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Mattarella ribadisce “ora e sempre Resistenza”, libertà non ha confini

Mattarella ribadisce “ora e sempre Resistenza”, libertà non ha confini

Festa di tutti gli italiani, il suo senso è pace per ogni popolo

San Severino Marche (Macerata), 25 apr. (askanews) – Sergio Mattarella ribadisce il motto “ora e sempre Resistenza”. Scritta dal partigiano e giurista Piero Calamandrei, rivolta ai nazisti che irridevano gli italiani, la frase fu riportata sulla “Lapide ad ignominia” nel palazzo civico di Cuneo. Il Presidente della Repubblica l’aveva già usata tre anni fa, il 25 aprile del 2023, per il 78esimo anniversario della Liberazione proprio a Cuneo. Oggi la ripete a San Severino Marche e precisa che queste celebrazioni non sono “di maniera e tanto meno rappresentano la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria”, scandisce Mattarella, sottolineando che la festa della Liberazione “è la festa di tutti gli italiani che amano la libertà”.

Per troppo tempo il 25 aprile è stata occasione di divisioni politiche. Mattarella vuole ribadire che questa storia è la storia delle radici della nostra Repubblica e della nostra Costituzione “tanto cara agli italiani”, e dunque di tutti gli italiani, non solo di una parte. Anche la premier Giorgia Meloni sembra condividere le parole del presidente: “Oggi ci ritroviamo nelle parole del Presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 aprile sia ‘un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale’. È un auspicio che facciamo nostro – dice Meloni -, perché è dalla concordia e dal rispetto per l’altro che la Nazione può trarre rinnovato vigore”.

Dunque 25 aprile come momento di unità nazionale nei valori della Costituzione e della libertà, ma anche monito per il presente perchè “la libertà e la giustizia non hanno confini” e così come 81 anni fa “a combattere con quelli italiani c’erano partigiani di molte nazioni” oggi “non possiamo essere indifferenti a queste ragioni” e alle difficoltà di altre popolazioni che sono oppresse. Il capo dello Stato assicura “la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace”. Perchè il “senso della Resistenza” è “opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo” e garantire “pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese”.

In questo momento storico infatti stiamo “assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura di rimuovere quei percorsi” che hanno portato dopo il secondo conflitto mondiale alla nascita dell’Onu e dell’Ue, “dimenticando o ignorando che reagire alla guerra fra i popoli significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace, renderle più autorevoli ed efficienti: un impegno tanto più indispensabile ora”, è la strada indicata dal Presidente della Repubblica.

Al teatro Feronia di San Severino Marche, cittadina alla quale proprio Mattarella ha conferito la medaglia d’oro al valor civile per il suo contributo alla resistenza, ci sono tutti i sindaci della provincia, il presidente della regione, Francesco Acquaroli, la sindaca Rosa Piermattei e il ministro della Difesa Guido Crosetto, l’accoglienza è come sempre calorosa e l’ovazione finale lo sottolinea. Mattarella nel suo discorso ricorda i sacrifici compiuti dai marchigiani durante quegli anni, le donne e i bambini che subirono violenza, i “sacerdoti trucidati”, i carabinieri che diedero la vita. “Questa la storia, scritta con la loro vita. Da questi italiani. In questa regione, le Marche, territorio di scontri pagati a caro prezzo dalle popolazioni”, ricorda. Quindi elenca dettagliamente tutti gli episodi della lotta di resistenza e i protagonisti principali, poi cita quattro illustri personaggi che in queste terre si sono contraddistinti: Carlo Alberto Dalla Chiesa, “eroe della Repubblica”, Enrico Mattei, al “Comando del Corpo Volontari della Libertà” e Sandro Pertini, “settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli di Roma, compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica”.

Sacrifici che non vanno dimenticati perchè “il passato plasma il presente”, dice Mattarella citando il premio Nobel per la letteratura William Faulkner: “‘il passato non è mai morto, non è neanche passato’. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto”, avverte il capo dello Stato “ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!”.