Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di venerdì 1 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta dell’1 maggio 2026
“Vogliono raggiungere un accordo, ma non sono soddisfatto della loro risposta. Hanno fatto progressi, ma non sono sicuro che arriveranno mai a un’intesa.” A dichiararlo è stato il presidente americano Donald Trump, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.
Trump è poi tornato a fare riferimento alle divisioni interne alla leadership iraniana: “La leadership è molto frammentata. È composta da due o tre gruppi, forse quattro, ed è una leadership molto disorganizzata. Detto questo, tutti vogliono raggiungere un accordo, ma sono tutti in disaccordo”.
Se non saranno rimosso le scorte di uranio arricchito che l’Iran mantiene, la guerra che Stati Uniti e Israele hanno scatenato il 28 febbraio scorso dovrà essere considerata “un grande fallimento”. L’ammissione arriva da una fonte militare israeliana, citata dal Times of Israel, secondo cui gli oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60% che la Repubblica islamica continua a custodire sono sufficienti per sviluppare undici bombe.
L’alto ufficiale afferma che se, nell’ambito dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, non si raggiungerà un accordo per rimuovere le scorte di uranio e interrompere l’arricchimento nel Paese, i risultati dei 40 giorni di combattimenti saranno stati vani. “Se l’obiettivo nucleare non verrà raggiunto, allora tutto ciò che abbiamo fatto in Iran sarà stato un grande fallimento. Il malvagio regime iraniano può lanciari sul programma nucleare”, afferma la fonte, assicurando che “se l’uranio verrà rimosso dall’Iran attraverso mezzi diplomatici, avremo fatto la nostra parte”. Tuttavia, se ciò non dovesse accadere, Israele dovrebbe lanciare un’altra operazione contro Iran per raggiungere l’obiettivo, avverte.
I prezzi del petrolio sono in calo dopo che l’Iran ha presentato una nuova proposta per la ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti che sono attualmente in fase di stallo. Verso le 15.10, il prezzo del barile di West Texas Intermediate (Wti), riferimento statunitense del petrolio con consegna a giugno, perdeva l’1,96% a 103,01 dollari mentre il prezzo del barile di Brent del Mare del Nord, con consegna a luglio, perdeva lo 0,39% a 109,97 dollari. All’inizio della seduta, entrambe le principali quotazioni erano in rialzo a causa del pessimismo legato alla riapertura dello Stretto di Hormuz, in un contesto in cui molti mercati erano chiusi per il Festa del Lavoro.
Il Brent mostrava allora un leggero aumento, pur avendo chiuso il giorno precedente a un livello più alto, a 114,01 dollari al barile, poiché giovedì era l’ultimo giorno di contrattazione del contratto di giugno. Venerdì segna il passaggio al contratto di luglio, scambiato a un livello inferiore rispetto a quello di giugno, dato che il periodo di consegna più lungo rende più probabile un miglioramento della situazione nello Stretto di Hormuz entro quella data. Nonostante “l’eccezionale volatilità” del mercato giovedì, “il mercato incorpora sempre più nei prezzi uno scenario di chiusura più prolungata dello Stretto di Hormuz”, ha affermato Arne Lohmann Rasmussen di Global Risk Management. A questo si aggiunge il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani, che riduce fortemente le esportazioni di idrocarburi dei Paesi del Golfo.
Domenica c’è attesa per la decisione dell’Opec+ che si riunisce per la prima volta dopo l’uscita a sorpresa degli Emirati Arabi Uniti dal gruppo, effettiva proprio in questi giorni. Anche se il cartello dovrebbe aumentare le quote di 188.000 barili al giorno, secondo Rasmussen, la riunione resta “in gran parte irrilevante” per i prezzi, poiché i Paesi membri (tra cui Arabia Saudita, Kuwait e Iraq) non sono “in grado di produrre questo petrolio” a causa della guerra in Medio Oriente.
” Giunto il momento del dialogo”. A scriverlo, in un post su X, è il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Le conseguenze della crisi in Medio Oriente si aggravano drammaticamente di ora in ora. La limitazione dei diritti e delle libertà di navigazione nell’area dello Stretto di Hormuz sconvolge i mercati dell’energia, dei trasporti, manifatturieri e alimentari e strangola l’economia globale”. “È giunto il momento del dialogo, di trovare soluzioni che ci allontanino dal baratro e di adottare misure che possano aprire la strada alla pace”, scrive.
