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L’intreccio dl sicurezza e 25 Aprile infuoca la Camera tra canti e cartelli

L’intreccio dl sicurezza e 25 Aprile infuoca la Camera tra canti e cartelli

Da sinistra “Bella ciao”. Poi Lega non canta l’Inno di Mameli. Salvini: ‘Non è festival canoro’

Roma, 24 apr. (askanews) – “Bella ciao” e l’”Inno di Mameli” con la Lega che si smarca dai cori. Cartelli con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione” e foulard tricolori. Chi evoca i “mozzaorecchi” della sinistra e chi urla “ora e sempre resistenza!”, “viva l’Italia antifascista”. Si infuoca l’Aula di Montecitorio nell’intreccio ‘temporale’ tra l’ok definitivo al Dl sicurezza e la festa del 25 aprile che si celebra domani. Con il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli che, al momento di proclamare il via libera al decreto, dopo due giorni di maratona oratoria e proteste delle opposizioni, legge l’esito delle votazioni a raffica e chiude di gran carriera la seduta.

Ai banchi del governo, solo tre ministri: il vicepremier Matteo Salvini, accanto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Oltre a un piccolo drappello di sottosegretari.

Non appena si apre la seduta, i deputati dei gruppi di minoranza scattano in piedi e cantano ‘Bella Ciao’, redarguiti da Rampelli: “Colleghi, abbiamo capito su, dobbiamo proseguire i nostri lavori”. Iniziano gli interventi sul 25 Aprile e tocca al capogruppo M5S Riccardo Ricciardi (M5s) che esordisce: “Buon 25 aprile alle ragazze e ai ragazzi che si sentono legati con un filo ideale a quei giovani del secolo scorso che hanno liberato il paese”, rivendicando il nesso con le piazze di oggi a partire da quelle per Gaza. Fazzoletto tricolore dell’Anpi al collo della presidente dei deputati dem Chiara Braga che ricorda l’occupazione della sala stampa di Montecitorio da parte delle opposizioni, qualche mese fa, da chi “voleva sfregiare” l’istituzione (la conferenza sulla remigrazione con Casapound).

Quando prende la parola Gianfranco Rotondi (Dc con Rotondi), a nome del gruppo di Fratelli d’Italia, e dice che “se al posto di Togliatti ci fossero stati i ‘mozzaorecchi’ della sinistra di oggi, difficilmente questo paese avrebbe avuto 80 anni di libertà, pace e civiltà”, dagli scranni delle opposizioni partono i brusii. Nicola Fratoianni di Avs, dopo di lui, esplode: “I mozzaorecchi della sinistra di oggi sono coloro che vengono” dalla “lunga storia di chi ha dato il sangue per liberare questo Paese. La storia di chi è morto per consentire anche a voi, a chi ha il simbolo del suo partito, la fiamma tricolore, di poter parlare nell’aula del Parlamento della Repubblica. Chiaro?”. E Riccardo Magi (+Europa): “Oggi, a pochi minuti dall’approvazione definitiva di un provvedimento che contiene alcune norme che ricordano l’ordinamento fascista, il 25 aprile acquista ancora più valore: non dobbiamo essere ipocriti, ora e sempre resistenza!”.

Al termine degli interventi sul 25 aprile, i deputati di Fratelli d’Italia intonano l’inno di Mameli subito seguiti dalle opposizioni che si alzano in piedi. A rimanere seduti invece i deputati della Lega e i ministri Piantedosi e Salvini. Con Angelo Bonelli che grida: “alzatevi!”. Poi il vicepremier si fa una foto ricordo con i suoi e propone di mandarla a Bonelli.

Incassato il via libera al dl sicurezza, Salvini attraversa il Transatlantico, per andare al Cdm che oggi ha varato il correttivo sui compensi agli avvocati sui rimpatri. I cronisti gli domandano perché i deputati della Lega non hanno intonato l’Inno di Mameli. “Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale – precisa – ma quelli cantano ‘Bella Ciao’, mi sembra una mancanza di rispetto”.

Il capogruppo Riccardo Molinari chiede se sia “obbligatorio” cantare in aula. “Noi, visto che siamo gente seria, come abbiamo detto nel nostro intervento, non ci facciamo strumentalizzare sul 25 Aprile con Bella Ciao contro il centrodestra e non ci facciamo strumentalizzare con l’Inno d’Italia contro il centrosinistra. Perché se è la festa di tutti per noi deve essere la festa di tutti”. A chi gli chiede se allora Fdi si è fatta strumentalizzare, Molinari si limita a rispondere: “Questo lo ha detto lei”.