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Riservatezza e vizi, gli affari dei narcotrafficanti palermitani gestiti da dietro le sbarre su Instagram

Riservatezza e vizi, gli affari dei narcotrafficanti palermitani gestiti da dietro le sbarre su Instagram

Da Instagram alle app che garantiscono l’anonimato: l’ultimo blitz antimafia e antidroga a Palermo racconta di trafficanti attenti alle moderne tecnologie negli affari

Usavano i sistemi di messaggistica criptata per cercare di sottrarsi alle intercettazioni degli investigatori e sognavano di prendere in mano tutto lo spaccio di droga a Palermo. Il gruppo di trafficanti di stupefacenti su cui si concentra l’ordinanza del gip Lirio Conti, che ha disposto 21 misure in carcere e cinque ai domiciliari e individuato tre diverse associazioni a delinquere, ambiva a vestire i panni dei narcos.

Molti dei provvedimenti cautelari sono stati notificati dietro le sbarre, dove si trovano già per altri reati i protagonisti di una storia che ha sullo sfondo Cosa Nostra. I narcotrafficanti, infatti, beneficiavano dell’appoggio della famiglia di Santa Maria di Gesù.

Uno dei capi, il 29enne Gabriele Pedalino, vanta una parentela eccellente. Il nonno, infatti, è il boss Salvatore Profeta. Proprio Pedalino ha dimostrato di poter gestire gli affari anche da dietro le sbarre, comunicando con i cellulari e accedendo anche a Instagram.

Spaccio di droga a Palermo e mafia sullo sfondo, affari a tanti zeri

Nonostante la giovane età, Pedalino è già ampiamente noto alle cronache giudiziarie. Condannato per associazione mafiosa, il giovane è stato già ritenuto in via definitiva l’esecutore materiale dell’omicidio di Mirko Sciacchitano, commesso il 3 ottobre 2015.

Se oggi è sottoposto al duro regime del 41 bis, Pedalino avrebbe avuto la possibilità di coordinare le attività dei propri uomini di fiducia, impartendo ordini a chi era libero. Al contempo il giovane avrebbe avuto rapporti a distanza con Guglielmo Rubino, al vertice della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù e conosciuto come “l’attaccante”.

“L’attaccante si è preso il pallino nelle mani, ha avuto lo star bene che può fornire tutta Palermo”, commentava uno dei bracci destri di Pedalino. Che poi facendo riferimento al commercio di cocaina e ragionando sugli affari che ne sarebbero potuti derivare per il gruppo diceva: “Lo dobbiamo prendere a 25 (25mila euro al chilo, nda) e lo dobbiamo dare a 26. Sarebbero pezzi di 50mila euro ogni dieci giorni”.

Diversificazione dei fornitori

Nelle carte dell’indagine si fa riferimento a diversi soggetti che avrebbero garantito l’approvvigionamento della droga al gruppo di Pedalino. In alcuni casi, un uomo titolare di un’azienda di autotrasporti nel Napoletano avrebbe viaggiato più volte fino a Palermo per cedere il proprio carico di stupefacenti.

Altra figura centrale è quella del 35enne Alban Cjapi, di origini albanesi e attivo a Roma. L’uomo sarebbe stato in grado di fornire cocaina proveniente dalla Bolivia. La droga passava da Barcellona, in Spagna, prima di arrivare in Italia. Un altro fornitore sarebbe stato Domenico Mercuri, calabrese appartenente alla cosca Bellocco di Rosarno.

Riservatezza e vizi

L’inchiesta ha fatto luce sull’utilizzo da parte degli indagati di sistemi di messaggistica come Signal, Threema e Zangi. Si tratta di app che garantiscono l’anonimato delle comunicazioni e soltanto rendono impossibili le intercettazioni da parte delle forze dell’ordine.

Al contempo Pedalino avrebbe mostrato in più di un caso una passione smodata per le scommesse sportive, arrivando a puntare anche importanti somme, derivanti dai traffici di droga ma che erano destinati a saldare gli acquisti delle forniture.

“Il 26 dicembre 2024 dal profilo Instagram Amsterdam Ss.m.d.g a lui riferibile, Pedalino inviava un messaggio a La Mattina, prospettandogli la propria intenzione di utilizzare per scopi personali alcune somme di denaro che erano in fase di rientro nella cassa dell’associazione – si legge nell’ordinanza –. In serata La Mattina rispondeva al detenuto, cercando di rintuzzare i propositi di quest’ultimo e riferendogli quindi che già l’indomani avrebbe consegnato il denaro ai creditori albanesi”.

Non era la prima volta che da dietro le sbarre Pedalino aveva chiesto che parte del denaro gestito dal gruppo criminale venisse utilizzato per piazzare puntate in punti di raccolta delle scommesse situate fuori dalla zona di Santa Maria di Gesù. “Pare opportuno far rilevare come la dinamica fosse perfettamente sovrapponibile a quella già registrata il 28 settembre 2024, quando Mario Mirko Brancato e Antonino La Mattina avevano concordato una versione comune per opporre il proprio diniego alle mire di Pedalino che voleva coprire alcuni debiti di gioco con il denaro destinato a pagare proprio i fornitori”.

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