L’Iran ha presentato una nuova proposta per i colloqui con gli Stati Uniti ai mediatori pachistani. A riferirne sono i media iraniani. “La Repubblica Islamica dell’Iran ha consegnato ieri sera al Pakistan, in qualità di mediatore nei colloqui con gli Stati Uniti, il testo della sua ultima proposta negoziale”, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale IRNA, senza fornire ulteriori dettagli.
L’Iran rimane aperto al dialogo con gli Stati Uniti, ma respinge qualsiasi politica “imposta” sotto coercizione. A dichiararlo è stato il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei. “La Repubblica Islamica non si è mai sottratta ai negoziati… ma certamente non accetteremo che ci venga imposta una politica”, ha dichiarato Ejei in un video pubblicato sul sito web della magistratura, Mizan Online. “Non approviamo la guerra in alcun modo, non vogliamo la guerra, non vogliamo che continui”, ha aggiunto, sottolineando che l’Iran “non è assolutamente disposto a rinunciare ai propri principi e valori di fronte a questo nemico malevolo per evitare la guerra o impedirne la continuazione”.
La Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, sta “perfettamente bene” e sta supervisionando i “negoziati”, nonostante non appaia in pubblico dalla sua nomina, avvenuta l’8 marzo. Ad affermarlo è stato un consigliere di Khamenei, Mohsen Qomi, esponente religioso che ricopre la carica di vice responsabile per gli affari internazionali presso l’ufficio della Guida Suprema, citato dall’agenzia Fars.
Qomi ha confermato che Khamenei è rimasto ferito negli attacchi che hanno ucciso suo padre, l’Ayatollah Ali Khamenei, all’inizio della guerra, affermando però che pochi minuti prima del bombardamento si era recato nel cortile, riuscendo così a sopravvivere all’impatto. La Guida Suprema ha limitato le sue comunicazioni pubbliche a presunte dichiarazioni scritte, senza rilasciare video o registrazioni vocali. Ciò ha alimentato le illazioni sulla gravità delle sue ferite.
“Questo è un trucco del nemico. Vogliono dire: perché non appare? Perché non invia messaggi vocali o di condoglianze?”, ha affermato Qomi, assicurando che Khamenei “sta benissimo, gestisce gli affari” e “supervisiona i negoziati e il campo di battaglia”. Qomi ha aggiunto che Khamenei ha anche dato istruzioni al team negoziale su “come comportarsi nelle diverse situazioni”. “Ha piena consapevolezza e controllo della situazione”, ha concluso il religioso.
La guerra contro l’Iran non è stata in alcun modo un atto di autodifesa ma invece di aggressione al paese. A dichiararlo su X è il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei. “‘Auto-difesa da cosa? C’era forse un “attacco armato” da parte dell’Iran che giustificasse ‘l’autodifesa’?”, scrive. “Decisamente no!”. “Quindi questo non era assolutamente ‘autodifesa’ – era un atto di aggressione contro la nazione dell’Iran”
Nessuno sa dello status dei colloqui a parte me e pochi altri. A dichiararlo è stato il presidente americano Donald Trump parlando con i giornalisti. “Nessuno sa cosa sono i colloqui a parte me e un paio di altre persone”, ha risposto a chi gli chiedeva delle trattative. Teheran, ha poi assicurato, “vuole moltissimo un accordo”.
L’Iran sta approfittando del cessate il fuoco per dissotterrare le proprie armi. Stando a quanto riporta NbcNews citando un funzionario statunitense e altre due fonti a conoscenza della questione, il regime avrebbe intensificato le operazioni di scavo per recuperare missili e altre munizioni nascoste sottoterra o sepolte sotto le macerie dei raid aerei statunitensi e israeliani. Gli Stati Uniti – riporta l’emittente – ritengono che il regime voglia ricostituire rapidamente le proprie capacità in termini di utilizzo di droni e missili per poter sferrare attacchi in tutto il Medio Oriente qualora il presidente Donald Trump decidesse di riprendere le operazioni militari.
“Vi confermo che continueremo a lavorare con impegno per migliorare le vostre condizioni di vita, per riconquistare ogni centimetro del nostro territorio occupato, per proseguire il cammino delle riforme, e per risollevare l’economia in modo da creare nuove opportunità di lavoro, ristabilire la stabilità e mettere il paese sulla via di una vera ripresa”. Ad affermarlo in un post su ‘X’ è il premier libanese, Nawaf Salam in un messaggio pubblicato in occasione del primo maggio e rivolto “a ogni lavoratrice e lavoratore in Libano, a coloro che si alzano ogni mattina nonostante l’ansia e l’angoscia, e continuano a lavorare in condizioni durissime in circostanze mai conosciute prima”.
