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Leonardo Sciascia e la sua Sicilia come metafora del mondo

redazione

Leonardo Sciascia e la sua Sicilia come metafora del mondo

sabato 09 Gennaio 2021 - 00:00
Leonardo Sciascia e la sua Sicilia come metafora del mondo

A un secolo dalla nascita, il ricordo dello scrittore di Racalmuto e delle sue intramontabili opere. Un intellettuale che credeva nella forza della ragione contro le trame occulte del potere

di Marzia Apice

PALERMO – “Continuo ad essere convinto che la Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno”. Così parlava Leonardo Sciascia, di cui ieri ricorreva il centenario della nascita, a proposito della sua isola: terra e patria amatissima, ma contemporaneamente messa a nudo, per svelarne senza pietà e ambiguità le miserie, gli inganni e il clima irrespirabile della connivenza con il potere mafioso.

La Sicilia è quasi sempre al centro delle opere di Sciascia, a volte occulta, altre invece rivelata. Un’isola che agli occhi dello scrittore appare un crogiuolo di contraddizioni e al tempo stesso il nascondiglio per eccellenza di trame oscure e sopraffazioni che il potere ordisce per annichilire il pensiero e la ragione. E proprio la ‘ragione’ è uno degli elementi chiavi per l’illuminista Sciascia per ‘leggere’ la realtà: nei suoi romanzi emerge la forza della ragione contro le trame occulte del potere.

Sciascia nacque nel 1921 a Racalmuto, in provincia di Agrigento, negli stessi luoghi di Luigi Pirandello che fu per lui, come scrive la Treccani, “sin dagli inizi una fonte d’ispirazione e un nume tutelare a cui guardare per poter raccontare la mente e il cuore degli uomini e quel che di più profondo vi si nasconde dentro”. Oltre all’autore di “Il fu Mattia Pascal” e “Uno nessuno e centomila”, fondamentale fu anche Voltaire, che Sciascia amò moltissimo e a cui riconosceva il merito supremo di essere riuscito a indagare la realtà con il sorriso della ragione. “Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia” (1977) è un omaggio amorevole al grande illuminista francese e al suo pensiero.

Leonardo Sciascia si è dedicato fino al 1957 all’insegnamento nelle scuole elementari e successivamente a un’intensa attività di collaborazione giornalistica. Ancora incerto tra documento e saggio, “Le parrocchie di Regalpetra” (1956) rappresenta la registrazione netta e distaccata di un microcosmo paesano che, proprio attraverso l’oggettività della rappresentazione, si dilata fino a divenire emblematico di una condizione generale dell’intero Mezzogiorno

Con i racconti “Gli zii di Sicilia” (1958) il ritratto della realtà siciliana si cala in vere e proprie strutture narrative che già scoprono quella funzionalità a un interesse etico-politico dominato da una capacità di analisi condotta sul filo di una lucida razionalità che darà vita alle opere successive.

Sciascia raggiunse il grande successo nel 1961 con quello che rimane uno dei suoi romanzi più celebri, “Il giorno della civetta”, in cui, per la prima volta, come ricorda sempre la Treccani, con una forza di denuncia così dirompente, la mafia faceva il suo ingresso nel mondo della narrativa italiana: una realtà mafiosa intesa come potere tentacolare in grado di circondare tutto e soprattutto in grado di instaurare un legame, in apparenza invisibile ma solidissimo, con il potere politico in un incastro mortifero di connivenze e omertà.

Il successo di questo così come dei libri successivi (“Il consiglio d’Egitto” del 1963, “Morte dell’Inquisitore” del 1964, “A ciascuno il suo” del 1966, “Il contesto” del 1971 e “Todo Modo” del 1974, “La scomparsa di Majorana” del 1975 e “I pugnalatori” del 1976), resero Sciascia un personaggio famoso e un intellettuale di riferimento: proprio per questo la sua attività si diversificò così come la sua vita, divisa tra Palermo, Roma e Parigi, città che nel suo percorso culturale assumono altrettanti valori metaforici.

Nel capoluogo siciliano nel 1975 venne eletto al Consiglio comunale come indipendente nella lista del Pci, riuscendo a conciliare l’adesione alla politica dei comunisti siciliani con una strenua e dichiarata avversione per la strategia del compromesso storico; e contribuì alla fondazione della casa editrice Sellerio. E a Palermo morì il 20 novembre 1989.

