L’esercito degli Ata nelle scuole in Sicilia, stipendi bassi e futuro senza prospettive - QdS

L’esercito degli Ata nelle scuole in Sicilia, stipendi bassi e futuro senza prospettive

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L’esercito degli Ata nelle scuole in Sicilia, stipendi bassi e futuro senza prospettive

Michele Giuliano  |
lunedì 02 Gennaio 2023 - 06:35

Nell’isola non assegnate in totale oltre 8 mila posizioni, la denuncia della Uil scuola. Da anni bloccate prime e seconde posizioni economiche

Nessuna possibilità di crescita lavorativa, professionale e remunerativa per il personale amministrativo del mondo della scuola. Ormai da anni, infatti, per gli assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, non è possibile accedere né alla prima né alla seconda posizione economica. Ecco qual è la fotografia scattata in Sicilia dalla federazione nazionale della Uil scuola.

La situazione in Sicilia

Per la prima posizione nell’Isola sono disponibili il 59,60% delle posizioni economiche per gli assistenti amministrativi (2.219 posti), il 49,06% per gli assistenti tecnici (597), il 53,30% per i collaboratori scolastici (4.865) e il 41,03% per i profili residuali (16). In totale, sono 7.697 le posizioni libere, per una percentuale totale del 54,56%. Una cifra poco più alta della media nazionale, che si attesta al 51,43%, per un totale di 68.115 posizioni lasciate scoperte; con tali numeri, la Sicilia si pone al settimo posto tra le regioni italiane, con l’11,3% del totale delle posizioni libere nel contesto nazionale; prima tra tutte, la Sardegna, che arriva al 57,26% di posizioni scoperte.

Le mancanze relative alla seconda posizione economica in Sicilia presentano numeri più bassi: per gli assistenti amministrativi le posizioni scoperte (365) sono il 35,47% e il 31,18% per gli assistenti tecnici (116), per un totale di posti vacanti del 34,31%. La regione si pone in linea con la media nazionale questa volta: in tutte le regioni ci si attesta al 34,76%, per un totale di 4.862 posizioni libere. Le motivazioni relative alle mancate assegnazioni, secondo la Uil Scuola, sono sostanzialmente due: in molte regioni mancano le graduatorie e, laddove ci sono, non vengono attivati i corsi di formazione necessari.

Tra prima e seconda posizione, secondo Uil Scuola, sono circa 65 milioni di euro che lo Stato risparmia in tutta Italia, impedendo al personale scolastico di migliorare il proprio introito economico e di ampliare le proprie competenze. Si tratta, infatti di un beneficio economico, pari a 1.200 euro annui per un assistente amministrativo per la prima posizione economica e di 1.800 euro all’anno per la seconda; inoltre, vanno a determinare la quota di pensione ed entrano a far parte del calcolo per il trattamento di fine rapporto. Il loro scopo, infatti, è quello di valorizzare la professionalità, perché vanno ad individuare, in aggiunta ai compiti già previsti per lo specifico profilo professionale, attività lavorative caratterizzate da autonomia operativa, per svolgere ulteriori e più complesse mansioni.

Sono previste dall’articolo 50 del contratto collettivo nazionale di lavoro 2006/2009 e dalla sequenza contrattuale del 25 luglio 2008. Riguardano il personale assunto a tempo indeterminato, e appartenente alle aree A e B della tabella C allegata al Ccnl. Le competenze da attribuire al personale beneficiario della posizione economica si determinano in sede di contrattazione integrativa, a livello di singola istituzione scolastica, tra dirigente scolastico e parti sindacali.

Prima e seconda posizione economica Ata

Le posizioni economiche Ata sono due: prima e seconda. La graduatoria per la prima posizione viene formata in base alla valutazione del servizio prestato, dei titoli di studio posseduti e dei crediti professionali maturati. Chi si colloca utilmente in graduatoria, acquisisce la prima posizione economica dopo aver frequentato e superato un apposito corso di formazione. Per la seconda posizione economica, invece, bisognerà collocarsi in posizione utile in una graduatoria di richiedenti, formata dopo il superamento di una prova selettiva, e, anche in questo caso, frequentare e superare un corso di formazione.

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