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La realtà: tout passe, tout lasse, tout casse

La realtà: tout passe, tout lasse, tout casse

Un metro per saper vivere

Leggendo i quotidiani, ascoltando la radio, guardando le televisioni e altri mezzi di comunicazione, ci sembra spesso che vengano date informazioni totalmente irrealistiche, cioé fuori dalla realtà concreta. Soprattutto quando sentiamo dichiarazioni in uno, due o tre minuti in piccoli spot televisivi, in cui i protagonisti sparano a memoria il compitino. Ma si avverte che spesso non hanno la cognizione di ciò che stanno dicendo, propalando così informazioni non collegate alla realtà. è proprio questa che manca a tanta gente, soprattutto a quella che occupa posti di responsabilità istituzionale, burocratica, imprenditoriale e simili categorie.
La domanda che ci si pone è: costoro danno fiato alla bocca volontariamente, oppure inconsciamente? Nel primo caso, sono dei blablatori, che cercano di confondere chi ascolta e di indurlo a comportamenti che non avrebbe se usasse la propria testa e non quella dei mistificatori. Nel secondo caso, sparano le parole che vengono loro in mente, una dopo l’altra, senza cognizione di causa, generando disinformazione diffusa.

Responsabilità istituzionale e uso del pensiero critico

Se le persone usassero quella meravigliosa macchina che è il proprio cervello, soprattutto quelle persone che occupano posti di responsabilità, probabilmente tutto funzionerebbe meglio, perché i meccanismi sarebbero ancorati alla realtà, cioè a ciò che è, non a ciò che si immagina.
Intendiamoci, l’immaginazione nella vita delle persone ha un ruolo importante, ma essa dev’essere sempre distinta dalle questioni concrete, buone o cattive, che toccano una Comunità.
Non sappiamo se presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari, dirigenti generali, presidenti di società pubbliche e private e così via, hanno mai sentito il modo di dire francese: tout passe, tout lasse, tout casse. Nella sua semplicità, vuol dire che nulla dura per sempre.
Se lo avessero sentito e ci avessero ragionato un momento, si sarebbero accorti che bisogna sempre stare con i piedi a terra e non con la testa per aria, affrontando con determinazione i problemi quotidiani, cercandovi le relative soluzioni e anche i tempi per attuarle. Insomma, un modo di vivere concreto e pragmatico.

Guerre, egoismo umano e crisi globale

Prendiamo come esempio l’enorme questione delle guerre che scoppiano nel nostro Pianeta: pare che siano più di cinquanta. Queste hanno tutte un comune denominatore: l’egoismo umano, che è una sorta di ferocia insita in alcune persone, consistente nel fatto che esse vogliono prevaricarne altre, in numero molto più grande.
L’abbiamo scritto più volte: dietro tutte le guerre vi è una sete di potere, una voglia di accumulare ricchezze alla Paperon de’ Paperoni, infischiandosene se questo crea ansie, paure, sofferenze e dolori a una grandissima quantità di persone, soprattutto quelle più deboli.
Per stare ancorati alla realtà e capire meglio cos’è bene e cos’è male, tutti questi responsabili (più in alto stanno e maggiori sono le loro responsabilità) dovrebbero farsi l’esame di coscienza quotidiano giorno per giorno e chiedersi, prima di andare a letto: “Mi sono meritato il compenso ricevuto? Come posso fare meglio domani?”.

Etica, coscienza e cambiamento sociale

L’esame di coscienza non è comune alla maggioranza delle persone; eppure si dovrebbe fare sistematicamente, direi giornalmente. Perché? Per la semplice ragione che se si riconoscesse di avere tenuto un comportamento non idoneo ai nostri doveri di esseri viventi, dovremmo rettificarlo.
Ci rendiamo conto che quanto scriviamo non solo non è esteso nella popolazione, ma è anche un modo di vivere piuttosto difficile perché cambiare i propri comportamenti richiede uno sforzo attivo e perché si valuta l’essenza stessa di ciò che siamo. Quindi la domanda è profonda. E per rispondere ci potrebbe aiutare il riferimento alla realtà, ben sintetizzata da quel detto francese che abbiamo scritto prima.
Se ognuno dei soggetti che occupa posti di vertice in tutti i campi prima indicati facesse mente locale sui propri doveri – cui succedono, ma solo dopo, i propri diritti – tutto andrebbe meglio e funzionerebbe. Purtroppo così non è ed è difficile modificare lo status quo, segnato da criticità strutturali e resistenze al cambiamento.