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Mediterraneo tropicale, nuove specie al banco del pesce

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Mediterraneo tropicale, nuove specie al banco del pesce

mercoledì 23 Febbraio 2022 - 08:12

Il riscaldamento delle acque sta portando diversi “alieni” nel mare di Sicilia. La ricerca delle Università di Catania e Camerino. Tra i casi oggetto di studio il “Carango ronco”

CATANIA – La “meridionalizzazione” dei nostri mari e le “nuove” specie che finiscono sul banco del pesce locale. Sono solo alcune conseguenze del riscaldamento delle acque mediterranee. E in particolar modo da un lato il processo, noto come “meridionalizzazione”, che favorisce l’espansione di specie autoctone termofile che una volta erano confinate nelle aree marine meridionali del Mediterraneo e adesso si stanno man mano espandendo sempre più a nord, mentre dall’altro lato il processo di tropicalizzazione” del bacino con l’ingresso e l’insediamento di specie non-indigene (dette anche “aliene”) provenienti da altri mari.

Le “nuove” specie, fino ad ora poco conosciute o addirittura sconosciute ai non addetti ai lavori, finiscono sempre più spesso nelle reti dei pescatori e di conseguenza anche sui banconi del pesce, senza trovare particolari riscontri positivi tra le preferenze dei consumatori.

Davanti a queste specie che sempre più frequentemente appaiono sui banchi del pesce, il consumatore appare spesso riluttante all’acquisto in quanto, comprensibilmente, generalmente non mangia ciò che non conosce. Me nel caso del “carango ronco”, scientificamente noto come Caranx rhonchus, un pesce morfologicamente simile ai “sauri” o “sugarelli” (Trachurus spp.), il consumatore, non essendo in grado di distinguerlo da questi ultimi, lo compra sotto al nome di “sauro imperiale”. Una specie che è diventata “caso studio” dei ricercatori degli atenei di Camerino e Catania.

Al fine di valorizzare questo prodotto “negletto”, infatti, i ricercatori dell’Università di Camerino (Alberto Felici, Salvatore Coco e Alessandra Roncarati), in collaborazione con l’ittiologo catanese Francesco Tiralongo (ricercatore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania e del Laboratorio di Biologia della Fauna Marina Mediterranea coordinato dalla prof.ssa Bianca Maria Lombardo), hanno analizzato le proprietà nutrizionali e la presenza di metalli pesanti nelle carni della specie. “I risultati ottenuti sono molto incoraggianti – spiega l’ittiologo Francesco Tiralongo -. La specie, infatti, similmente alle specie del genere Trachurus, mostra avere ottime proprietà nutrizionali. I livelli dei contaminanti riscontrati sono piuttosto bassi rispetto a quelli di altre specie comunemente consumate, indicando definitivamente che si tratta di un prodotto sicuro”.

Il carango ronco sarebbe, quindi, una specie su cui occorrerebbe puntare, guidando il consumatore verso un maggiore consumo di questa specie, certamente più sostenibile e sana rispetto a tante altre commercialmente note. Insomma, un beneficio sia per l’ambiente che per la nostra salute. Lo studio – dal titolo “Meridionalization as a Possible Resource for Fisheries: The Case Study of Caranx rhonchus Geoffroy Saint-Hilaire, 1817, in Southern Italian Waters” – è stato recentemente pubblicato sul Journal of Marine Science and Engineering.

“Il processo di meridionalizzazione, così come quello di tropicalizzazione, può rappresentare in alcuni casi una buona opportunità per la pesca, soprattutto per la piccola pesca, che spesso si trova in gravi difficoltà. Infatti, puntando sulla divulgazione e la ricerca, si possono trasformare le abitudini dei consumatori inducendoli a consumare le specie individuate come adeguate al consumo umano, e di conseguenza stimolare la pesca più o meno selettiva verso tali risorse”, aggiunge il ricercatore dell’ateneo catanese.
“Soprattutto per quanto riguarda le specie aliene invasive – conclude -, la pesca selettiva rappresenta da un lato un modo per tentare di controllare le popolazioni di queste specie, dall’altro una risorsa economia supplementare per la piccola pesca. Siamo ancora all’inizio per quanto riguarda questo tipo di ricerche in Mediterraneo, ma lo scenario attuale mostra un chiaro interesse verso questa direzione”.

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