Sul piccolo comune nisseno di Serradifalco si sta giocando un duro scontro politico tra ex alleati ormai giunti ai ferri corti, ma la vicenda si profila quale oggetto di un diverso confronto. Per questo secondo aspetto della diatriba pare che si potrà giungere a un giudizio sul caso e quindi anche su quanto la deputazione regionale ha deciso quando in Aula bisognava votare l’allineamento della Regione Siciliana – con il suo statuto speciale – alle norme nazionali che avrebbero consentito a Leonardo Burgio di candidarsi ed amministrare per il suo terzo mandato consecutivo il comune di Serradifalco senza incorrere nello scontro politico ed istituzionale. Fonti vicine al tre volte sindaco leghista, dall’interno del Municipio di Serradifalco, affermano senza dubbio di smentita che il loro primo cittadino non si dimetterà.
Leonardo Burgio e il terzo mandato, la nota dell’assessore Ingala
Questo, in sostanza, chiede e pretende la nota dell’assessore regionale autonomista Elisa Ingala fornendo anche un ultimatum superato il quale la Regione Siciliana potrebbe procedere con disposizioni più incisive. Un periodo, quello concesso a Burgio, entro il quale il sindaco dovrà dimettersi oppure fornire tutte le controdeduzioni per legittimare la propria fascia tricolore.
Nessun oppositore a Serradifalco per Burgio (Lega)
A Serradifalco nessuno ha proposto un ricorso contro l’elezione di Burgio. D’altro canto, tale azione potrebbe facilmente essere prevista a opera di un sindaco sconfitto alle urne, e nel comune nisseno Leonardo Burgio non avevi contendenti. Unico candidato, unica lista, unico vincitore.
Il sindaco della discordia al vertice di maggioranza mina la giunta Schifani
Scartata tale ipotesi, per intervenire sulla violazione delle norme regionali – rimaste invariate a seguito della reiterata bocciatura di specifica parte della riforma degli enti locali all’Ars – e quindi sulla trasgressione a quanto disposto dal Parlamento siciliano, si sono spesi in primis il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo e in sostegno della causa Fratelli d’Italia. Stando a quanto riferito da fonti presenti al recente vertice di maggioranza, il commissario regionale della Lega, Nino Germanà, non ha assunto una posizione rigida in difesa dell’elezione di Leonardo Burgio prendendo in esame l’istanza intavolata dagli alleati oppositori di un invito al passo indietro.
Luca Sammartino, primaria espressione del partito di Matteo Salvini in Sicilia e vicepresidente della Regione, ha sostenuto – in occasione del due di picche all’Mpa sul bando per gli investimenti in agricoltura – che non ha spinto Burgio a candidarsi e che la diatriba non lo affascina. In altre parole, Sammartino non intende esercitare pressioni per le dimissioni di Burgio ma neanche minacciare lo scontro politico all’interno della maggioranza. L’aut-aut è arrivato dal Movimento di Lombardo, non arriverà dalla corrente leghista di Sammartino.
Burgio presenterà controdeduzioni all’Assessorato
Da Serradifalco ci dicono nel frattempo che il sindaco risponderà all’Assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, quindi – con una stima di massima – per ulteriori evoluzioni sul caso bisognerà attendere non la prossima ma la settimana successiva. Andando così sempre più vicini alla pausa estiva, che potrebbe rallentare anche l’eventuale ricorso alle aule di un Tribunale.
Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia
La base della presunta legittimità di proclamazione di Leonardo Burgio, che mediante il richiamo ha anche aggirato la casella da spuntare sul secondo mandato già esperito e ottenuto così anche il nullaosta della commissione elettorale nominata dalla Prefettura, resta la sentenza della Corte Costituzionale pronunciata in udienza il 2 dicembre dello scorso anno e depositata poi il 19 febbraio dell’anno in corso. La sentenza è un giudizio di legittimità costituzionale emesso a seguito di circostanza per certi versi opposta, con ricorso promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri contro la Regione autonoma della Valle d’Aosta che intendeva negare ai comuni sotto i cinquemila abitanti l’elezione di sindaci anche dopo il quarto mandato.
Per la Corte Costituzionale conta la legge nazionale
La Corte ha stabilito in quell’occasione che dalle norme approvate dalla Regione autonoma ne risultano “vulnerati il principio di eguaglianza in materia di elettorato passivo e la competenza legislativa statale esclusiva in materia di legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane”. La norma bocciata dall’Ars doveva essere un recepimento di quella nazionale, come detto da molti deputati a favore durante la discussione a Sala d’Ercole. La sentenza della Corte Costituzionale, pilastro del terzo mandato di Burgio a Serradifalco, sostiene che la competenza esclusiva in materia di elezioni è nazionale.
Dall’Ars al Tribunale, si cambierà aula
Lo scontro tra Mpa e Lega in Sicilia si candida quindi a uno scontro sulla legittimità del voto contrario dei deputati regionali alla norma, che avrebbe dovuto consentire ai sindaci dei comuni sotto i quindicimila abitanti il terzo mandato e l’annullamento dei limiti di mandati consecutivi per i comuni sotto i cinquemila.
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