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Mareggiate, un nuovo sistema per anticipare il pericolo fino a 24 ore: il progetto catanese

Mareggiate, un nuovo sistema per anticipare il pericolo fino a 24 ore: il progetto catanese
Post ciclone Harry, lungomare di Catania, gennaio 2026, foto QdS.it

La ricerca, a cui hanno lavorato diversi professori Unict, punta a sviluppare un sistema per allertare preventivamente le popolazioni

Il capo della Protezione civile della Regione, Salvo Cocina, qualche settimana fa ha sollevato un dibattito dichiarando, durante una discussione sul ciclone Harry, sui suoi danni e sugli eventi calamitosi estremi che stanno aumentando nel Mediterraneo, che in determinate zone costiere della Sicilia la natura, a causa dei cambiamenti climatici, “non accetta più case”. Di conseguenza diventa fondamentale prendere in considerazione lo spostamento di quegli edifici più a rischio. Cocina dice chiaramente che bisogna cominciare a delocalizzare e per questo servono investimenti e un’attenta pianificazione. Ma non è una cosa facile spostare migliaia e migliaia di persone in una penisola che ha una antropizzazione così massiccia e che vive accanto al mare. Si tratta principalmente di una provocazione. Per questo gli studiosi delle varie università coinvolte, compresa quella di Catania, stanno studiando e pianificando possibili scenari futuri per capire come intervenire perché se non si dovesse prendere in considerazione il cambiamento climatico, da qui alla fine del secolo, molte aree finiranno sott’acqua e molte persone subiranno sulla propria pelle gli effetti del surriscaldamento.

In questo contesto si inserisce uno studio tutto catanese che è stato solo qualche giorno fa approvato dalla pregevole rivista “Nature” che lo pubblicherà nelle prossime settimane. Un riconoscimento molto importante che vede protagonisti numerosi studiosi dell’ateneo etneo. Il principale autore di questo studio è il prof. Marco Borzì, ricercatore al Dipartimento di Scienze biologiche, Geologiche e ambientali, di Geofisica della terra solida. Borzì, con la collaborazione di numerosi docenti dell’ateneo, tra cui il prof. Carmelo Monaco, ordinario di Geologia strutturale all’ateneo di Catania, il prof. Gianfranco Sciacchitano del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, il prof. Andrea Cannata, docente ordinario di Geofisica della Terra. Il prof. Francesco Panzera, associato di Geofisica della terra solida, ha svolto un interessante studio sulle onde sismiche provocate da violente mareggiate con l’obiettivo di sviluppare un sistema che permetta di lanciare un allarme preventivo lungo tutte quelle coste maggiormente interessate dal fenomeno violento che sta per arrivare sulla costa. “Ci siamo occupati e abbiamo studiato un segnale sismico che si manifesta in presenza di questi eventi – spiega il ricercatore catanese -. Si tratta di una ricerca innovativa che prende di mira il segnale sismico generato dalle onde del mare che sbattono sulle coste. Durante eventi estremi, come il ciclone Harry o durante mareggiate meno violente, ci siamo accorti che l’ampiezza di questo segnale aumenta o diminuisce. Da questa ricerca abbiamo ottenuto informazioni molto importanti e interessanti per avviare azioni preventive a salvaguardia delle persone”. “Le applicazioni più moderne – continua il ricercatore – utilizzano algoritmi di Ia per ottenere informazioni sulla altezza dell’onda utilizzando solo questo segnale sismico. Riuscendo a misurare l’altezza dell’onde attraverso questa flusso sismico possiamo arrivare a capire cosa sta per arrivare sulle nostre coste e adottare per tempo gli opportuni interventi”.

Professore ma tutto il sistema che finora ha funzionato si è basato sulle boe di rilevazione, alcune delle quali si trovano a diverse miglia dalla costa catanese…
“È vero, ma queste boe e le stazioni che si trovano in mare, durante eventi estremi possono rompersi. La stazione sismica che si trova sulla terraferma è meno soggetta a inconvenienti e quindi continua a lavorare e a misurare regolarmente. Inoltre la misurazione sismica serve da supporto ai rilevamenti delle boe. Abbiamo quindi analizzato nel lavoro che verrà pubblicato su ‘Nature’ trent’anni di dati, da quando sono state installate le prime stazioni sismiche e abbiamo riscontrato che l’ampiezza sismica registrata durante l’evento Harry è stata la maggiore di tutti i trent’anni di analisi”.

Questo sistema quindi può servire per pianificare una evacuazione ordinata delle popolazioni che abitano nelle aree costiere più a rischio?
“C’è un progetto più ampio di cui si sta occupando l’Università di Catania che si chiama ‘Wawe guard’, con l’obiettivo di riuscire ad ottenere una allerta da un paio di ore sino a un massimo di 24 per informare la popolazione. Si tratta di un progetto al cui interno ci sono vari partner. Lo studio delle onde va a completamento perché ci permette anche di misurare la possibile grandezza delle onde che stanno per abbattersi”.

Il prestigioso articolo quando verrà pubblicato…
“È stato accettato dagli esperti scientifici il 9 ottobre. Deduco che nelle prossime due settimane sarò leggibile sulla rivista”.