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Italia al top in Europa per il turismo congressuale ma il Mezzogiorno rimane un “deserto” di eventi

Italia al top in Europa per il turismo congressuale ma il Mezzogiorno rimane un “deserto” di eventi

Roma, Milano, Bologna e Firenze valgono il 48% del totale nazionale. Il Sud, invece, è quasi del tutto assente

ROMA – L’Italia, o per meglio dire il Nord del Paese, si conferma tra i protagonisti assoluti della meeting industry globale. Secondo la nuova classifica Icca 2025 (International congress and convention association), annunciata alla Fiera Imex a Francoforte, il nostro Paese è al primo posto in Europa e al secondo posto a livello mondiale per congressi ospitati generando un impatto economico diretto di quasi 15 miliardi di euro. La voce di spesa più rilevante è l’alloggio, che rappresenta il 44,6% del totale, pari a 5,12 miliardi di euro (+36,5% sul 2023). Seguono trasporti nazionali e regionali (2,61 miliardi), ristorazione esterna (1,80 miliardi) e trasporti locali (555 milioni). La spesa media giornaliera per partecipante raggiunge i 243 euro, che salgono a 301 euro per chi partecipa a eventi su più giornate. Anche la spesa nelle sedi registra una crescita significativa: per i 368 mila eventi ospitati in 5.590 venue italiane, il valore diretto generato è di 3,36 miliardi di euro (+19,5%). Le principali voci sono: catering e ristorazione interni (1,91 miliardi), allestimenti e tecnologie (699 milioni) e affitto degli spazi (575 milioni).

Sostenibilità, tecnologia immersiva e bleisure

La crescita del comparto è supportata da tre pilastri fondamentali: sostenibilità (il 2025 ha segnato il passaggio definitivo dai criteri Esg “opzionali” a standard obbligatori per i grandi congressi internazionali), tecnologia immersiva (l’uso di realtà aumentata per la navigazione degli spazi espositivi e l’Ia per il matchmaking tra delegati) e bleisure (la tendenza a combinare viaggi d’affari, business, con momenti di svago, leisure, ha favorito le destinazioni italiane).

Roma nella Top 10 globale, Milano leader corporate

Nel 2025 Roma è entrata stabilmente nella Top 10 globale, risultando un polo congressuale d’eccellenza per la sua capacità di coniugare storia e innovazione, mentre Milano è leader per congressi corporate e innovazione tecnologica. La Capitale, nel 2025, ha ospitato 114 eventi, Milano 100, Bologna 43 e Firenze 38. Da sole hanno raccolto il 48% dei grandi eventi organizzati nel Paese.

L’efficacia del “modello Italia” risiede proprio nel suo policentrismo. Ad attrarre non sono solo i grandi centri, ma anche le città d’arte e i poli fieristici. Inoltre, il patrimonio culturale e gastronomico italiano rende il nostro Paese la destinazione ideale per il turismo congressuale, che garantisce al settore tassi di occupazione alberghiera elevati anche nei giorni infrasettimanali e la stagionalità delle destinazioni urbane. La sfida per il 2026 sarà mantenere questo primato attraverso il potenziamento dei collegamenti ferroviari ad alta velocità verso i centri minori, estendendo ulteriormente i benefici del modello policentrico.

Sud e Sicilia restano a guardare

Una sfida che, almeno per il momento, vede il Nord prevalere e il Sud che resta a guardare. Quasi tutti gli eventi di maggior rilievo si concentrano infatti nelle zone settentrionali, con poco o nulla nel resto della Penisola e delle sue Isole. A pesare è certamente il deficit infrastrutturale, non soltanto per quanto riguarda i luoghi che possono accogliere eventi di grande portata, ma anche per ciò che concerne i collegamenti viari, ferroviari e di altro genere. E se è vero che in Sicilia qualcosa si sta finalmente muovendo, si pensi per esempio al grande lavoro fatto in provincia di Catania con SiciliaFiera, è chiaro che occorre anche una grande spinta, anche istituzionale, per colmare la distanza che, nel corso dei decenni, è stata accumulata con le altre grandi realtà nazionali.

