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Le bugie dei media e della politica

Le bugie dei media e della politica

Come difendersi con pensiero critico, fonti diversificate e strumenti anti-fake

In un’epoca dominata da schermi e slogan, troppi cittadini si lasciano irretire dalle “efficaci bugie” dei media, della finanza e della politica. Non per ingenuità pura, ma per un mix di pigrizia cognitiva e desiderio di conferme. Queste narrazioni – spesso amplificate da algoritmi che premiano l’indignazione – funzionano perché sfruttano “scorciatoie” psicologiche antiche, come per esempio la conferma selettiva, l’effetto alone dei leader carismatici e la paura del “nemico esterno”. Pensiamo alla storia italiana recente: quante volte promesse irrealistiche su riforme fiscali o “salvataggi” economici si sono rivelati fumo negli occhi, eppure milioni di cittadini le hanno bevute tutte d’un fiato, eleggendo, anche più volte, i vari spregiudicati produttori di illusioni? Insomma, non è solo disinformazione; si tratta invece di un’adesione fideistica, simile a quella teologica che Platone criticava nella caverna delle ombre, in cui la realtà è sacrificata all’illusione confortevole.

Polarizzazione, populismo ed erosione della fiducia: i danni concreti della disinformazione

Il danno è evidente: polarizzazione sociale, erosione della fiducia nelle istituzioni e un ciclo vizioso di populismi, che perpetuano inefficienze legislative, come è possibile constatare nelle cronache parlamentari degli ultimi decenni. I cittadini “credenti” non sono stupidi, ma sono di certo distratti da un eccessivo sovraccarico informativo, di dubbia veridicità, che rende impossibile discernere il grano dal loglio senza sforzo.

Come difendersi dalla disinformazione: l’approccio stoico e socratico alle notizie

Per sfuggire alla trappola della disinformazione potremmo provare a seguire alcuni semplici consigli. Per non cadere nella rete della disinformazione, è opportuno adottare un approccio stoico e socratico alle informazioni: dubitare sempre, verificare metodicamente. In particolare, per mettere in atto una sorta di autodifesa dalle menzogne, è possibile, anzi, è utile compiere i seguenti passi essenziali: diversificare le fonti, ovvero leggere almeno tre prospettive opposte su ogni notizia (per esempio Corriere, Repubblica e testate indipendenti come Il Foglio, Report, La Ragione, ecc…). Occorre poi evitare l’amplificazione delle notizie attraverso i social, ormai stracolmi di siti, profili e testate dedicati esclusivamente alla disinformazione. Altro accorgimento: controllare i fatti primari, andare alle origini – testi legislativi, atti parlamentari, saggi, statistiche – scartando i riassunti mediatici, che potrebbero risultare fortemente piegati a logiche di parte lontane dalla verità. Altro punto: applicare il “rasoio di Ockham”, cioé preferire sempre le spiegazioni semplici e verificabili. Se una narrazione richiede complotti, arzigogoli, cospirazioni, è sospetta. Ancora, usare strumenti e programmi anti-fake: siti come Facta.news o Snopes per debunking rapido; per l’Italia, è possibile consultare Openpolis per dati trasparenti sulle questioni politiche. Allenare poi il pensiero critico: porsi domande platoniche – “Chi trae beneficio da questa storia? Quali prove concrete ci sono?” – dedicare almeno dieci minuti al giorno a letture filosofiche (come “Repubblica” di Platone o “1984” di Orwell). Infine, sconnettere e riflettere: limitare il ricorso ai social a non oltre trenta minuti al giorno; meditare, invece, e osservare il mondo reale e ciò che esso offre e manifesta in natura.

Il linguaggio “politicamente corretto”: un’altra forma di censura mascherata da rispetto

C’è un altro aspetto che merita di essere preso in considerazione e non riguarda una metodologia, ma un linguaggio, quello che viene comunemente definito “politicamente corretto”, ma che potrebbe certamente essere ritenuto, molto più semplicemente, ipocrita. Si tratta di una forma di comunicazione che stabilisce a monte cosa sia e cosa non sia giusto, sbagliato, alla moda, rispettoso, ecc. con il solo scopo di impedire che su tali forme di espressione si possa persino discutere: si tratta di un insieme di dati di fatto comune mentre accettato da un determinato ambiente, che tuttavia non manifesta alcun reale fondamento. Per fare un esempio, Galileo Galilei, ai suoi tempi, non sarebbe stato definito “politicamente corretto” solo perché riteneva che fosse la Terra a girare intorno al Sole e non viceversa. Insomma, seguendo questi passi, non si riuscirà sempre a scoprire le trappole nelle quali si rischia di precipitare, ma le si ridurrà parecchio di numero, adottando un comportamento capace di trasformare la passività, o la pigrizia, in sovranità cognitiva, rendendosi quasi del tutto immune dal virus della menzogna.