Roma fu la sede della sua intensa attività politica (fu eletto alla Camera dei deputati nel 1979 tra le file del Partito radicale) che lo vide anche membro della commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. Il dramma dello statista democristiano lo coinvolse profondamente come testimoniò con il pamphlet “L’affaire Moro” (1978).

E infine, Parigi, capitale di quel pensiero illuminista da lui tanto amato e in cui sentiva di respirare un’aria più libera e meno opprimente di quella italiana.

L’amicizia con Gesualdo Bufalino nei ricordi della figlia Anna Maria

“A un giornalista della televisione svizzera che gli chiese quale fosse la domanda che non gli era mai stata posta e alla quale avrebbe voluto rispondere, disse: ‘Se credo in Dio’. Avrebbe avuto tanta voglia di rivelare che era un credente”. Anna Maria Sciascia, 74 anni, ha parlato del rapporto del padre Leonardo con la fede in un’intervista con Famiglia Cristiana. “Se in pubblico appariva taciturno e riservato – confida ancora Anna Maria Sciascia – in famiglia si dimostrava allegro, ironico e grande affabulatore”. Leonardo Sciascia nacque l’8 gennaio del 1921, pochi mesi dopo un altro grande scrittore come Gesualdo Bufalino (nato a Comiso il 15 novembre del 1920). I due si frequentarono a lungo, conferma la figlia. “Anche se si erano conosciuti tardi, il rapporto tra mio padre e Bufalino era quello tra due vecchi amici con una forte affinità culturale e ricordi d’infanzia e giovinezza molto simili. Molti scrittori, artisti e fotografi frequentavano la nostra casa: Vincenzo Consolo, Renato Guttuso, Tono Zancanaro, Piero Guccione, Matteo Collura, Ferdinando Scianna, Domenico Faro e altri ancora… Penso che ad alcuni di loro mio padre abbia totalmente cambiato la vita”.

Le iniziative online della “Strada degli scrittori”

Cento grandi voci per ricordare i cento anni dalla nascita

Oltre cento grandi voci per ricordare i cento anni dalla nascita di Leonardo Sciascia con una iniziativa della “Strada degli scrittori” sui canali online. Una “Maratona Sciascia” che da ieri sta coinvolgendo, su Facebook, Youtube, e sul sito www.stradadegliscrittori.it. Più di cento personalità fra scrittori, giornalisti, registi, attori, uomini politici, artisti, docenti universitari, giuristi e filosofi.

Tutti a raccontare il proprio Sciascia anche oggi e domani, evocando ognuno in tre minuti un aneddoto, una riflessione critica, una pagina. Preceduta da una introduzione di Felice Cavallaro, direttore della “Strada degli Scrittori”, e aperta venerdì da Paolo Mieli, Ferruccio De Bortoli, Marco Damilano, Marcello Sorgi, Francesco Merlo, Pigi Battista, Marco Tarquinio e tanti altri editorialisti, la maratona proseguirà con Stefania Auci, Walter Veltroni, Vittorio Sgarbi, Giuseppina Torregrossa, Nadia Terranova, Tea Ranno, Catena Fiorello, Silvana Grasso, Matteo Collura, Gaetano Savatteri e decine di scrittori.

Si alterneranno cattedratici come Eva Cantarella o Valeria Della Valle. Rettori come Fabrizio Micari e Gianni Puglisi. Giuristi e sociologi del calibro di Nando dalla Chiesa, Giovanni Fiandaca, Bartolomeo Romano, Costantino Visconti. Interventi, letture di testi einedite interpretazioni da parte di Pamela Villoresi, Luigi Lo Cascio, Vincenzo Pirrotta, Mario Incudine, Alessio Vassallo, Salvo Piparo, Totò Nocera Bracco ed altri.

Dal mondo del teatro, del cinema e della televisione: Pif, Roberto Andò, Michele Guardì, Giovanna Taviani, Pasquale Scimeca, Gaetano Aronica, Sebastiano Lo Monaco, Gianfranco Jannuzzo, Giovanni Anfuso, Costanza Quatriglio, Beppe Cino, Rocco Mortelliti, tanti altri.

Numerose le personalità del mondo politico come il ministro Giuseppe Provenzano, Piero Grasso, Giuliano Pisapia, Claudio Fava, Leoluca Orlando, Alberto Samonà. Partecipano editori come Antonio Liotta, Ottavio Navarra e Lillo Garlisi. Storici come Lino Buscemi e Pasquale Hamel. I direttori dei giornali siciliani Lino Morgante, Antonello Piraneo, Marco Romano, con Franco Nuccio, Enrico Del Mercato, Egidio Terrana, Elvira Terranova, Lidia Tilotta, Filippo D’Arpa, fra i numerosi contributi.

