La Regione apre un tavolo tecnico contro la crisi della Formazione - QdS

La Regione apre un tavolo tecnico contro la crisi della Formazione

Michele Giuliano

La Regione apre un tavolo tecnico contro la crisi della Formazione

venerdì 28 Giugno 2019 - 00:00

Il governo regionale chiama i sindacati a raccolta per affrontare l’emergenza occupazionale. Al centro non solo gli enti di formazione ma anche i lavoratori ex sportellisti

PALERMO – Il settore della formazione professionale vive una crisi profonda. Nonostante la gioia e l’entusiasmo delle istituzioni regionali per l’avvio dell’Avviso 2, quello dei corsi tradizionali, dopo anni di fermo delle attività, non è stato ancora predisposto un vero programma che permetta di guardare più in là dei prossimi sei mesi, una condizione inaccettabile per gli 8 mila lavoratori e per tutti i giovani che vorrebbero poter usufruire dei corsi di formazione professionale.

Da parte sua, l’amministrazione regionale parla della composizione di un tavolo tecnico permanente che si occupi di proporre soluzioni e aggiustamenti. Dall’altra parte le riposte giungono subito e raccontano disillusione e delusione.

Una voce si è alzata subito dal comparto degli ex sportellisti, “nicchia” degli operatori della formazione professionale. Adriana Vitale, una lavoratrice che si è buttata anima e corpo nella battaglia per ricominciare a lavorare nel ruolo per la quale è stata formata dalla stessa amministrazione, ha scritto una nota in quanto rappresentante dell’organizzazione indipendente Ex sportellisti liberi: “Nessun percorso comune potrà mai esistere con chi ha tradito e brama percorsi diversi rispetto alle aspettative degli ex sportellisti liberi e in generale dei lavoratori della formazione professionale”.

Vitale si riferisce alla delibera assessoriale che ha portato alla composizione del tavolo tecnico permanente, “che già il termine permanente – dice – mette i brividi addosso”. Il tavolo tecnico, per delibera assessoriale, sarà composto dagli assessori al Lavoro, alla Formazione, al Bilancio e alla Funzione pubblica con i rispettivi direttori generali e un componente della presidenza della Regione, e si occuperà di tradurre indirizzi e scelte relative al futuro dei lavoratori e, come scritto nella stessa delibera, di trovare tutte le possibili soluzioni atte a risolvere la vertenza che investe tutto il compatto della formazione professionale.

“Non ci entusiasma – scrive ancora Vitale – anzi ci preoccupa perché è come se sparigliassero le carte rispetto al percorso romano. Se e quando saremo invitati, indubbiamente parteciperemo, non solo per portare avanti le nostre istanze ma per arginare qualsiasi intrusione a danno dei lavoratori da parte di chi ha preteso di bacchettare senza alcuna lotta e senza rappresentatività cospicua. Aggiungiamo che se proprio un tavolo si doveva istituire in funzione alla fattibilità dei percorsi, avrebbero dovuto essere invitati solo i sindacati e le associazioni che hanno promosso il tavolo romano relativamente alla componente sociale, quindi Usb, irriducibili, Cobas ed ex sportellisti liberi”.

Nessuna fiducia, nessuna voglia di discutere su argomenti vuoti, necessità, invece, di atti reali. Perché l’Avviso 2 non ha dato spazio a tutti i formatori, ma solo ad una piccola parte degli operatori dell’albo. E le speranze legate all’inserimento dei navigator nei centri per l’impiego sono ormai morte e sepolte. Un nulla di fatto che ha lasciato l’amaro in bocca a molti, visto anche come il personale costituente gli ex sportellisti è stato qualificato con normativa regionale nel lontano 1999, svolgendo per almeno 15 anni attività di orientamento quali esperti delle politiche attive del lavoro. Le speranze vennero meno presto, quando il deputato regionale Giancarlo Cancelleri affermò come fosse necessario un regolare concorso con selezione per accedere al ruolo, a cui molti degli ex sportellisti non possono partecipare per mancanza di requisiti, scatenando le ire di tutti coloro che avevano creduto in un rientro nel mondo del lavoro in tempi non remoti. Lettera morta anche tutto ciò che riguardava i prepensionamenti, che avrebbe dovuto riguardare circa un migliaio di operatori.

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