Roma, 10 lug. (askanews) – È in corso a Firenze il Congresso Internazionale sulle Malattie Neuromuscolari (ICNMD 2026), uno dei più importanti appuntamenti scientifici mondiali dedicati alle patologie neuromuscolari. Più di duemila neurologi, genetisti, pneumologi, fisiatri e altri specialisti, provenienti da tutto il mondo, si stanno confrontando sulle più recenti evidenze della ricerca, sulle nuove prospettive terapeutiche e sui modelli di presa in carico delle persone che convivono con queste patologie, molte delle quali rare e progressive.
Tra gli argomenti al centro del Congresso, presieduto quest’anno dal Prof. Antonio Toscano, Direttore del Centro ERN-NMD per le Malattie Neuromuscolari dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Messina, c’è anche la malattia di Pompe a esordio tardivo (Late-Onset Pompe Disease, LOPD), una patologia genetica rara caratterizzata da un progressivo indebolimento della muscolatura scheletrica e respiratoria che in Italia interessa almeno circa 500 pazienti.
Negli ultimi anni, la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche ha profondamente modificato lo scenario di cura, aprendo interrogativi che fino a poco tempo fa non esistevano: come valutare nel tempo la risposta al trattamento? Quando può essere opportuno rivalutare il percorso terapeutico? Quali parametri, oltre ai tradizionali indicatori clinici, aiutano a comprendere se la terapia continua a rispondere ai bisogni della persona? A queste domande è stato dedicato il simposio tematico Switching therapy in late-onset Pompe disease (LOPD): Bridging the gap between data and what really matters to patients, promosso da Amicus Therapeutics, svoltosi questa mattina nell’ambito del Congresso.
“L’incontro ha riunito esperti internazionali – spiega il Prof. Toscano, Coordinatore dell’evento – per discutere le evidenze scientifiche disponibili, confrontare le esperienze maturate nella pratica clinica e riflettere sugli elementi che possono orientare decisioni sempre più personalizzate, con l’obiettivo di preservare nel tempo funzionalità, autonomia e qualità di vita delle persone con LOPD”.
“La malattia di Pompe – aggiunge l’esperto, nominato un anno fa ‘Ambassador of Florence’ dal Comune di Firenze – fa parte di quel gruppo di malattie neuromuscolari (come l’atrofia muscolare spinale, la miastenia gravis e le neuropatie amiloidi) che stanno beneficiando di terapie emergenti. Per la malattia di Pompe siamo passati dal disporre di un solo farmaco ad avere a disposizione opzioni diverse, che permettono scelte terapeutiche basate sull’esperienza dei clinici, sulle peculiarità del singolo paziente e sulla risposta al trattamento”.
“Resta però una patologia rara, che in Italia interessa circa 500 pazienti tra forme infantili e quelle a esordio tardivo. Per questo motivo c’è ancora un grandissimo bisogno di ‘awareness’ da parte del personale sanitario, specialisti ambulatoriali e sia medici che pediatri di famiglia. In Italia esiste una tradizione prestigiosa nell’ambito delle malattie neuromuscolari, e l’appuntamento di oggi promosso da Amicus ha rappresentato un’occasione preziosa per promuovere la cultura della presa in carico dei pazienti con LOPD nel mondo”.
In generale, si distinguono due forme di malattia di Pompe. La più severa è la forma a esordio infantile, chiamata Infantile-Onset Pompe Disease (IOPD), caratterizzata da grave debolezza e ipotonia muscolare, e interessamento cardiaco, con importante cardiomiopatia, elemento dominante e aspetto tra i più critici della malattia. Nella forma a esordio più tardivo, che può manifestarsi in età infantile, giovanile o adulta, definita Late-Onset Pompe Disease (LOPD), invece, il coinvolgimento cardiaco è meno rilevante e gli aspetti clinici principali sono la debolezza muscolare che colpisce sia i muscoli degli arti sia la muscolatura assiale, e il coinvolgimento della muscolatura respiratoria che, nel tempo, esita in una severa insufficienza respiratoria. Si tratta di una patologia ereditaria a trasmissione autosomica recessiva che si basa sulle alterazioni molecolari del gene GAA. La patologia si riscontra in uomini e donne nella stessa misura.
“La LOPD è una malattia molto diversa dalla forma infantile – afferma Toscano – non è un’emergenza clinica, ma una patologia cronica, progressiva e altamente eterogenea, che accompagna la persona per tutta la vita. La sintomatologia esordisce in modo poco specifico, e la diagnosi arriva spesso quando la compromissione muscolare è già avanzata”.
Il paziente “tipico” è un adulto tra i 30 e i 60 anni, e la malattia può comparire in una fase della vita in cui autonomia e progettualità sono centrali.
“I sintomi iniziali – dichiara la Prof.ssa Olimpia Musumeci, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale Università di Messina AOU ‘G. Martino – possono essere difficoltà a salire le scale, fatica nel rialzarsi da una sedia, perdita di forza dei muscoli dei cingoli (la muscolatura del cingolo scapolare e pelvico), stanchezza persistente, dolori muscolari, cadute frequenti. Molti pazienti vengono inizialmente indirizzati verso ortopedici, fisiatri o reumatologi”.
“Si tratta di una malattia con coinvolgimento dei muscoli respiratori i cui sintomi possono essere subdoli e sottovalutati. Il muscolo diaframma è il muscolo respiratorio più compromesso e il suo indebolimento comporta problemi respiratori prevalentemente notturni che si aggravano con il tempo”.
Questi pazienti manifestano una perdita progressiva dell’autonomia, ma grazie alle attuali terapie disponibili, soprattutto se avviate tempestivamente, è possibile preservare le funzioni muscolari, rallentare l’avanzamento della malattia e mantenere più a lungo l’autonomia della persona.
“È fondamentale – conclude l’esperta – che la presa in carico dei pazienti sia garantita a livello multidisciplinare con neurologi, pneumologi, fisiatri, fisioterapisti, nutrizionisti e, quando utile, anche con un supporto psicologico. Oggi possiamo certamente sostenere che l’obiettivo di cura per questi pazienti è la qualità della vita, intesa come possibilità di continuare a lavorare, mantenere relazioni sociali e conservare la propria autonomia il più a lungo possibile. Per questo motivo è fondamentale ricordare che solo i Centri esperti per malattie neuromuscolari sono in grado di valutare, insieme al paziente, se e quando sia utile e opportuno rimodulare la terapia farmacologica, alla luce delle nuove possibilità terapeutiche oggi disponibili”.
