità dell’ospitalità e rafforza l’importanza della dimensione enogastronomica. Accanto a questo macro ambito, l’agroalimentare intercetta 677 milioni di euro (11%). La forte incidenza della domanda internazionale (quasi 437 mln di spesa; 240 mln quelli degli italiani) conferma il particolare appeal del nostro patrimonio enogastronomico nei confronti dei mercati internazionali. Durante il soggiorno, il cicloturista spende in media 69 euro al giorno per l’alloggio e 91 al giorno per l’acquisto di beni e servizi, con un deciso incremento della spesa media rispetto al 2024″.

Cicloturismo e divario Nord-Sud: Trentino in testa, Puglia unica eccezione del Mezzogiorno

Insomma, per il Paese un bottino non indifferente, che però come accennato non è equamente distribuito a livello territoriale, come dimostra lo studio realizzato da Swg per la Regione Puglia dal titolo “Percorso di indagine sul tema del turismo lento con focus su cammini e cicloturismo”. Il campione esaminato, comprendente viaggiatori sia italiani che stranieri, ha indicato principalmente le regioni del Nord come mete favorite per un’esperienza turistica in bici: il primo posto del podio è infatti saldamente in mano al Trentino Alto Adige, seguito dalla Lombardia. Subito dopo si piazza la Puglia, unica regione del Sud in questa classifica, seguita poi da Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. A parte l’eccezione virtuosa rappresentata dal “Tacco dello Stivale”, dunque, a dominare è il meridione del Paese.

Il perché di questo trend è subito spiegato: i cicloturisti, come abbiamo visto, rappresentano una categoria estremamente esigente, che cerca servizi adeguati e adatti alle necessità. Ecco perché il Sud, dove sul fronte dell’offerta c’è ancora molta strada da fare, da questo punto di vista continua ad arrancare. Eppure, come dimostra la Puglia, migliorarsi è possibile: basta avere obiettivi concreti e utilizzare gli strumenti adatti per conseguirli. Insomma: testa bassa e pedalare.