La Corte dei Conti indica “la retta via”, ma la Regione Sicilia sconosce l’abc dell’efficienza - QdS

La Corte dei Conti indica “la retta via”, ma la Regione Sicilia sconosce l’abc dell’efficienza

Raffaella Pessina

La Corte dei Conti indica “la retta via”, ma la Regione Sicilia sconosce l’abc dell’efficienza

mercoledì 08 Gennaio 2020 - 00:00
La Corte dei Conti indica “la retta via”, ma la Regione Sicilia sconosce l’abc dell’efficienza

La strada per uscire dall’impasse esiste. I giudici contabili: “Personale, subito l’analisi dei fabbisogni; partecipate, sanzioni agli amministratori inadempienti; controlli interni, verificare coerenza risorse-obiettivi; patrimonio immobiliare, completare la ricognizione”

Risanamento dei conti, strada tutta in salita per la Regione siciliana nel 2020. Lo scorso 13 dicembre la Corte dei Conti ha dato il via libera al rendiconto generale per l’esercizio 2018 e nella relazione ha elencato non solo tutte le pecche della gestione dei conti della Regione, ma ha anche indicato la strada per uscire dall’impasse.

A dire il vero, in alcuni casi, le indicazioni fornite non sono nuove perché i giudici contabili le avevano già ripetute negli anni, ma l’appello rivolto alle istituzioni regionali è rimasto quasi sempre inascoltato.

La “ricetta” della Corte dei Conti si fonda in sostanza sull’applicazione delle leggi senza ricorrere costantemente ad eccezioni e a proroghe che non hanno fatto altro che trascinare i problemi fino ad oggi, senza trovare le giuste soluzioni.

Nella relazione della magistratura contabile vengono esaminati tutti i settori dell’economia della Regione, dalla quantificazione esatta del patrimonio immobiliare, alla gestione corretta delle entrate, agli investimenti nella sanità pubblica, alla spesa per il personale fino alla gestione delle partecipate, i famosi carrozzoni che hanno pesato per anni sul bilancio regionale.

ENTRATE, NON SOLO GETTITO TRIBUTARIO

In merito alla gestione delle entrate, la Corte a sezioni riunite rileva che non si può fare affidamento solo sull’incremento del gettito tributario ma la Regione deve intervenire in modo più efficace sulla gestione delle risorse in conto capitale, “puntando su una riorganizzazione degli uffici e dei sistemi di gestione della spesa comunitaria”, incrementando i proventi dei settori strategici (beni culturali, turismo, territorio e ambiente, energia) “che singolarmente considerati presentano gettiti modesti ma che nel complesso, ove indirizzati ad un concreto obiettivo di raddoppio del gettito, possono attrarre ulteriori risorse da destinare alla spesa produttiva”.

PATRIMONIO IMMOBILIARE, COMPLETARE LA RICOGNIZIONE

Nel capitolo dedicato allo stato patrimoniale della Regione, la Corte evidenzia che non è stata fatta una corretta ricognizione del patrimonio immobiliare e dei beni demaniali al fine di quantificarne il valore. Per la Corte si deve predisporre un inventario unico dei beni e un registro dei beni ammortizzabili, si deve completare l’inventario dei beni dell’ex Azienda foreste demaniali e quantificare le immobilizzazioni finanziarie con specifico riferimento alle partecipazioni societarie.

PARTECIPATE, SANZIONI PER GLI AMMINISTRATORI INADEMPIENTI

In merito alle partecipate regionali la Corte non va per il sottile (“si sono dimostrate geneticamente prive di sostenibilità economica”) e ricorda che non è stato ancora portato a compimento “un intervento organico di riordino e di effettiva razionalizzazione delle strutture e del personale”. La Corte chiede pertanto che “l’Amministrazione regionale si doti di un sistema sanzionatorio nei confronti degli amministratori e degli organi di controllo interni inadempienti, che non forniscono dati e documenti contabili certi ed asseverati, approvati nel rispetto dei termini di legge e non assolvano ai debiti informativi nei confronti degli uffici vigilanti”.

SPESA PER IL PERSONALE, SUBITO ANALISI DEI FABBISOGNI

Per quanto riguarda la spesa per il personale, viene richiesta alla Regione “una urgente riforma della dirigenza regionale, che va omogeneizzata alla disciplina statale, mentre l’ordinamento della dirigenza pubblica della Regione Sicilia, strutturata in un unico ruolo articolato in tre fasce in relazione al livello di professionalità e di responsabilità, presenta una caratterizzazione unica rispetto al panorama nazionale”. La Corte dei Conti ha rilevato che “la contrazione della spesa per il personale si è sinora dimostrata assai contenuta e i risparmi conseguiti sui redditi di lavoro dipendente si rivelano in parte assorbiti dagli incrementi delle pensioni, il cui costo ha superato in valore assoluto quello sostenuto per le retribuzioni”. Il tema va inquadrato nell’ambito di una riforma complessiva degli assetti organizzativi regionali. L’obiettivo per i giudici contabili deve essere “un recupero di efficienza della macchina amministrativa siciliana che muove dalla disciplina della dirigenza e passa attraverso una riorganizzazione e migliore distribuzione delle competenze degli Assessorati e dei Dipartimenti regionali. Anche in tale ambito occorre avviare una riconsiderazione dei profili professionali, onde mirare ad una rispondenza degli stessi alle esigenze di un’amministrazione moderna, che tenda alla digitalizzazione dei procedimenti ed a migliorare l’efficienza e l’efficacia al servizio dei cittadini utenti”.