Ampia la gamma degli intermezzi artistici e dei collegamenti con Racalmuto, la casa in cui lo scrittore visse con zie, moglie e figlie,la campagna di Contrada Noce, la Fondazione Sciascia. Una maratona che ieri si è incrociata con una diretta da Casa Sciascia di Racalmuto.

Lo scrittore Maurizio de Giovanni ha dialogato online con Gaetano Savatteri, in collegamento con Felice Cavallaro, presenti Pippo Di Falco, Salvatore Picone, Gigi Restivo e altri testimoni che hanno conosciuto Leonardo Sciascia.

Il libro del giorno
In Sicilia con Sciascia, nel cuore assolato e desolato dell’Isola

Cercare Sciascia nei suoi luoghi, reali e immaginari, per provare a delineare la sua figura di intellettuale “contro”, troppo a lungo fraintesa: è questo l’obiettivo di Antonio Di Grado e Barbara Distefano, autori per Perrone Editore di “In Sicilia con Leonardo Sciascia. Nel cuore assolato e desolato dell’isola”, in libreria il 14 gennaio. Da Racalmuto alla casa di viale Scaduto a Palermo, questa particolarissima guida offre un “sentiero per lettori stanchi del turismo di massa”: in queste pagine seguendo l’eco delle parole di Sciascia si ha l’opportunità di “assaggiare” la Sicilia più autentica, dolorosa, fragile, ricchissima di culture e bellezza. “Nel libro i luoghi sono reali, ma c’è anche una topografia immaginaria. La Sicilia del resto è un’invenzione degli scrittori siciliani, non solo Sciascia, ma Verga, Pirandello, Bufalino, Brancati e gli altri: per loro l’isola era un’utopia, una resistenza all’omologazione”, spiega Di Grado, direttore della Fondazione Leonardo Sciascia, intervistato dall’Ansa, “Le ostriche attaccate allo scoglio di Verga non c’erano più, la civiltà contadina era stata travolta: per questi scrittori la diversità culturale siciliana era osservatorio e trincea, per poter guardare anche alla storia del Paese. In Sciascia i luoghi sono trasfigurati, come la miniera per esempio, o il centro assolato e desolato della Sicilia dove lui nacque e visse. Ma la Sicilia con lui e con gli altri scrittori si affaccia al mondo e guarda alle grandi letterature straniere”.

I luoghi siciliani proposti dagli autori permettono di avvicinarsi al pensiero di Sciascia, provando anche a scalfire credenze e pregiudizi spesso riferiti all’isola. Luoghi comuni e “false” evidenze, di cui anche lo scrittore è stato vittima: “Le commemorazioni di questi giorni sono sacrosante e benvenute, ma spesso si appiattisce Sciascia sulla letteratura civile, si guarda a lui come mafiologo. La Sicilia è per lui un laboratorio, una chiave di lettura del mondo e della condizione umana e del contesto”, continua Di Grado, “dopo i gialli di mafia, l’analisi della realtà fatta da Sciascia si complica di più e arriva a livelli metafisici nell’ultima produzione. Per lo scrittore tutti siamo corresponsabili, colpevoli in un certo senso dell’omologazione e dei misfatti del potere. La sua opera demistifica le imposture e le menzogne del potere. In questo era come Pasolini: i due erano diversissimi ma profondamente amici, in sintonia, entrambi scrittori ‘corsari’. Sciascia ha sofferto per le polemiche sul suo presunto professionismo dell’antimafia. È stato condannato alla solitudine, e il tema dell’uomo solo è presente nei suoi scritti: egli amava dire che è meglio perdere lettori che ingannarli”.

Un’incomprensione che accomuna il destino di questi ultimi pensatori del ‘900: “sì, erano intellettuali ‘contro’: negli anni ‘70 noi leggevamo gli editoriali di Sciascia o Pasolini ed eravamo costretti a mettere in discussione la nostra visione della realtà, potevamo anche dissentire, non tutto quello che hanno detto si è rivelato giusto, ma quella era una lettura che dilatava la nostra coscienza”. Oggi il contesto è diverso, e quegli intellettuali sono spariti: “Non so cosa Sciascia direbbe guardando la Sicilia e il mondo di oggi, è un esercizio che ho provato a fare ma non ci sono riuscito. Forse è meglio stare attenti a quello che ha detto in vita e lasciarlo in pace”.

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