La prima vincita? Non aver giocato - QdS

La prima vincita? Non aver giocato

Carlo Alberto Tregua

La prima vincita? Non aver giocato

martedì 27 Ottobre 2020 - 00:00

La ludopatia è una malattia dei nostri giorni. Molti sono presi dalla frenesia del gioco in quanto tale, a prescindere che vincano o perdano.
è l’aspetto peggiore di questa sorta di virus che ha preso milioni di persone.
Purtroppo non c’è un farmaco che possa guarire da questa malattia, con la conseguenza che chi ce l’ha, se la tiene fino a quando non gli sorge la ferrea volontà di disfarsene.
Per aiutare chi ne è affetto, vogliamo ricordare che quando non si gioca, la posta non spesa costituisce già una vincita. Se ognuno di questi ‘malati’ avesse a mente quanto precede, probabilmente inizierebbe una sorta di convalescenza che lo porterebbe alla guarigione.
La ludopatia non è solo quella malattia di chi va nelle sale dove sono stati legalizzati i giochi d’azzardo, proibiti fra le quattro mura domestiche, che, invece, sono a disposizione di tutti i cittadini ma anche di chi, non potendoci andare, si dispera.

Il volume d’affari di questa attività è di circa 110 miliardi di euro. Di questi circa un decimo va ai gestori e un altro decimo allo Stato, che così, senza far nulla, porta a casa più di dieci miliardi.
Ovviamente non contabilizza quanto gli costano quei malati che ricorrono, nei casi più gravi, al Sistema sanitario nazionale. Ma in questo periodo è inutile andare presso la sanità pubblica perché rinvia molte cure ordinarie per fare posto ai malati infettati dal Coronavirus.
L’estensione a macchia d’olio in una rete nazionale dei luoghi in cui vengono esercitati i giochi d’azzardo, ha diminuito fortemente la potenzialità dei quattro casinò: Venezia, Sanremo, Saint-Vincent e Campione nel Ticino svizzero.
Campione, che costituisce un’enclave italiano, viveva esclusivamente di gioco d’azzardo, anche perché gli ospiti soggiornavano negli alberghi, andavano nei ristoranti, spendevano nei negozi. Ma molti ormai non vanno più in quel territorio italiano dentro la Svizzera, con la conseguenza che il Comune è andato in fallimento perché sono venuti a mancare i proventi dal casinò.
Va evidenziato lo scorretto comportamento dei governi italiani del dopoguerra nel non aver consentito la continuazione del funzionamento del casinò di Taormina, cui il proprietario, Guarnaschelli, dette vita con una licenza, in quanto profugo dall’Africa.
Nessuno ha mai spiegato perché quattro casinò del nord Italia e della Svizzera potessero vivere e prosperare tranquillamente e quello di Taormina dovesse chiudere. Ma così è stato.
Anche in questo versante si è manifestata la solita filastrocca: il casinò di Taormina poteva essere un oggetto di conquista della mafia, dimenticando che essa via via si è estesa a tutto il territorio nazionale, tanto è vero che alcuni comuni del nord Italia vengono sciolti proprio per la relativa infiltrazione.
Il gioco d’azzardo, dunque, è una malattia quasi conclamata che si trova nel versante negativo della Comunità. Però va considerato che anche nelle attività normali vi è sempre una quota di rischio, con la conseguenza che chi non volesse affrontarlo finirà per non fare nulla.

La vita è piena di rischi. Chi non volesse correrne non dovrebbe salire sugli aerei o sui treni, non andare in auto, non camminare per le strade per evitare il rischio della caduta di qualche cornicione e così via.
Chi pensa di vivere beato fra quattro mura, in effetti, è come se si abituasse a vivere fra quattro assi di legno. Come chi sapeva di dover morire e ogni giorno andava in spiaggia e si copriva con la sabbia per abituarsi a stare sottoterra.
Quando si vive bisogna essere consapevoli di ciò che ci circonda, di ciò che vediamo e non vediamo, di ciò che sappiamo e ignoriamo, insomma, avere la consapevolezza di una realtà che conosciamo poco e che viene ai nostri occhi molto lentamente.
Dobbiamo avere consapevolezza che il passare del tempo, una convenzione delle persone, porta al ‘consumo’ del nostro corpo, che un certo giorno si spegnerà. In virtù di questa consapevolezza bisogna vivere in modo retto, osservando i canoni etici e rispettando il prossimo senza alcun dubbio. E non praticando i giochi d’azzardo!

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