Mandorle siciliane aggredite dai concorrenti stranieri - QdS

Mandorle siciliane aggredite dai concorrenti stranieri

Biagio Tinghino

Mandorle siciliane aggredite dai concorrenti stranieri

mercoledì 09 Febbraio 2022 - 08:45

Avviato uno studio di fattibilità per costituire un partenariato per partecipare ai bandi e valorizzare la filiera

PALAZZOLO ACREIDE (SR) – Mentre il consumo mondiale della mandorla è in costante crescita, soprattutto nei Paesi emergenti come la Cina e l’India, in Sicilia si cerca di salvare una delle risorse agricole più aggredite dalla concorrenza straniera che nel giro di due decenni, con prodotti di scarsa qualità, ha di fatto portato al dimezzamento della superficie mandorlicola dell’isola.

Nei giorni scorsi, presso l’azienda Agricola Mandredonne di Palazzolo Acreide (SR), si è tenuta la prima riunione pubblica per verificare la fattibilità di costituzione di un partenariato per la valorizzazione della filiera della mandorla in Sicilia. I lavori, coordinati da Piero Virderi, hanno riguardato le idee progettuali degli attori di filiera, i vincoli, le limitazioni e le opportunità del bando PSR Sicilia 2014-2020 “Progetti Integrati di Filiera – Linea di intervento Frutta a Guscio”, nonché le modalità di selezione dei partecipanti al progetto. Si è puntualizzata la necessità di sottoscrivere un accordo di filiera tra tutti i partecipanti per la gestione dei rapporti commerciali.

Il mercato dei consumatori evidenzia un trend di crescita dei consumi per le mandorle nel biennio 2019/2020 del 15,3% (elaborazioni Ismea su dati Istat e Itc) determinato principalmente dal valore salutistico riconosciuto dai consumatori a questa categoria di prodotti. Le zone dove si concentra la coltivazione del mandorlo sono sostanzialmente due: la Sicilia centromeridionale, con un patrimonio varietale vastissimo e con notevoli differenze da un territorio all’altro e l’area della Sicilia sudorientale che presenta una mandorlicoltura specializzata, dove prevalgono le varietà Pizzuta, Fascionello e Romana.

La filiera della frutta in guscio nell’isola, in particolare riguardo il mandorlo, è costituita da pochi operatori che trasformano e commercializzano il prodotto sui mercati nazionali ed esteri, da un’offerta frammentata, costituita principalmente da aziende di piccole dimensioni e dalla presenza di numerosi intermediari. Tale struttura si riflette sia sul prezzo alla produzione (poco remunerativo) che su quello al consumo (troppo elevato), mentre compromette la costanza degli approvvigionamenti, in qualità e quantità, e la lavorabilità del prodotto fresco. A tal fine gli operatori commerciali importano prodotto estero al fine di stabilizzare la capacità d’offerta sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

“Rinnovare la filiera produttiva con strutture produttive moderne – ha dichiarato Piero Virderi, intervistato in esclusiva per il Quotidiano di Sicilia – potrebbe consentire una ripresa di questo settore nell’isola. In particolare il progetto Akrai – Filiera del Mandorlo si propone di agire su due aspetti della filiera produttiva, ovvero, l’innovazione delle strutture produttive con l’impianto di mandorleti ad alta intensità e con un elevato grado di meccanizzazione, nonché, sulla valorizzazione di cultivar adatte alle condizioni pedoclimatiche dell’area e all’uso del prodotto finale che si vuole ottenere: mandorle sgusciate per consumo diretto opportunamente trasformate (pelate, salate, ecc.), e che trovano impiego nella preparazione di antipasti, dessert, snack, ecc. per la Grande Distribuzione Organizzata”.

Gli obiettivi del progetto saranno raggiunti, attraverso: l’adozione di cultivar selezionate finalizzate all’incremento della quantità e della qualità della produzione; il reimpianto e/o il reinnesto di mandorleti irrigui al fine di incrementare le produzioni per ettaro;il rinnovamento delle tecniche agronomiche e del grado di meccanizzazione, compresa la raccolta e le operazioni successive; la valorizzazione dell’impiego di produzione locale soprattutto nel ramo dell’industria agroalimentare per il consumo diretto con implementazione di sistemi di controllo e certificazione della qualità lungo tutta la filiera; il rilancio e valorizzazione del prodotto attraverso la conoscenza del prodotto e delle sue caratteristiche riferite soprattutto agli aspetti nutraceutici legati ai riflessi del consumo diretto sulla salute umana; la realizzazione di investimenti ecocompatibili con interventi per l’efficientamento energetico o la produzione di energia da fonti rinnovabili, la valorizzazione dei sottoprodotti e degli scarti delle lavorazioni.

I risultati del progetto – ha continuato Virderi – saranno: l’individuazione di varietà di mandorlo ottimali per il consumo diretto; l’integrazione di tutti i segmenti della filiera produttiva; la promozione di iniziative di animazione, informazione e formazione, valorizzazione della produzione, servizi e logistica che i singoli produttori della filiera non sono in grado di affrontare singolarmente; l’innovazione gestionale, organizzativa, di processo e di prodotto; il rilancio del settore mandorlicolo isolano.Il PIF, se approvato, avrà una dotazione di 3 milioni di euro che porteranno una grande boccata d’ossigeno a tutti i protagonisti della filiera”.

L’entità del sostegno previsto per le aziende aderenti è: sostegno agli investimenti per le aziende agricole del 50-60% max300.000,00 euro; sostegno a investimenti a favore della trasformazione/commercializzazione e/o dello sviluppo dei prodotti agricoli del 50% max 2.000.000,00 di euro.

I presenti dopo aver ampiamente discusso e valutate le opportunità hanno designato la Soc. Agr. Villa Cesarea quale capofila del costituendo partenariato. “Tutti i partecipanti al progetto – ha concluso Piero Virderi – devono sottoscrivere un accordo di filiera, nel quale vengono individuati gli impegni e gli obblighi di ciascun soggetto nonché le responsabilità reciproche nell’ambito della realizzazione delle singole operazioni, ivi comprese le clausole relative agli obblighi e modalità di conferimento e di commercializzazione del prodotto, e si definisce il rapporto di tipo contrattuale tra le aziende agricole di produzione primaria e le aziende di trasformazione e commercializzazione”. Le aziende interessate possono inviare la propria disponibilità di adesione al costituendo partenariato.

Biagio Tinghino

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