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“Italiani spreconi”, in media buttiamo 65 kg di alimenti a testa

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“Italiani spreconi”, in media buttiamo 65 kg di alimenti a testa

martedì 04 Febbraio 2020 - 00:00
“Italiani spreconi”, in media  buttiamo 65 kg di alimenti a testa

La Fondazione Barilla center for food & noutrition. 13esimo posto per quantità di cibo perso, “un fenomeno drammatico”

ROMA – Gli italiani sprecano, in media, 65 chilogrammi all’anno a testa di alimenti. Lo afferma la Fondazione Barilla center for food & nutrition in vista della Giornata contro lo spreco alimentare che ricorre il 5 febbraio.

è stato rilevato che il Food Sustainability Index ci pone, in Europa, al 13esimo posto per quantità di cibo che si perde a monte della filiera agro-alimentare e per sprechi durante le fasi di trasformazione, distribuzione e consumo. Il danno economico è di 2.600 miliardi di dollari all’anno. Frutta e verdura sono i prodotti più gettati, ma per produrli (e non mangiarli) sono serviti 73 milioni di metri cubi di acqua, tanto quanto il fabbisogno di acqua potabile di 18 giorni della Lombardia, 23 giorni del Lazio, 27 della Campania e 153 della Puglia; con quella quantità si potrebbero riempire 80 piscine olimpioniche al giorno, ha calcolato la Fondazione.

Lo spreco di cibo, ricorda la Fondazione Barilla, contribuisce ai cambiamenti climatici (generando l’8% delle emissioni annuali di gas serra), al sovrasfruttamento dei terreni (il 28% di quelli disponibili al mondo è usato per produrre cibo che poi non viene consumato) e all’insicurezza alimentare nelle aree del mondo già a rischio di disuguaglianza sociale.

E’ “un fenomeno drammatico” osserva il direttore operativo della Fondazione Barilla, Anna Ruggerini, secondo cui per combatterlo “servono politiche mirate” come fatto “nel 2018 dal Ministero delle Politiche Agricole, che ha stanziato 700.000 euro per finanziare 14 progetti di ricerca dedicati a estendere la data di scadenza dei prodotto alimentari, migliorare l’uso di nuove tecnologie di imballaggio, sviluppare app e piattaforme digitali, recuperare le eccedenze alimentari all’interno di tutta la filiera e facilitare la distribuzione del cibo ai gruppi più vulnerabili della popolazione. In parallelo, servono però anche le iniziative dei privati, per sensibilizzare le persone sull’importanza di adottare diete sostenibili e combattere gli sprechi di cibo”.

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