PALERMO – In principio ci fu la “Seconda Repubblica”, con il re delle emittenti private che da abile comunicatore, forse affascinante affabulatore, aveva cambiato gli standard della dialettica politica spostandola verso un linguaggio meno formale e talvolta sopra le righe. Poi venne il momento dei “VaffaDay” di Beppe Grillo, anch’esso uomo di spettacolo, che insieme al guru della comunicazione mediante web fondò il Movimento 5 stelle. Da quel momento le oscillazioni da meno del 5% fino al 30% e oltre di consenso si sono susseguite rapidamente. Matteo Salvini, poi Giorgia Meloni, infine l’ex generale Roberto Vannacci (sul panorama nazionale) e Ismaele La Vardera. Quest’ultimo, molto più familiare in Sicilia, nel panorama nazionale ci è entrato a piè pari con la presidenza del Progetto civico Italia guidato da altro astro nascente, Alessandro Onorato, dopo appena un anno e mezzo dalla fondazione del suo Controcorrente con cui è candidato alla guida della Regione siciliana.
Nuccio Di Paola è il vice presidente dell’Assemblea regionale siciliana, ed è anche il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle. Attivista del Movimento di lungo corso, già candidato alla Presidenza della Regione nel 2022, Di Paola continua a mantenere un tono e una dialettica “poco urlata”, sia dentro che fuori dal Parlamento siciliano. Come l’attuale governatore uscente Renato Schifani, anche Nuccio Di Paola è tra i possibili candidati a Palazzo d’Orleans.
Di Paola: chi la spara grossa ottiene più spazio sui social
Di Paola, negli ultimi anni abbiamo assistito a un fitto susseguirsi di exploit di consenso politico. Secondo lei è fondato il timore che oggi chi la spara più grossa con una frase a effetto sui social ottiene più consenso alle urne? E se è così, non è un motivo di preoccupazione sul piano politico e anche su quello culturale?
“Questo problema esiste. Cioè, andare a estremizzare un tema, o spararla più grossa, permette di avere più spazio sui giornali – e non lo metto in dubbio, perché chi la spara più grossa ha più spazio che vivono anche di visualizzazioni – ma, in certi casi accade che si cura un’immagine, a questo scopo, che però effettivamente non c’è. La gente vota quindi la comunicazione, ma dietro la comunicazione hai una personalità – chiunque esso sia, nazionale o regionale – magari fragile, che non riesce a gestire un gruppo di persone, magari una personalità che se mai dovesse poter governare qualcosa non riuscirebbe a farlo o andrebbe a danneggiare ancora di più lo stato delle cose. Però è chiaro che il nostro compito, di Nuccio Di Paola come di altri che parlano all’elettorato, deve essere di far sapere esattamente chi siamo per un voto consapevole dell’elettore che deve sapere esattamente a chi sta dando fiducia. Se mi metto a urlare davanti la videocamera dello smartphone lo vedo che ottengo più visualizzazioni. Come lo vedo in base ai termini che utilizzo, ad esempio se dico “scandalo!”. A me però interessa estremizzare alcuni temi che stiamo portando avanti, come la sanità, non i termini”.
Quindi chi conosce Nuccio Di Paola, lo ascolta sulla questione sanità e lo vota lo fa consapevolmente senza rischiare di votare un social media manager?
“Oggi, purtroppo, c’è una buona percentuale di voti dati ai social media manager. O meglio, sono merito del social media manager oppure della strategia comunicativa. Cioè, non vedo strategie politiche. Chiaro che Nuccio, che in passato ha fatto l’amministratore, che governa una forza politica regionale ed è vice presidente dell’Assemblea regionale, capisce che tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di dialogo, di confronto, di scelte. Quindi, quando si rivolge ai cittadini lo fa cercando di spiegare bene come stanno le cose perché poi quella cosa promessa agli elettori deve essere fatta. Altri magari non ragionano così. Sta però a noi cercare di superare questo momento in cui affascina di più la strategia comunicativa che la realtà e quindi viene premiata quella alle urne”.
Questa forse sconforta tanto quanto la dialettica politica talvolta utilizzata.
“Ci si accorge che vengono affascinati dalla strategia comunicativa perché spesso, anche i politici iniziano una battaglia politica e mediatica ma poi dopo un mese la abbandonano e ne fanno un’altra. E qui in Sicilia lo vediamo, anche spesso. Ci sono alcuni che iniziano una battaglia, poi ci si chiede che fine ha fatto quella cosa e magari semplicemente non funzionava sulla comunicazione e la si è messa da parte per passare ad altro”.
Cioè, si propongono azioni e disegni di legge sulla base degli hashtag nei trending topic sui social ma poi li si abbandona perché non pagano in consenso?
“Giorni addietro ho letto un vostro servizio sul numero degli atti ispettivi fatti dai deputati. L’atto ispettivo, che può essere un’interrogazione oppure un’interpellanza, deve essere ben studiato altrimenti andiamo un po’ a svilire il ruolo dell’attività ispettiva”.
Attività politica e risultati, oltre la comunicazione
Lo sanno gli addetti ai lavori ma il più degli elettori non ne ha contezza perché premia di più un j’accusse sui social?
“Tutti sappiamo che Antonello Cracolici, definito nel vostro servizio veterano, non ha fatto tante interrogazioni ma sicuramente in Aula incide tantissimo e ottiene risultati. Realizza le cose. Ma questa cosa non è facile farla passare, perché oggi la comunicazione è spesso anche spinta da alcuni gruppi, sia di centrodestra che di centrosinistra. Ritengo innegabile, per quello che vede Nuccio Di Paola, che magari c’è una parte di centrodestra che è avversa a Renato Schifani e che in qualche modo strizza l’occhio a Ismaele La Vardera oppure a Cateno De Luca”.
Cioè, come funziona la comunicazione in questo aspetto politico?
“Chiaro che questa parte di maggioranza di centrodestra non va a fare un confronto oppure uno scontro politico con forze come il Movimento 5 stelle o il Partito democratico perché il loro interesse è far sì che M5s e Pd, che sono partiti nazionali, non vengano presi come punto di riferimento in Sicilia. Quindi fanno nascere altri punti di riferimento. Sono tutte strategie comunicative”.
La politica è quindi in balìa della comunicazione oppure gli elettori sono in balia della strategia comunicativa politica?
“Io credo che la politica serve anche ad aggregare, e non si aggrega sulla comunicazione. Perché credo che la comunicazione è passeggera”.

