Il mese di Av è l’undicesimo del calendario civile ebraico, è un mese estivo e nella sua prima parte è un periodo molto triste giacché si ricordano accadimenti drammatici e luttosi, tra cui la distruzione del primo Tempio di Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor e del secondo Tempio a seguito dell’assedio delle legioni romane di Tito. A metà mese sopraggiunge una radicale inversione di rotta, infatti il il quidicesimo giorno di Av cade la festa di “Tu be Av”, letteralmente traducibile come il “quindici del mese di Av” la festa degli Innamorati, dei fidanzamenti o dell’amore. È una festa antichissima addirittura sorta in data antecedente al Talmud, e come tutte le feste più tradizionali ed arcaiche è legata ai cicli delle lavorazioni agricole e alle fasi della natura. Quest’anno la festa ha avuto inizio all’imbrunire di martedi 28 luglio e si è conclusa al tramonto del giorno successivo.
Secondo la tradizione era il periodo in cui si concludevano sia le vendemmie, sia il periodo in cui si tagliava la legna che sarebbe servita per tutte le necessità della stagione invernale. Aveva inizio un periodo in cui la natura si sarebbe riposata per rigenerarsi e risvegliarsi ricca e feconda a primavera. Da tutte le parti di Israele giungevano, con ogni mezzo, a Gerusalemme le ragazze in età da marito, tutte vestite con una tunichetta bianca, che le avrebbe coperte allorchè avrebbero danzato alla luce della luna, fuori dalle mura della città e preferibilmente nelle vigne in cui, ormai, erano stati raccolti i grappoli dell’uva. Danzavano con l’unico scopo di mettere in mostra le proprie grazie e all’occasione far conoscere le proprie buone qualità o quelle della famiglia di appartenenza. Era essenziale che l’abito indossato dalle ragazze non fosse di loro proprietà, ma ricevuto in prestito. Questo per evitare di mettere in imbarazzo tutte coloro che si fossero trovate nelle condizioni economiche di non poterselo permettere. Erano giornate di feste e giochi finalizzate alla ricerca del proprio sposo o ritemprare un legame sentimentale già esistente. Tutti i partecipanti dovevano essere sinceramente mossi dal desiderio di costruire una vita in comune, condividendo un progetto per il futuro.
Era un’ottima occasione anche per poter incontrare una persona di una tribù diversa da quella di origine e legarsi ad essa, cosa che nel resto dell’anno era alquanto improbabile. La musica e la danza erano un ottimo catalizzatore per far nascere l’amore. Dopo il primo periodo del mese, in cui il ricordo di angustie e distruzioni aveva fatto trionfare la tristezza ed i pensieri di lutto, con questa festa si promuoveva la vita e si favoriva il venir al mondo di nuove generazioni.
Guardando questa festa con l’occhio dell’uomo moderno, si scorgono dei comportamenti che appaiono eterni e che trovano riscontro nel modo attuale di vivere dei giovani. La bellezza, la grazia ed i volti maggiormente simmetrici di fanciulle sconosciute venivano apprezzati a riprova del carattere universale della bellezza. La simmetria infatti è stata da sempre ritenuta indice di buona salute e lasciava desumere migliori capacità riproduttive. Nascevano improvvise pulsioni amorose, potenti ed ingovernabili come la fame, che nel caso di un interesse ricambiato passavano, con il passare delle ore, dalla fase iniziale dell’attrazione a quella dell’attaccamento.
Il primo sguardo e la nascita dell’attrazione
Il primo sguardo era fondamentale giacché come è stato scientificamente dimostrato il cervello umano non ha bisogno di contemplare a lungo una persona o un volto per apprezzarlo , in quanto guardare una persona bella è già di per se una gratificazione, una vera ricompensa immediata. Si è avuto modo di ritenere, a seguito di attente osservazioni, che da sempre vi sia una maggiore propensione ad innamorarsi di una persona che appartenga al nostro ceto sociale ed economico , che abbia lo stesso livello d’intelligenza e che condivida i nostri stessi valori, ed a questo tipo di approfondimento della conoscenza servivano i giochi che si svolgevano durante questa festività. Ma come tutti ben sappiamo ogni regola ha le sue eccezioni per cui anche gli opposti spesso, anche inconsapevolmente, si attraggono.