SANITA’ , PIÙ TRASPARENZA NEI DOCUMENTI FINANZIARI

In tema di sanità, la Corte rileva che nonostante la Regione abbia avviato un percorso di contenimento dei costi nel settore farmaceutico ed ospedaliero, permane tuttavia una situazione di scarsa trasparenza nei documenti finanziari in materia di sanità. “In base a tutto quanto riscontrato – è scritto nella relazione – queste Sezioni Riunite non possono non rilevare l’esigenza che si proceda ad un’analisi approfondita dei singoli capitoli presenti in bilancio ed inclusi nel perimetro sanitario, in modo da determinarsi ad eliminare e/o diversamente allocare quelli che non hanno ragione d’essere all’interno del detto perimetro, con il risultato di rendere più leggibile il perimetro sanitario e, di conseguenza, lo stesso bilancio”.

CONTROLLI INTERNI, VERIFICARE COERENZA FRA RISORSE E OBIETTIVI

Per quanto riguarda il sistema dei controlli interni si rileva che il ciclo della performance nel 2018 ha presentato anomalie parzialmente analoghe a quelle del 2017.
“Il ciclo della performance della Regione siciliana – scrivono i giudici contabili – ha bisogno di miglioramenti. In particolare, è necessario che la Regione provveda a: 1. rafforzare le verifiche tecniche e metodologiche; 2. attivare gradualmente un idoneo sistema informatico, alimentato direttamente dal sistema del controllo di gestione mediante l’introduzione della contabilità analitica; 3. attuare il sistema di monitoraggio”.
E ancora, sempre a proposito del ciclo della performance, si rende necessaria “una verifica di coerenza fra risorse e obiettivi nonché un successivo confronto tra risultati realizzati e mezzi impiegati”.


Partecipate regionali “sanguisughe”, l’amara radiografia dei giudici contabili

PALERMO – Amara radiografia della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti sugli organismi partecipati che contribuiscono ad appesantire le già esangui casse pubbliche della Sicilia.

Azienda Trasporti Siciliana, Airgest, Multiservizi, Biosphera, Resais, Irfis Finsicilia sono solo alcune delle decine di società satelliti che occupano quasi settemila persone alle indirette dipendenze della Regione.
Poche hanno i conti a posto, scrive l’economista Franco Garufi sul portale del Centro Pio La Torre, tutte usufruiscono di contributi pubblici ora nel mirino dell’Unione europea perché configurabili come aiuti di Stato.

Secondo la Corte dei conti il personale impiegato presso le società regionali attive è pari a 6.997 unità, circa il 50% della consistenza di quello in servizio presso l’amministrazione regionale (14.085). Insomma, ai dipendenti diretti della Regione non si può far a meno di aggiungere quelli delle partecipate per un totale di 20.082 persone. Tra l’altro l’Ast non ha presentato la relazione in merito al nuovo piano industriale ed al contenimento dei costi “né è stato chiarito come si concili il mantenimento di detta società” con l’obbligo di razionalizzare le partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali svolgendo essa la stessa attività analoghe o similari a quelle svolte dalla società Jonica Trasporti S.p.A.”, scrivono i magistrati.

Per quanto riguarda l’Airgest (che gestisce l’aeroporto di Trapani), anche la Sezione di controllo per la Regione Siciliana ha preso atto della valutazione formulata dall’Enac che ha giudicato il piano di risanamento della società” non valutabile in quanto privo della parte descrittiva ed argomentativa necessaria per una sua compiuta contestualizzazione e comprensione”.
Considerazioni negative vengono riferite anche al Parco scientifico e tecnologico: non risultano adottate iniziative concrete ai fini della sua dismissione. Contestazioni alla “Servizi Ausiliari Sicilia S.c.p.a.”, che ha incorporato le attività di “Beni Culturali S.p.A.”, “Multiservizi S.p.A.” e “Biosphera S.p.A.”, che svolgono le stesse attività analoghe o similari a quelle della società “Resais S.p.A.”, partecipata indiretta tramite l’ente pubblico “Espi”.

E all’Irfis Finsicilia rispetto all’esistenza di altri enti finanziari: nel 2017 si trattava ancora di Ircac e Crias, rispettivamente finalizzati al credito per la cooperazione e l’artigianato, che il governo regionale avrebbe voluto unificare nel nuovo Irca.

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