L’origine della Mafia è incerta. Si pensa che essa risalga intorno al XIX secolo in Sicilia e che poi, con l’emigrazione dei meridionali italiani poveri negli Stati Uniti si è trasferita colà, ma anche nel Settentrione del Paese, radicandosi, per esempio, in Friuli o in Veneto.
Da Camorra e ‘Ndrangheta ai figli professionisti: come la Mafia è cambiata nel tempo
I centri di potere mafiosi sono di origine meridionale e soprattutto di Campania, Calabria e Sicilia, ma la Mafia, radicata e proveniente dalla povera gente, via via si è trasformata e oggi non è più quella di mezzo secolo fa perché i figli dei mafiosi hanno studiato, sono diventati professionisti, imprenditori o altro e quindi possono esercitare in maniera molto più subdola e nascosta l’attività dei loro avi.
Di fatto, la Mafia si è trasformata in un centro di potere o, se volete, in un Potentato, perché ha capito perfettamente che per raggiungere i suoi obiettivi non sono più necessari attentati, armi o bombe: possono usare quegli strumenti silenziosi, come la corruzione, o forme di allettamento della gente, soprattutto nella Pubblica amministrazione.
In essa girano centinaia di miliardi, per cui, secondo quanto sosteneva Vespasiano – il non dimenticato imperatore romano fondatore dei gabinetti – “Pecunia non olet“.
Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra ancora radicate nei territori
La Mafia, la ‘Ndrangheta e la Camorra meridionali sono ancora fortemente radicate nei territori rispettivi e influenzano proditoriamente tutte le istituzioni regionali e locali attraverso la rete di dirigenti e dipendenti pubblici, fra i quali ve n’è una grande maggioranza onesta e capace, che resiste ai tentacoli.
Non è facile individuare l’infiltrazione del cancro mafioso nella Pubblica amministrazione e nelle istituzioni, ma ogni giorno le Forze dell’Ordine scoprono delinquenti fra chi occupa posti di responsabilità.
Intendiamoci, noi condividiamo l’articolo 27 della Costituzione, che afferma che: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Tuttavia, il numero elevato delle inchieste e delle indagini aperte sul ceto politico-istituzionale e su quello burocratico indica che vi è un malessere notevole e una malattia difficile da curare. Ma c’è una cura? Vediamo.
Protestare ogni giorno per cambiare le istituzioni
I veri medici dovrebbero essere i cittadini, i quali, anziché avere comportamenti pigri e inadatti ai membri di una Comunità, dovrebbero tutti i giorni stare all’erta per vedere ciò che accade ed eventualmente protestare, riempire giornali di carta e online, radio, televisioni e media sociali di miliardi di lettere e messaggi denunzianti le malversazioni o i cattivi funzionamenti istituzionali di tutti i livelli e nelle relative burocrazie. Solo la massa di proteste dei cittadini provoca un qualche effetto e quindi una modifica dei comportamenti.
Insomma, cittadine e cittadini debbono fare il loro mestiere, dedicando una parte della loro intelligenza e del loro tempo al funzionamento delle istituzioni e delle burocrazie.
Se ci sono imbrogli negli appalti, gli imbroglioni sono gli imprenditori, ma anche quelli che compongono la controparte pubblica, che consentono gli imbrogli; se i lavori pubblici vengono eseguiti con materiali scadenti, imbroglioni sono le imprese, ma anche i tecnici pubblici che firmano certificati falsi.
Il Potentato moderno: relazioni con i potenti e infiltrazioni nelle istituzioni contemporanee
La Mafia, dunque, è divenuta un Potentato; si nasconde dietro ambienti moderni, personale di prim’ordine, relazioni con i potenti e via elencando. Per cui è molto più difficile individuare la cellula che la comanda e quindi è più difficile portare allo scoperto tutte le relative malversazioni.
La Mafia non è il solo Potentato che prevarica. Essa si unisce agli altri classici che esistono da sempre e che continuano ad esercitare il loro potere.
Solo la protesta attiva dei cittadini può migliorare la Pa
Non c’è molto da aggiungere perché quello che scriviamo si riferisce a fatti noti o comunque percepiti benissimo dall’Opinione pubblica. Ma il nostro tentativo è quello di provocare una reazione della stessa perché “chi dorme non piglia pesci“.
Finché l’Opinione pubblica è acquiescente, non si può sperare che vi sia un miglioramento qualitativo delle istituzioni e della Pa. Solo protestando vivamente ed efficacemente le cose possono cambiare.
Le lamentele non servono!

