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Il volto più crudele della mafia, 30 anni dopo si ricorda il piccolo Giuseppe Di Matteo. Colosimo: “Ha vinto sulla mafia”

Il volto più crudele della mafia, 30 anni dopo si ricorda il piccolo Giuseppe Di Matteo. Colosimo: “Ha vinto sulla mafia”
Foto da Facebook – Comune di Custonaci

Sciolto nell’acido per vendetta, il ricordo di una vittima innocente di mafia.

Sono trascorsi 30 anni eppure il pensiero di quel bambino strangolato e sciolto nell’acido dalla mafia è ancora impressa nella memoria collettiva: ricorre l’11 gennaio l’anniversario dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, sequestrato e poi ucciso barbaramente per pura vendetta. Il bambino, che al momento del sequestro aveva appena 12 anni (14 al momento della morte), è diventato il simbolo delle vittime innocenti di mafia. Sulla sua tragica fine sono ancora tante le domande senza risposta e c’è ancora chi custodisce i segreti della sua prigionia (o, nel caso di esponenti mafiosi deceduti, se li è portati nella tomba). Dopo tre decenni, però, la Sicilia non dimentica.

A Custonaci (TP) si è svolto uno degli eventi previsti per ricordare non solo Giuseppe Di Matteo, ma anche una seconda vittima innocente di Cosa nostra: Giuseppe Montalto, agente di Polizia Penitenziaria, assassinato poco prima del Natale del 1995 davanti alla casa del suocero, dopo aver intercettato e bloccato uno scambio di pizzini tra boss.

Omicidio Giuseppe Di Matteo, il ricordo 30 anni dopo

Sequestrato, torturato e ucciso poco prima del suo compleanno per vendetta. La presunta regola de “la mafia non tocca donne e bambini” per lui non si è rivelata valida. Cosa nostra, con Giuseppe Di Matteo, ha oltrepassato un limite che in passato aveva sempre mantenuto e ha mostrato il suo lato più cruento al mondo. Lo ricorda anche il sindaco metropolitano di Palermo, Roberto Lagalla, che in una dichiarazione scrive: “Trent’anni fa la mafia ha superato un confine che non avrebbe mai dovuto essere oltrepassato: ha rapito, torturato e assassinato un giovane innocente, Giuseppe Di Matteo, trasformando la sua vita in una lunga prigionia di dolore e usando il suo corpo come strumento di ricatto contro lo Stato”.

Ricordare Giuseppe Di Matteo, anche 30 anni dopo e con gran parte dei leader della “vecchia” Cosa nostra ormai deceduti, è un dovere collettivo, specialmente in una Sicilia che lotta ancora contro lo strapotere della mafia, anche se questa ha cambiato volto e mezzi. Per Lagalla, ricordare il piccolo Di Matteo ” non è solo un dovere della memoria: è un atto di verità e rispetto nei confronti dei familiari”. “La sua uccisione – aggiunge il sindaco – ci ricorda fino a che punto può arrivare la ferocia mafiosa quando si sente minacciata dalla giustizia e dalla scelta coraggiosa di collaborare con lo Stato” e Giuseppe è “il simbolo più crudele di una mafia che teme la libertà, la parola, la legge“.

Ribadendo l’importanza di denunciare ogni atto di mafia, costringendo Cosa nostra a rimanere metaforicamente con le spalle al muro, il sindaco Lagalla commenta: “La Città Metropolitana di Palermo continuerà a essere dalla parte di chi rompe il silenzio, di chi non si piega, di chi crede che la mafia non sia un destino ma una responsabilità da combattere. A Giuseppe Di Matteo, bambino a cui è stata negata l’adolescenza e il futuro, dobbiamo una promessa: trasformare il suo nome in un argine morale contro ogni forma di violenza mafiosa, oggi e domani”.

Colosimo: “Ha vinto sulla mafia”

Presente alla commemorazione di Custonaci la presidente della Commissione nazionale antimafia Chiara Colosimo. Nel suo intervento, Colosimo sottolinea che “il piccolo Di Matteo ha vinto la mafia“. “Questa vittoria non la dichiaro io – aggiunge -, ma la dichiara il suo carceriere, negli atti che abbiamo potuto leggere e che sono in archivio della Commissione antimafia, perché il carceriere del piccolo Di Matteo dice ‘Quel bambino ha sconfitto la mafia’, perché con quell’uccisione Cosa nostra ha mostrato il suo volto e ha perso, permettetemi dovrebbe e sottolineo dovrebbe in questo territorio, aver perso la faccia di quelli che alla fine erano uomini d’onore”.

“Perché se fino a quel giorno si è raccontato di una cosa non ben precisa, ma che noi già conoscevamo bene, che gestiva in nome e per conto di non si sa bene quale entità, da quel giorno si è capito con chi si aveva a che fare”, aggiunge.

Tra i nomi coinvolti nel caso Di Matteo, è impossibile non ricordare quello di Giovanni Brusca, che per il delitto è stato condannato. Sulla legge che portò alla liberazione del boss, diventato poi collaboratore di giustizia, Colosimo dice: “Sono una madre, ho difficoltà a dire che sia perdonabile, però devo difendere la legge che ha liberato Giovanni Brusca. Lo devo fare con la consapevolezza che nulla potrà mai portare indietro Giuseppe di Matteo, nulla potrà alleviare quel dolore, ma nulla come quella legge ha fatto tanto male a Cosa nostra”.

Il fratello del piccolo Di Matteo: “Imperdonabile”

C’è profondo dolore, anche dopo 30 anni, nelle parole dei familiari di Giuseppe Di Matteo. Se con l’omicidio del ragazzino la Sicilia e il mondo hanno visto il volto più cruento di Cosa nostra, la famiglia Di Matteo ha vissuto il risultato della crudeltà mafiosa sulla propria pelle. E dopo 30 anni “è sempre lo stesso dolore”. Nicola Di Matteo, fratello di Giuseppe, commenta durante la commemorazione sul luogo dello strangolamento: “È imperdonabile quello che hanno fatto a mio fratello. Era un bambino. È stato trattato come un animale. Ucciso e poi sciolto nell’acido…”. “Bisogna ricordare sempre, tutti i giorni ,questo bambino che si è sacrificato, come tutte le altre vittime”, aggiunge.

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