Una delle affermazioni che si sentono fare più spesso quando si viene a conoscenza di una sentenza, qualunque sia il suo contenuto, è una frase tanto sbagliata quanto ipocrita. Si dice infatti, talvolta con saccente enfasi: “Le sentenze si rispettano”.
Chiediamo aiuto al vocabolario della lingua italiana e vediamo cosa significa e quanto sia sbagliata e tendenziosa questa affermazione. Rispettare vuol dire trattare qualcuno o qualcosa con riguardo, con considerazione, vuol dire atteggiarsi con rispetto verso il pensiero, la dignità e i diritti altrui, astenendosi da commenti, valutazioni o atteggiamenti offensivi. La mia domanda è: si può provare rispetto e riguardo per una sentenza ingiusta, una di quelle che manda in galera un innocente, spesso costringendo noi contribuenti a rimborsarlo per l’ingiusta detenzione, proprio a causa di quella ingiusta sentenza? Si può rispettare una sentenza che magari è stata il frutto di un copia e incolla da parte del Gip rispetto alle accuse strampalate del Pm o di un giudizio espresso da qualcuno che giudica non per sue qualità professionali, ma per l’appartenenza ad una determinata corrente sindacale? Si può rispettare una sentenza illogica, come ve ne sono, purtroppo tantissime, ogni giorno, in ogni parte del mondo?
Sentenze ingiuste e innocenti condannati: il caso Tortora e i mille italiani l’anno
La risposta, ovviamente, è che non si può, perché farlo significherebbe mentire ipocritamente a sé stessi e offendere la logica e persino il diritto. E allora? E allora voglio dire che l’uso di alcuni termini e di alcuni modi di dire ci induce a assumere atteggiamenti che potrebbero essere sbagliati. Voglio dire che sarebbe molto meglio non dire che le sentenze si rispettano, ma che le sentenze si applicano, anche se sono assurde, sbagliate, illogiche, come quella che condannò Enzo Tortora, o come quelle che condannano ogni anno circa mille italiani innocenti, ai quali viene comunque distrutta la vita. Voglio dire che le sentenze si possono non rispettare, anche se si debbono eseguire, anche se si devono applicare, ma si possono pure contestare e appellare, fino a quando la legge lo consente ed a più livelli. Se poi la colpa di quelle sentenze è di leggi che funzionano male o che sono scritte malissimo, bisogna cambiare le leggi, bisogna attivare il Parlamento, magari senza lamentarsi e senza scaricare la colpa su questo o su quello, ma scegliendo bene il partito o il candidato a cui si attribuisce la delega per legiferare.
Voto consapevole e qualità della giustizia: il ruolo dei cittadini
Se i cittadini comprendessero fino in fondo che il loro voto è determinante per ottenere una migliore qualità della vita, dunque anche della giustizia, forse voterebbero con maggiore attenzione, con maggiore responsabilità, con minore colpevole superficialità. Le sentenze si possono discutere, si possono condividere o non condividere, si possono studiare, si possono appellare, si possono annullare, ecc… ma una cosa è certa: dire che le sentenze si rispettano nasconde l’implicita rinunzia alla logica, al buonsenso ed alla naturale voglia di migliorare la giustizia e la vita del nostro Paese.
Linguaggio politicamente corretto e analfabetismo funzionale: i rischi per la democrazia
Rifiutare con dignità i luoghi comuni del linguaggio “politicamente corretto”, ovvero ipocrita, significa lasciare la vita del Paese, le scelte della politica e gli effetti, a volte devastanti, della giustizia nelle mani di persone che potrebbero aver fatto carriera non per merito, ma per appartenenza ad una corrente, non per senso di responsabilità ma per abile cortigianeria. Un Paese che partecipa sempre meno alla propria vita ed alla vita delle proprie istituzioni, un Paese in cui i cittadini sono prigionieri della propaganda, che ha preso il posto della informazione, un Paese in cui l’analfabetismo funzionale ha toccato quota 30%, tanto che le truffe hanno toccato i 400 milioni l’anno, è un Paese dal fiato corto e senza serie prospettive di crescita.
Regoliamoci e facciamolo in fretta, altrimenti potremmo correre il fondato rischio di svegliarci privi di qualsiasi futuro e purtroppo anche di qualsiasi diritto e magari siamo stati noi stessi a volerlo, votando o non votando!