Due persone sono state uccise e altre 10 persone sono rimaste ferite in un attacco nel sud del Libano. Lo riferisce la ‘Cnn’ che cita il ministero della Salute Pubblica libanese. L’attacco è avvenuto nella città di Nabatieh al-Fawqa, ha riferito il ministero in un comunicato diffuso nelle prime ore di oggi.
Ieri, il ministero aveva riferito che attacchi israeliani in diverse città del distretto di Nabatieh, nel sud del Libano, avevano ucciso almeno 14 persone. Gli attacchi avvengono nonostante la proroga del cessate il fuoco in Libano.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump è stato informato nel corso di un briefing con il comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper e con il generale Dan Caine, il capo dello Stato Maggiore congiunto americano dei nuovi piani per possibili attacchi contro l’Iran. Lo riferisce Axios che cita due funzionari Usa. Il briefing sarebbe durato 45 minuti.
‘Il prezzo della benzina scenderà. Non appena la guerra sarà finita, crollerà!”. Lo ha dichiarato il presidente americano Donald Trump rispondendo ai giornalisti nello Studio Ovale, quando gli è stato ricordato che il ”prezzo medio di un gallone di benzina è ora di quattro dollari negli Stati Uniti”.
”La loro economia sta crollando. Il blocco è incredibile. Il potere del blocco è incredibile”. Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando con i giornalisti nello Studio Ovale dell’economia iraniana e del blocco navale dei porti iraniani.
”L’Italia non è stata di alcun aiuto” nella guerra che gli Stati Uniti, insieme a Israele, hanno lanciato lo scorso 28 febbraio contro l’Iran. E per questo, ”probabilmente”, il presidente americano Donald Trump potrebbe decidere di ritirare le truppe americane dall’Italia. Lo ha detto lo stesso Trump rispondendo alle domande dei giornalisti nello Studio Ovale.
A una domanda relativa alla possibilità che gli Stati Uniti ritirino le proprie truppe dall’Italia e dalla Spagna, Trump ha risposto ”probabilmente”. E ha aggiunto: “Perché non dovrei?”, “l’Italia non è stata di alcun aiuto, la Spagna è stata orribile”. Secondo Trump “quando avevamo bisogno di loro, non c’erano”.
Con i negoziati che rimangono in stallo, la possibilità di una ripresa ufficiale delle ostilità non appare purtroppo molto lontana. Secondo il ministro della Difesa israeliano Israel Katz è possibile che Israele e Stati Uniti debbano “agire di nuovo presto” per garantire che gli obiettivi della missione contro l’Iran vengano raggiunti. Anche il Centcom statunitense mostra particolare attenzione all’evoluzione della situazione e valuta potenziali novità sul fronte operativo.
Conflitto Iran-USA-Israele e caso Libano: cosa succede, le ultime notizie
Ultima giornata contrassegnata da un nuovo aumento repentino delle tensioni e del pressing sull’Iran. Mentre il Centcom statunitense sembra sul punto di progettare una serie di attacchi “brevi e potenti” contro Teheran al fine di costringere gli iraniani a tornare al tavolo dei negoziati, anche da Israele arrivano nuove minacce. Per il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, è possibile che Israele e Stati Uniti debbano “agire di nuovo” a anche “presto” per raggiungere gli obiettivi avviati con l’inizio delle operazioni militari lo scorso 28 febbraio.
Nel frattempo, in Libano è emergenza umanitaria: di fatto lì il cessate il fuoco è sempre stato precario. Si continua a morire e il problema alimentare, accanto a quello della sicurezza, è al centro del dibattito internazionale. Così come rimangono preoccupanti le prospettive per l’attesa risoluzione della questione di Hormuz: lo Stretto rimane di fatto sotto blocco navale statunitense e questo è causa dei continui rincari. Il 30 aprile il petrolio ha raggiunto il prezzo massimo da inizio 2022, sul fronte carburanti non è cambiato molto.
“La crisi in Medio Oriente entra nel suo terzo mese. Nonostante un fragile cessate-il-fuoco, le conseguenze peggiorano drasticamente con il passare del tempo. Sono profondamente preoccupato per la limitazione dei diritti e delle libertà di navigazione nella zona dello Stretto di Hormuz”, sono le parole del Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres.
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