L’oppio dei Popoli - QdS

L’oppio dei Popoli

webms

L’oppio dei Popoli

Giovanni Pizzo  |
giovedì 22 Settembre 2022 - 14:47

Chiesa sostituita dal reddito di cittadinanza come "Oppio dei Popoli": Conte è il nuovo Profeta. Il commento di Giovanni Pizzo.

Una volta la Religione era l’oppio dei Popoli, vivevamo in una società ancora cristiana e la parte laica, nata nell’Illuminismo, nel “cogito ergo sum”, additava la religione come droga per ammansire le masse, con connessa carità cristiana, oboli e zappe per la sopravvivenza.

La Chiesa dai territori dei poveri, per carenza di vocazioni e di decime, è in ritirata da quasi un secolo. Nel frattempo, sono nati dei modelli di Welfare per ridurre il disagio sociale dei meno abbienti e intanto sono nate le pensioni, i servizi assistenziali e sanitari, l’edilizia popolare, e nei Paesi anglosassoni l’assegno di disoccupazione.

In particolare, tale misura è molto controllata da decenni, con meccanismi e procedure stringenti, che servono a ricollocare la risorsa che ha perso momentaneamente il lavoro, in un mercato del lavoro libero da vincoli e contrattazioni stringenti. In Inghilterra si teme più l’ispettore del lavoro, che ti controlla se fai tutto in regola per ricevere il sussidio, che il poliziotto di quartiere. Guardare i film di Ken Loach per capire tutto ciò.

In Italia, invece, Paese cattolico per eccellenza, la visione dell’assegno, oggi della social card, è visto in una funzione di reddito e non sussidio. Le parole hanno un senso. È un reddito di fatto per non lavorare, perché la visione finale di chi ha costruito ideologicamente questo strumento è la fine del lavoro. De Masi, il sociologo nuovo guru pentastellato, è discepolo di Rifkin, della società post-industriale, e prevede che in un tempo X il lavoro, per come lo abbiamo conosciuto, sparirà.

Il problema di uno Stato, indebitato come l’Italia, è che non sappiamo quando sparirà e soprattutto come verrà sostituito. Il tempo X diventa indefinito e una massa ingente di persone diventano percettori di una rendita di posizione senza concambio. Finché votano una forza che ne impedisce la rimozione questo scambio è garantito.

Di fatto è un enorme voto di scambio non perseguibile per legge, visto che è stato introdotto da una legge. Ed è una legge a forte trend di crescita di erogazione, vista la profezia di Rifkin. Tendenzialmente, con accelerazioni derivanti da crisi economiche, finanziarie, energetiche, il numero dei percipienti è destinato a salire, soprattutto per la crescita della robotica in industria e la meccanizzazione in agricoltura. A questo si aggiungono i processi della globalizzazione e di delocalizzazione delle produzioni.

Sarebbe stato meglio investire i miliardi del reddito di cittadinanza in altre misure, sempre anti-fordiste se vogliamo. Come la riduzione dell’orario di lavoro. Il concetto lavorare meno lavorare tutti. In particolare per quelle categorie di lavoro usuranti, pubbliche e private, a forte uso di manodopera non particolarmente specializzata, che sono in grandissima parte i percettori del RdC. Nei Paesi del Nord Europa è una misura attuata, solo in Italia per resistenze plurime è considerato un tabù. Viviamo per lavorare e non lavoriamo per vivere.

Ma si può affermare che una parte dei percettori, sudditi dello scambio e non più liberi cittadini, non possono per vari motivi lavorare. Costoro avevano, per le loro particolari limitazioni da accertare, il reddito di inclusione, che era una misura che stava incominciando a funzionare ma che non presupponeva uno scambio politico elettorale. Ed è stata di fatto cancellata, la politica non ci guadagnava niente. Abbiamo di fatto sostituito una Chiesa, che assicurava la Salvezza nell’aldilà, con una religione laica che vuole fare un Eden povero sulla terra, a minor consumo e quindi a minor reddito. Conte oggi è il Profeta, domani chissà cosa BeppeAllah vorrà.

Cosi è se vi pare.

Tag:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684