Roma, 27 mag. (askanews) – Procede spedita la maggioranza sulla riforma elettorale. La presentazione di un testo bis in commissione Affari Costituzionali alla Camera non rallenta l’iter immaginato per arrivare all’ok dell’aula di Montecitorio entro la pausa estiva. Tra le proteste delle opposizioni che parlano di “forzatura grave”, di “maggioranza che vuole andare avanti da sola” e chiedono al presidente della Camera Lorenzo Fontana di rinviare l’approdo in aula, la decisione è che il 3 giugno sarà dedicato allo svolgimento di nuove audizioni e il 4 il Bignami bis sarà adottato come testo base. Da lì partirà la fase emendativa per approdare in assemblea il 26 giugno come stabilito dalla conferenza dei capigruppo di oggi.
Si tratta di un testo, spiega il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, “che accoglie alcune esigenze degli auditi e dell’opposizione anche se l’opposizione non ha dato la disponibilità a collaborare e non si è voluta sedere al tavolo” quindi “non venite a dire che è una mancanza di rispetto del Parlamento e del ruolo delle opposizioni. Nella nuova proposta di legge sarà matematicamente impossibile raggiungere il 60% per la maggioranza a camere riunite”. In ogni caso, il Bignami-Bis “non è inemendabile: se c’è un emendamento condivisibile non abbiamo motivi per non approvarlo. Se c’è un emendamento che stravolge l’impianto ad esempio cancellando il premio di maggioranza non possiamo accettarlo”.
“È del tutto ridicola la ricostruzione secondo cui il nuovo testo terrebbe conto delle richieste delle opposizioni”, replica Simona Bonafè del Pd. “Non è pensabile che la maggioranza costruisca una legge elettorale cucita sulle proprie esigenze elettorali, per paura di perdere le elezioni”. Filiberto Zaratti (Avs) avanza un sospetto: “Ci impediscono ogni discussione, evidentemente stanno preparando le elezioni. Non ha alcun senso questa assurda accelerazione che umilia il Parlamento, se non perché vogliono scrivere al più presto le norme per andare a votare”. Anche se lo stesso Donzelli in commissione parla di “scadenza naturale della legislatura” e di voto in autunno del 2027 spiegando che l’obiettivo della riforma è “dare la fiducia a un governo in tempi rapidi per poter affrontare una situazione che potrebbe essere delicatissima” evitando l’impasse che si produsse all’indomani delle Politiche del 2018 quando “ci vollero più di tre mesi per formare il primo governo Conte”.
Ampiamente annunciata gran parte delle novità del Bignami bis: soglia per ottenere il premio innalzata dal 40 al 42 per cento, soppressione dei ballottaggi, introduzione di un sistema di coordinamento tra Camera e Senato che punta ad assicurare che il premio venga assegnato solo se non ci sono risultati difformi tra i due rami del Parlamento altrimenti si applica il proporzionale puro, abbassamento da 230 a 220 e da 114 a 113 del tetto massimo di seggi ottenibile da chi si aggiudica il premio. Un paio le novità destinate a far discutere. Un intervento sulla modalità di voto all’estero (misure per garantire il processo di stampa, qr code ecc.) “per scongiurare – spiega uno dei relatori Angelo Rossi (Fdi) – frodi elettorali”. E una norma che implica l’inammissibilità delle liste che “non abbiano dichiarato il nome e cognome della persona da indicare come proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio dei ministri”.
Resta il doppio listino bloccato di partito per la competizione proporzionale e di coalizione per il premio di maggioranza. Su un’eventuale modifica per garantire un reale potere di scelta ai cittadini non è stato trovato un accordo tra le forze di maggioranza. Sia Fdi che Noi Moderati confermano l’intenzione di presentare in aula un emendamento sull’introduzione delle preferenze. Se l’intenzione si concretizzerà – andando incontro a una probabile bocciatura col voto segreto – è presto per dirlo. Sul punto oggi si esprime il presidente del Senato, Ignazio La Russa ricordando di essere stato “l’unico parlamentare a proporre un emendamento per inserire le preferenze nella legge attuale”, il Rosatellum. “Me lo bocciarono: me lo bocciò il relatore del Pd, me lo bocciò M5s e devo dire che lo bocciarono anche gli altri partiti di centrodestra. Quindi se chiede a me non posso che riproporre quello che ho fatto a suo tempo”.

