MESSINA – Ci ha pensato Anas a fare chiarezza sulla questione relativa alle limitazioni al transito sui ponti Mili e Galati, lungo la strada statale 114 “Orientale Sicula”, che rischierebbero di creare una condizione di difficoltà per il proseguo dei lavori della tratta Messina-Catania di Rfi con direzione tecnica di Fs Engineering.
In una nota, la società ha precisato che i provvedimenti adottati – il restringimento della carreggiata e il divieto di transito per i veicoli con massa superiore a 26 tonnellate – rientrano “nelle attività di controllo e tutela della sicurezza delle infrastrutture e dell’utenza”. Sul ponte Galati “il limite di carico di 26 tonnellate era già stato fissato da precedenti provvedimenti”. Per il ponte Mili, dopo le “attività ispettive e sulla base dei risultati delle verifiche tecniche, è stato disposto l’adeguamento del limite di carico alla medesima soglia già prevista per il Galati”.
“Trattandosi di due ponti posti in successione lungo lo stesso asse stradale – sottolinea Anas -, la limitazione già vigente sul Galati condizionava comunque la percorribilità dell’intero itinerario per i mezzi di tonnellaggio superiore. L’intervento sul Mili si inserisce pertanto in un quadro di gestione scrupolosa delle infrastrutture, nel quale la sicurezza degli utenti costituisce il riferimento prioritario di ogni decisione”.
Anas al lavoro per la riqualificazione dei ponti
Allo stesso tempo, Anas sta conducendo “le attività necessarie alla riqualificazione delle due opere. Per il ponte Galati è già stato avviato un progetto di riqualificazione e consolidamento, la cui attuazione è prevista nell’ambito di un accordo quadro in via di definizione, con conclusione dell’iter attesa a breve. Sono inoltre in corso interlocuzioni tecniche finalizzate alla definizione degli interventi sul ponte Mili”.
La società ha annunciato poi di avere predisposto “una pianificazione delle lavorazioni e della gestione del traffico volta a contenere quanto più possibile i disagi, tenendo conto delle esigenze di mobilità dei cittadini, delle attività economiche e dei cantieri presenti sul territorio”.
Pippo Lombardo lancia l’allarme sui cantieri Messina-Catania
Nei giorni scorsi a lanciare l’allarme era stato il deputato regionale e sindaco di Roccalumera Pippo Lombardo. Il progetto di raddoppio tra Giampilieri e Fiumefreddo, tra gli interventi di potenziamento del collegamento Palermo-Catania-Messina, affidato da Rfi a un Consorzio costituito dalle imprese Webuild Italia e Pizzarotti Spa, completerà il raddoppio della linea ferroviaria fra Messina e Catania, attraverso la realizzazione di 42 km di nuovo doppio binario, di cui circa 37 km in sotterranea e in variante rispetto all’attuale linea.
Ad agosto la stessa Anas aveva fatto il punto sullo stato di avanzamento dell’opera evidenziando la conclusione dello scavo della prima canna della galleria Scaletta. “Sul raddoppio ferroviario Messina-Catania si sta creando una situazione potenzialmente esplosiva – ha detto nelle scorse ore Lombardo -. Se non si interviene immediatamente, il rischio concreto è quello di arrivare alla chiusura parziale dei cantieri, con conseguenze pesantissime sull’opera e soprattutto sui lavoratori”.
Lombardo chiede la convocazione urgente dell’Ars
Il deputato ha chiesto la convocazione urgente della IV Commissione dell’Ars per affrontare le pesanti criticità che stanno interessando la viabilità a servizio dei cantieri. Secondo Lombardo, la limitazione potrebbe protrarsi anche per anni, considerato che gli interventi di adeguamento statico sono ancora in fase di progettazione.
“Su quell’asse devono transitare i mezzi pesanti provenienti dalla galleria Giampilieri e diretti verso Messina, al villaggio di Contesse. Con il limite imposto sui ponti Mili e Galati, i mezzi di maggiore tonnellaggio non possono più utilizzare il percorso previsto. Questo significa mettere seriamente a rischio la continuità delle lavorazioni”.
Il rischio di fermare la Tbm Letteria
Viene evidenziato, in particolare, il concreto rischio di fermo della Tbm “Letteria”, la talpa meccanica che ha già concluso lo scavo di una delle due canne della galleria Scaletta, lunga oltre 2,7 chilometri, e che sarebbe pronta ad avviare lo scavo della galleria Quali, di circa 4,5 chilometri.
“Fermare una macchina di questo tipo significa incidere direttamente sul cronoprogramma di un’opera strategica e aprire scenari estremamente preoccupanti anche sul fronte occupazionale. Il rischio di licenziamenti non può essere sottovalutato né affrontato quando sarà ormai troppo tardi”. Il quadro, secondo Lombardo, è reso ancora più grave dalla contemporanea presenza di altri ostacoli come il ritardo sulle ultime autorizzazioni ambientali necessarie per avviare la realizzazione delle rampe di cantiere di Nizza di Sicilia, Sant’Alessio e Taormina, oltre all’impraticabilità della passerella sommergibile sul torrente Nisi e, a breve, di quella sul torrente Agrò.
La viabilità alternativa per i mezzi pesanti
“Si sta formando una vera e propria trappola viaria attorno ai cantieri: da una parte i mezzi pesanti non possono percorrere l’itinerario originariamente programmato, dall’altra le alternative necessarie non sono ancora disponibili”. “E nel mezzo ci sono un’opera fondamentale, imprese, lavoratori e intere comunità che rischiano di subire le conseguenze di ritardi e mancate decisioni”.
Da qui la richiesta di un’audizione urgente per verificare le soluzioni possibili, anche rispetto all’eventuale convogliamento dei mezzi pesanti sulla rete autostradale, e valutare gli effetti sulla sicurezza della circolazione, sulla viabilità ordinaria e autostradale, sull’ambiente e sui territori interessati. Alla Commissione Lombardo chiede di convocare gli assessori regionali competenti, i dirigenti dei Dipartimenti regionali, Anas, Rfi, Fs Engineering, Arpa, Soprintendenza, il Consorzio impegnato, il Cas e i sindaci dei Comuni coinvolti.
Anas: confronto per garantire sicurezza e continuità dei collegamenti
Anas, dal suo canto, ha già confermato “la piena disponibilità al confronto con le istituzioni locali e con tutti i soggetti interessati dai futuri interventi, per condividere le soluzioni organizzative e viabilistiche più idonee a coniugare la sicurezza delle infrastrutture con la continuità dei collegamenti”.