L’Italia terza volta consecutiva sul podio mondiale

Ma tornando ai numeri italiani e all’ultimo rapporto Icca Globewatch 2025, occorre evidenziare come il nostro Paese sia riuscito a piazzarsi alle spalle di un colosso come gli Usa. “Questi dati – ha detto Carlotta Ferrari, presidente di Convention bureau Italia, ente che da anni promuove il Paese come principale destinazione per il turismo congressuale – non sono il risultato di una crescita casuale o di una semplice ripresa post-pandemia, ma validano ufficialmente una strategia di sistema deliberata e coordinata, che ha visto l’Italia eccellere soprattutto nei settori ad alto valore scientifico”.

Il Paese è infatti sul podio mondiale per il terzo anno consecutivo, dominando le classifiche globali per i meeting legati alla conoscenza, posizionandosi al secondo posto nelle scienze, al terzo nella tecnologia e al quarto nelle scienze mediche, e trasformando così il sapere accademico in un volano di sviluppo economico. Città come Roma, Milano, Firenze, Bologna, Napoli (unica eccezione nel Meridione) e Torino sono state portate ai vertici delle classifiche mondiali garantendo una crescita che evita la concentrazione su un unico hub. Alle fondamenta di questo primato c’è la capacità di “fare sistema” proprio attraverso Convention bureau Italia, che ha saputo evolvere l’approccio nazionale da una semplice vendita di location a una sofisticata strategia di attrazione dei talenti.

“Italian knowledge leaders”: il modello globale che vale 2.700 dollari di spesa media per delegato

In questo contesto si innesta anche il programma “Italian knowledge leaders”, segnalato dal rapporto Icca come modello di riferimento globale: un progetto che coinvolge attivamente i vertici della comunità scientifica per portare i grandi congressi mondiali in Italia, generando una spesa media per delegato di oltre 2.700 dollari e lasciando un’eredità di innovazione permanente sulle comunità locali. Con una prospettiva che vede il settore crescere del 23% nei prossimi cinque anni, l’Italia si presenta come un partner strutturato e affidabile per le grandi associazioni internazionali.

“Essere i primi in Europa e stabilmente sul podio mondiale – ha aggiunto la presidente di Convention bureau Italia, Ferrari – è la prova che la nostra scommessa sul capitale intellettuale è stata vinta. Questo risultato straordinario non è arrivato per caso, ma è il frutto di un modello di governance unico che ispira all’esterno, mettendo a sistema l’eccellenza scientifica dei nostri knowledge leaders con la professionalità della nostra industria dei meeting. Abbiamo dimostrato che l’Italia non è solo una destinazione accogliente, ma un hub globale del sapere capace di competere e vincere sui tavoli dell’innovazione tecnologica e medica. Ora l’obiettivo è consolidare questa leadership, per continuare a essere il luogo dove il mondo si incontra per progredire”.

Una soddisfazione condivisa anche a livello istituzionale, come dimostrano le parole della presidente dell’Ente nazionale italiano del turismo (Enit), Alessandra Priante: “Essere oggi la prima destinazione congressuale in Europa e la seconda al mondo conferma la forza internazionale dell’Italia e la capacità dei nostri territori di attrarre grandi eventi, investimenti e presenze di qualità. A Francoforte abbiamo presentato un sistema Italia forte, con sette Regioni e oltre settanta operatori protagonisti della più importante fiera internazionale del settore”. “Il turismo congressuale – ha concluso – genera quasi 15 miliardi di euro di impatto economico diretto ed è uno dei comparti che più contribuiscono alla crescita, alla destagionalizzazione e alla valorizzazione delle economie locali. L’Italia continua a essere scelta perché offre qualcosa che altri non hanno: la capacità di unire organizzazione, qualità dell’accoglienza, cultura e identità dei territori in un’esperienza unica e riconoscibile”.